Pechino, 31 ottobre 2026 – Immerso tra le montagne della provincia dello Hunan, nel sud della Cina, si nasconde un tesoro naturale poco conosciuto dal grande pubblico occidentale: il Parco Forestale Nazionale di Zhangjiajie. Ogni giorno, in tutte le stagioni, migliaia di visitatori si lasciano incantare dalle sue maestose formazioni di arenaria, che si ergono imponenti nel verde. Quando la nebbia del mattino avvolge queste colonne, sembrano vere e proprie sculture sospese nel vuoto. Un paesaggio così unico che, diciassette anni fa, ha ispirato le scenografie di Avatar. Il regista James Cameron, in un’intervista del 2009, confessò: “Quelle montagne sembravano già pronte a volare”.
Alla scoperta di un paesaggio fuori dal tempo
Il Parco di Zhangjiajie, nato nel 1982 e inserito nella lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco dieci anni dopo, si estende su quasi 400 chilometri quadrati. Le sue pinnacoli di quarzite arenaria raggiungono i 200 metri d’altezza e spesso vengono avvolti da una foschia lattiginosa che dà l’impressione che ogni cima galleggi nell’aria. “La mattina, quando le nuvole abbracciano le vette, sembra davvero di essere su un altro pianeta”, racconta Liu Wei, guida locale da più di quindici anni. Non è raro vedere escursionisti partire all’alba da Pechino o Canton proprio per godersi il parco sotto questa luce ovattata.
Il cuore del parco è rappresentato dalla sua incredibile biodiversità. Botanici cinesi hanno contato più di 3.000 specie vegetali: felci preistoriche e rare varietà di abeti crescono rigogliose qui. La fauna è altrettanto ricca: dalle scimmie macaco alle civette fino alle salamandre giganti. “Ogni tanto si vedono caprioli saltare tra le rocce”, aggiunge Liu, “ma serve molta pazienza per avvistarli”.
Ponti sospesi e leggende nascoste
Negli ultimi anni Zhangjiajie ha fatto parlare di sé anche per attrazioni come il famoso ponte di vetro, inaugurato nel 2016: una passerella trasparente lunga 430 metri che attraversa una gola profonda quasi 300 metri. Da lì la vista sulla foresta è mozzafiato, soprattutto con il cielo sereno. “Ho attraversato il ponte a occhi chiusi, ma ne è valsa la pena”, ride Wang Jiao, studentessa in visita con gli amici da Chengdu.
Ma il parco non è solo natura: tra valli e sentieri si nascondono antichi villaggi come Huangshi, dove – tra case in legno e il silenzio interrotto solo dal canto degli uccelli – continuano a vivere le tradizioni della minoranza etnica Tujia. “Le nostre storie parlano di spiriti e montagne che cambiano forma con le stagioni”, racconta la signora Yao Mei seduta davanti a una bottega artigianale.
Non mancano poi leggende suggestive. Una delle più famose narra la storia di un giovane pastore trasformato in roccia da uno spirito geloso: ancora oggi i bambini locali indicano la sagoma più appuntita delle montagne dicendo “quella è la sua testa”. È probabilmente la celebre “Colonna del Paradiso”, alta ben 150 metri.
L’impatto del turismo e la sfida della conservazione
Dopo il successo mondiale del film di Cameron, i visitatori sono aumentati rapidamente: secondo dati locali, nel 2025 sono stati registrati oltre 40 milioni di ingressi. Numeri così alti hanno reso necessarie nuove regole per proteggere la fragile biodiversità del parco. “Abbiamo introdotto limiti giornalieri e percorsi alternati”, ha spiegato il direttore durante una conferenza a fine settembre. Gli operatori turistici confermano: i pullman restano fuori dai varchi d’accesso e solo navette elettriche possono arrivare nelle zone più interne.
Nei villaggi si discute sull’impatto del turismo: alcuni temono che la fretta dei visitatori rischi di mettere in secondo piano la cultura locale. “Molti si fermano solo per scattare una foto”, osserva Chen Li, anziano artigiano del posto. Però – precisa – “i giovani trovano lavoro qui senza dover lasciare il paese”.
Un viaggio tra natura, cultura e cinema
Chi arriva oggi a Zhangjiajie trova un luogo sospeso tra passato e presente. I fan di Avatar spesso si soffermano davanti alle targhe dedicate al film, ma il parco offre molto altro: silenzi interrotti dal vento o dallo scorrere delle acque delle cascate Bailong; sentieri meno battuti dove capita persino d’incrociare un monaco buddista in preghiera.
Il biglietto d’ingresso costa intorno ai 40 euro (300 yuan), ma come consigliano le guide vale la pena fermarsi almeno tre giorni per esplorare i punti principali. Solo allora ci si rende conto che qui – tra rocce fluttuanti e villaggi nascosti dalla nebbia – il confine tra realtà e leggenda resta sottile come un filo di bambù.