Brasilia, 5 ottobre 2026 – Quando si parla di Brasile, l’Amazzonia viene subito in mente. Ieri, all’Università di San Paolo, ricercatori e istituzioni hanno ribadito con forza quanto quella foresta sia parte essenziale dell’identità nazionale. È una certezza che forse suona netta, quasi impegnativa, ma come hanno ricordato i presenti, è qualcosa che si respira ogni giorno, dal clima alle abitudini della gente.
Amazzonia, cuore verde e risorsa fragile
All’inizio dell’incontro il professor Paulo Mendes, docente di Geografia e consulente del Ministero dell’Ambiente, ha portato sul tavolo un dato spesso dimenticato nelle discussioni internazionali: “Il 60% della foresta amazzonica è in Brasile. Questo non significa solo biodiversità e ossigeno, ma anche una responsabilità enorme”. Un peso che si sente nelle scelte politiche e nei conflitti tra sviluppo economico e tutela dell’ambiente.
Secondo i dati più recenti dell’Ibama, l’ente federale per l’ambiente, nel 2025 la deforestazione è diminuita del 15% rispetto all’anno prima. “Un passo avanti”, ha detto Mendes con cautela, “anche se ancora parziale dopo anni difficili”. Ma tra i presenti in sala si avverte un filo di preoccupazione: quei numeri potrebbero non bastare a invertire davvero la tendenza.
Comunità locali tra opportunità e rischi
Durante la conferenza sono intervenuti anche rappresentanti delle comunità indigene, da sempre in prima linea nella difesa della foresta. L’attivista Iara Tavares, dello Stato di Amazonas, ha descritto la realtà vissuta quotidianamente: “Viviamo grazie alla terra, alla pesca e ai frutti che ci regala l’Amazzonia. Ma ogni stagione porta nuove minacce: taglialegna abusivi, incendi e progetti minerari”.
Le sue parole sono rimbalzate nei corridoi dell’università, insieme a un dato allarmante pubblicato ieri sul “Folha de S. Paulo”: solo a settembre 2026 sono stati segnalati 218 incendi in aree protette. Numeri che fanno paura anche a chi abita lontano da Manaus.
Impatto globale e diplomazia climatica
È chiaro a tutti che l’Amazzonia non è solo un problema brasiliano. L’ultimo rapporto del Panel Onu sul Clima ricorda quanto sia fondamentale quella foresta come “polmone del mondo”, fornendo tra il 15 e il 20% dell’ossigeno terrestre. Negli ultimi due anni però la cooperazione internazionale ha avuto diversi intoppi. La direttrice della ong “Verde para Sempre”, Carla Andrade, ha raccontato ai giornalisti: “I fondi promessi da Europa e Stati Uniti spesso arrivano in ritardo o vengono tagliati”.
Il governo brasiliano guidato da Luiz Fernando Carvalho, al potere da gennaio 2025, conferma però l’impegno preso alla Cop28. “Dobbiamo puntare su agricoltura sostenibile e alternative economiche per chi vive qui”, ha spiegato il ministro per l’Ambiente in un’intervista serale su Rede Globo.
Le sfide quotidiane: lavoro e sostenibilità
Tra le priorità emerse c’è il difficile equilibrio tra proteggere la natura e garantire lavoro e reddito. Nelle città di Parintins o Belém crescono mercati di prodotti tipici – manioca, cacao, legname certificato – ma resta alto il rischio che attività illegali trovino spazio. “Ogni prodotto deve avere una filiera tracciata”, avvertono i responsabili di un consorzio locale, “e le leggi devono essere fatte rispettare senza esitazioni”.
Nelle campagne molti giovani vedono nella deforestazione una strada facile per guadagni veloci. Ma cresce anche la voglia di cambiare strada: piccole cooperative e start-up agroforestali stanno ottenendo finanziamenti sia statali sia europei.
Identità nazionale e futuro
“Non si può pensare al Brasile senza pensare all’Amazzonia”, ha ribadito il professor Mendes verso la fine della giornata. Una frase che gli studenti hanno fatto propria, tanti indossavano magliette con scritto “Floresta é vida”.
L’impressione è che il Paese sia davanti a una scelta importante: far crescere l’economia senza tradire quella parte di sé che respira ancora nelle immense distese verdi tra Rio Negro e Solimões. Solo così – con scelte politiche concrete e attenzione internazionale – si potrà sperare in una convivenza più giusta tra uomo e foresta.