Roma, 31 ottobre 2026 – Cinquant’anni di storia italiana racchiusi in uno sguardo: quello dell’obiettivo fotografico, che sa essere fermo, partecipe, ma spesso anche disilluso. È proprio oggi che alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma si inaugura una retrospettiva curata da Enrica Scalfarotti, un viaggio attraverso mezzo secolo del Paese, raccontato dall’archivio di una delle più importanti agenzie fotografiche italiane. Circa duecento immagini – tra stampe d’epoca, provini e ingrandimenti digitali – si susseguono per restituire i volti e gli eventi: terremoti, congressi politici, passerelle di chi detiene il potere e la vita quotidiana di chi rimane nell’ombra.
Scatti tra macerie e palazzi della politica
Il terremoto dell’Irpinia del 1980 torna a farsi vivo con i suoi sismografi, le luci blu delle ambulanze e gli sguardi persi nel vuoto. “Ricordo ancora il fango sotto le scarpe e quel silenzio irreale dopo il boato”, racconta un reporter dell’agenzia, oggi settantottenne. Le foto mostrano il dolore silenzioso delle famiglie tra le macerie, i soccorritori che scavano a mani nude, volti segnati dalla stanchezza. Poi l’esposizione si sposta agli anni Novanta: le stanze ovattate dei congressi della Democrazia Cristiana, gli abiti scuri, mani giunte o nascoste dietro la schiena. Un tempo politico spesso lento e misterioso che prende forma nei ritratti di segretari e militanti.
I potenti di ieri e la folla degli invisibili
Una parete intera è dedicata ai “potenti”: presidenti, industriali, uomini di chiesa immortalati in discorsi pubblici o incontri riservati. Volti noti – Andreotti col sorriso appena accennato, Berlinguer con la fronte corrugata – ma anche scatti meno noti come quello di una giovane ministra della Sanità nel 1986 seduta in un caffè di via Veneto, lontana dai riflettori. E poi ci sono i “spogliati del potere”, come li chiama la curatrice: gli operai Fiat davanti ai cancelli di Mirafiori nel 1980, una fila composta di disoccupati napoletani all’alba, donne in attesa del tram con le borse della spesa. “Sono i nostri invisibili”, ha detto Scalfarotti durante la conferenza stampa. “Eppure le loro storie sono ovunque”.
Cinquant’anni in duecento immagini: un archivio vivo
L’archivio guidato da Enrica Scalfarotti conta oltre 800mila fotografie, ma la mostra raccoglie solo una selezione molto ristretta. L’obiettivo – spiegano gli organizzatori – non è solo raccontare i fatti, ma restituire una sorta di “temperatura emotiva”. “Non vogliamo soltanto mostrare cosa è successo”, sottolinea Scalfarotti, “ma far sentire la complessità dello sguardo che ha fotografato quei momenti”. Tra gli scatti più discussi dagli esperti c’è quello del luglio 1992 all’aeroporto di Palermo: pochi secondi dopo l’attentato a Borsellino, un carabiniere si asciuga il volto con un fazzoletto mentre sullo sfondo si alza ancora la polvere tra le auto distrutte.
Il racconto dei cambiamenti sociali e culturali
La mostra non parla solo di politica o tragedie. Lo sguardo si allarga alla vita quotidiana: bambini in bici nelle periferie degli anni Ottanta; giovani al primo concerto rock milanese nel 1977; una coppia ritratta all’improvviso sulla spiaggia di Ostia in un pomeriggio d’agosto. Sono dettagli apparentemente piccoli – scarpe consumate, carta stagnola delle merendine, una mano che stringe un biglietto del tram – ma diventano storie collettive.
Un percorso gratuito fino a gennaio
L’esposizione è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19 e resterà visitabile fino al 15 gennaio 2027. L’ingresso è gratuito. Stamattina già qualcuno si è fermato più volte davanti a certi scatti: c’è chi indicava scene viste in tv tanti anni fa; chi scattava foto col telefono per inviarle ai figli lontani. Una mostra che non solo restituisce memoria al Paese, ma invita a guardare con occhi nuovi immagini spesso date per scontate. “Una fotografia non spiega tutto”, ha detto la curatrice poco prima del taglio del nastro. “Ma a volte ci costringe a fermarci”.