Allarme Human Rights Watch: Italia bocciata sui migranti, deriva autoritaria globale con Trump

Silvana Lopez

5 Febbraio 2026

Washington, 5 febbraio 2026 – È stato presentato oggi a Washington il nuovo World Report 2026 di Human Rights Watch, un quadro che non lascia spazio a illusioni. Il rapporto evidenzia un chiaro arretramento sui diritti umani, una crisi profonda dell’ordine internazionale e punta il dito contro una Casa Bianca accusata di aver “incentivato gli autocrati e indebolito i partner democratici”. Ogni anno questa analisi passa in rassegna la situazione dei diritti civili e politici in oltre cento Paesi. Stavolta l’allarme è netto: “Il sistema nato dopo il 1945 sta vacillando come mai prima d’ora”.

2025, l’anno della repressione e dei silenzi assordanti

La direttrice esecutiva di Human Rights Watch, Tirana Hassan, ha illustrato i dati questa mattina nella sede dell’organizzazione, a pochi passi dalla Casa Bianca. “Nel 2025 abbiamo visto un aumento degli abusi, ma anche troppa indifferenza da parte dei grandi attori globali”, ha spiegato Hassan. Tra i casi più gravi, la Russia, dove “l’opposizione democratica è stata schiacciata senza pietà”, e la Cina, che ha stretto ulteriormente le maglie su movimenti civici e stampa.

“Gli attivisti ci raccontano di minacce costanti, arresti nelle ore notturne e processi fatti in fretta e furia – ha detto la direttrice – mentre le potenze mondiali spesso restano a guardare”. Nel rapporto si segnalano anche i femminicidi in aumento in Messico e Honduras, oltre ai conflitti nel Sahel e alla censura crescente in Etiopia e Uganda.

Gli Stati Uniti sotto accusa: una Casa Bianca ambigua

Human Rights Watch non risparmia critiche agli Stati Uniti. Il dossier accusa l’amministrazione americana di aver più volte scelto un approccio pragmatico con regimi autoritari, trascurando i richiami ai valori democratici. Un esempio lampante è la crisi mediorientale del 2025: “La Casa Bianca ha alleggerito la pressione su alleati storici coinvolti in repressioni interne”, scrivono gli autori.

Il rapporto denuncia anche le posizioni altalenanti sull’Ucraina e i tagli agli aiuti all’Africa, che hanno lasciato molte società civili senza il sostegno di cui avevano bisogno per difendere i loro diritti. Parole dure che però hanno ricevuto una pronta risposta dal Dipartimento di Stato: “Continuiamo a sostenere i diritti umani nei forum internazionali”, ha dichiarato un portavoce.

Ordine mondiale al collasso: cosa rischiamo davvero

Un passaggio cruciale riguarda il ruolo degli organismi internazionali. Secondo Human Rights Watch, l’ONU e l’Unione Africana hanno faticato a gestire le emergenze del 2025, lasciando spazio a interventi frammentati o inefficaci. “È chiaro come questa divisione renda i più vulnerabili ancora più esposti”, ha commentato Hassan.

Nel testo si fa riferimento alla Birmania, dove le sanzioni sono rimaste lettera morta, così come alle difficoltà nell’assicurare aiuti umanitari a Gaza e Sudan. I numeri sono pesanti: solo nel 2025 sono stati uccisi almeno 230 difensori dei diritti in America Latina; quasi 17 milioni di rifugiati sotto tutela ONU sono rimasti senza servizi essenziali.

Società civile sotto assedio: tra paura e resistenza

Nonostante il quadro negativo, ci sono segnali incoraggianti. In Paesi come Iran e Bielorussia nascono nuove proteste, seppure “a caro prezzo”, sottolinea Human Rights Watch. “Chi parla con noi racconta di vivere nella paura costante per sé e per la propria famiglia”, racconta Hassan.

L’organizzazione registra un aumento nell’uso delle piattaforme digitali per denunciare gli abusi – Telegram in Russia, Signal a Hong Kong – ma mette in guardia: “La repressione online è sempre più raffinata”. Solo in Turchia sono state chiuse oltre 400 testate indipendenti nell’ultimo anno.

Un appello urgente: serve una vera svolta politica

Il rapporto si chiude con un appello diretto ai leader mondiali: “Se non si torna a mettere al centro la tutela dei diritti fondamentali, ricostruire fiducia nelle istituzioni internazionali sarà impossibile”. Parole pesanti che Tirana Hassan ha ribadito alla fine della conferenza stampa: “Non basta indignarsi – ha detto –, ora serve coraggio”.

Un messaggio che va dritto alle capitali occidentali e arriva fin dentro i palazzi romani. Perché questo World Report 2026 non chiede conto solo alle autarchie lontane ma solleva interrogativi anche agli alleati più vicini.

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