Bali, 4 aprile 2026 – In un angolo poco conosciuto dell’arcipelago indonesiano, è nato da poco un resort che porta un nome che non lascia dubbi: Reserve. Aperto da pochi giorni, il suo cuore pulsa attorno alla conservazione marina. Non è solo una trovata pubblicitaria, almeno stando a quanto dicono i responsabili, ma un vero progetto nato dalla voglia di proteggere un ambiente unico, tra le acque tra Sumba e Flores, a circa 90 minuti di volo da Bali. “Abbiamo scelto questo nome perché la nostra priorità è preservare”, ha detto il direttore generale, Joshua Pramudita, mostrando ai primi ospiti la barriera corallina che si trova a pochi metri dalla spiaggia.
Un paradiso remoto per pochi: struttura e filosofia
Il Reserve non è sulla solita mappa turistica. Per arrivarci serve prendere piccoli voli locali e poi salire su una barca che attraversa isolotti bassi e vegetazione fitta. Qui, all’arrivo, ci sono solo poche ville private, tutte con vista sull’oceano, in una zona dove – assicurano i gestori – non c’è traccia di urbanizzazione per decine di chilometri. L’edificio si ispira alle tradizioni locali: tetti di paglia, legno certificato, tessuti tinti con colori naturali. “Usiamo solo materiali locali o provenienti dalle comunità vicine”, spiega Nurhayati, responsabile della sostenibilità. Un dettaglio che molti ospiti notano subito: nessuna plastica usa e getta già dall’aeroporto.
Conservazione marina: il cuore del progetto
Al centro del progetto Reserve c’è la protezione del mare. Le attività per gli ospiti ruotano attorno allo snorkeling con biologi marini e immersioni in zone protette, dove spiegano anche ai più piccoli come si sta lavorando per far rinascere le barriere coralline. “Abbiamo stretto una collaborazione con il Dipartimento di Scienze Marine dell’Università di Jakarta”, racconta Pramudita. Nei primi sei mesi sono state piantate oltre 2.000 talee di corallo su un’area di 1,5 ettari, dicono dal resort. I risultati iniziano a vedersi: branchi di pesci farfalla e tartarughe tornano sempre più spesso vicino al pontile.
Impatto sulle comunità locali e occupazione
La presenza del Reserve cambia anche la vita delle comunità locali. Il resort dà lavoro a 64 persone, tutte residenti nelle isole o arrivate da posti vicini come Waingapu e Maumere. In cucina lavorano soprattutto donne del posto; la pesca per il ristorante è affidata a tre famiglie dell’isola di Sabu. Il turismo qui vuol dire anche formazione: “Abbiamo organizzato corsi d’inglese e formazione per guide ambientali”, spiega Nurhayati. Nei villaggi vicini arrivano contributi per progetti legati all’acqua e per comprare materiale scolastico.
Esperienza esclusiva (ma sobria) per pochi ospiti
Il Reserve punta su un turismo selezionato: massimo trenta ospiti alla volta, con prenotazioni spesso fatte con largo anticipo. I prezzi partono da circa 1.200 dollari a notte per una villa doppia; i pacchetti includono escursioni marine, cene con prodotti locali e sessioni guidate di birdwatching all’alba. Chi è già stato racconta di sveglie presto con solo il rumore delle onde intorno, senza cellulari (nelle camere non ci sono tv), passeggiate lungo sentieri aperti dai bufali e corsi di cucina con pesce appena pescato.
Sfide future e limiti del modello
Qualche dubbio resta però sul futuro. La direttrice amministrativa Siti Dewi ammette che il modello del Reserve, basato su pochi ospiti e grandi investimenti in sostenibilità, potrebbe essere difficile da replicare altrove: “Qui funziona perché c’è isolamento naturale e l’appoggio delle comunità. In luoghi più accessibili sarebbe tutta un’altra storia”. Anche il governo locale segue con attenzione: “Stiamo monitorando gli effetti nel medio periodo”, hanno detto dal ministero del Turismo indonesiano.
Per ora il Reserve resta un esperimento raro, sospeso tra turismo d’élite e vera tutela dell’ambiente marino. Un piccolo mondo dove – almeno qui – la conservazione sembra davvero al centro della scena, come dimostrano i primi dati sulla biodiversità e le storie di chi ogni giorno si tuffa in mare per prendersi cura dei nuovi coralli piantati da poco.