Aeroporto di Kansai: il colosso da 20 miliardi che affonda nel mare del Giappone

Giulia Ruberti

12 Maggio 2026

Osaka, 12 maggio 2026 – Nato per stupire il mondo e diventare un nodo strategico nel traffico globale, l’aeroporto internazionale di Kansai rischia oggi di entrare nella storia più per il suo lento e inesorabile affondamento nelle acque della baia che per la sua straordinaria ingegneria. Costruito su un’isola artificiale a circa cinquanta chilometri dal centro di Osaka, questo gigante da 20 miliardi di dollari, inaugurato nel 1994, continua a sprofondare centimetro dopo centimetro, mettendo a rischio la sicurezza delle strutture e sollevando seri dubbi sulla tenuta di opere così imponenti in mare aperto.

Un’impresa unica: come è nato l’aeroporto galleggiante

Negli anni Ottanta il Giappone cercava un modo per alleggerire il traffico aereo su Tokyo e dare nuova vita all’area del Kansai. La soluzione scelta è stata audace: costruire una piattaforma lunga quasi quattro chilometri e larga uno, proprio in mezzo alla baia di Osaka. Un’impresa titanica, sostenuta da un investimento da capogiro – circa 20 miliardi di dollari secondo le cifre ufficiali dell’epoca.

Per creare quell’isola artificiale, sono stati dragati e compressi oltre venti milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia: una vera “montagna” rovesciata sul fondo del mare. Renzo Piano, che ha firmato il terminal principale, lo definì “un ponte tra uomo e natura”. Dal 4 settembre 1994, giorno dell’apertura, milioni di passeggeri hanno attraversato quel luogo futuristico (almeno così sembrava allora).

Il problema della subsidenza: perché l’isola affonda

Ma i primi segnali preoccupanti non hanno tardato ad arrivare. Il fenomeno si chiama subsidenza: il terreno che lentamente cede sotto il peso delle strutture. “Sapevamo che ci sarebbe stato un assestamento – racconta Kazuo Matsuda, ingegnere civile coinvolto all’inizio – ma nessuno immaginava che sarebbe successo così velocemente”. I dati del Ministero dei Trasporti parlano chiaro: dall’apertura a oggi, alcune zone dell’isola si sono abbassate tra i 12 e i 13 metri.

La causa è soprattutto nei fondali argillosi: strati molli e comprimibili che non hanno retto alla pressione gigantesca dell’aeroporto. Insomma, l’aeroporto di Kansai non “galleggia” davvero come si pensava. Solo in seguito gli ingegneri hanno capito la rapidità del problema: alcune aree chiave dello scalo potrebbero finire sott’acqua già nei prossimi decenni.

Interventi urgenti e costi nascosti

Per cercare di rallentare l’affondamento, negli anni sono stati messi in campo lavori continui: consolidamenti del terreno, pompe idrovore attive 24 ore su 24, interventi sulle piste. Solo tra il 2022 e il 2024 la manutenzione ha superato i 400 milioni di dollari. “Monitoriamo tutto in tempo reale con sensori – spiega Shoji Yamamoto, portavoce della società Kansai Airports – ma servono fondi ancora più grandi”.

Secondo un rapporto del Nikkei Asian Review uscito a febbraio, tenere in piedi l’aeroporto costerà almeno altri due miliardi nei prossimi dieci anni. Una spesa enorme che alimenta il dibattito tra politici locali e governo centrale sulla sostenibilità reale dell’opera.

Traffico passeggeri: l’aeroporto resta vitale

Nonostante i problemi strutturali, l’aeroporto internazionale di Kansai continua a essere un punto chiave per i collegamenti tra Giappone e Asia orientale. Nel 2023 più di 27 milioni di persone sono passate attraverso quei gate sospesi sul mare. Le compagnie aeree rassicurano: “La struttura è sicura, vengono fatte verifiche continue”, dice un rappresentante della ANA.

Ma dietro le quinte c’è qualche malumore: dipendenti ricordano “giornate con piogge torrenziali” che hanno causato infiltrazioni negli hangar. Qualcuno sorride parlando degli ascensori guasti “più spesso che altrove”, mentre altri preferiscono non commentare troppo. I turisti – soprattutto coreani e cinesi – continuano però ad affollare come sempre i negozi duty free.

Il futuro resta incerto

Il destino dell’aeroporto resta appeso a molte incognite: quanto potrà ancora resistere questa struttura? Gli esperti della Japan Society of Civil Engineers dicono che il cedimento dovrebbe rallentare col tempo ma mettono in guardia dai rischi legati a eventi climatici estremi o terremoti. “Bisognerà decidere se continuare a investire o pensare a uno scalo nuovo sulla terraferma”, riflette Kenji Sato dell’università di Kyoto.

Intanto nella baia di Osaka si osserva un gigante che sfida l’acqua ma soccombe al tempo. Chi passa da queste parti cammina sopra un’isola destinata a scomparire lentamente sotto il livello del mare.

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