Napoli, 12 gennaio 2026 – Le spiagge italiane, e in particolare quelle del Golfo di Napoli, stanno vivendo incontri ravvicinati con creature marine che, a prima vista, sembrano innocue ma possono nascondere qualche insidia. Negli ultimi giorni, i biologi del Centro Studi Cetacei hanno registrato un aumento della presenza di animali esotici nelle acque locali. Tra le segnalazioni più frequenti spiccano la medusa Caravella portoghese e il pesce palla maculato. Due specie che, spiegano gli esperti, possono provocare reazioni anche gravi negli esseri umani. Non si tratta di un caso isolato o solo di un fenomeno legato al turismo estivo: qui il vero motore è il cambiamento climatico che sta modificando le rotte migratorie marine.
Specie esotiche: quando il mare nasconde insidie per i bagnanti
Gli avvistamenti più recenti arrivano da Posillipo e Miseno. Proprio lì, nel pomeriggio del 10 gennaio, alcuni abitanti hanno chiamato la Guardia Costiera. Tra le creature segnalate, la Caravella portoghese si fa notare per il suo colore blu intenso e i lunghi filamenti che la accompagnano. «La puntura di questa medusa è molto dolorosa, somiglia a una bruciatura», racconta Valeria Russo, ricercatrice dell’Istituto di Biologia Marina di Napoli. Ma non è solo fastidio: nei soggetti allergici può scatenare shock anafilattici.
Non va sottovalutato nemmeno il rischio legato al pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus). Originario dell’Oceano Indiano, era già stato avvistato in Sicilia nel 2024 e ora è comparso anche a largo di Capri. «Questo pesce contiene una tossina molto pericolosa – avverte Russo – basta mangiarlo per finire in ospedale». Fortunatamente in Italia non ci sono stati casi gravi recenti, ma la prudenza è d’obbligo. Dal 2025, tra l’altro, nei lidi e nei porti turistici è obbligatorio mettere a disposizione informazioni su questi animali.
Caldo anomalo e correnti: cosa cambia nel Mediterraneo
Gli scienziati mettono in relazione questa invasione con un’estate più calda del solito e con modifiche alle correnti marine. «Abbiamo visto l’acqua arrivare fino a due gradi sopra la media stagionale», spiega Paolo D’Angelo dell’ARPA Campania. Queste temperature più alte creano l’ambiente perfetto non solo per le meduse nostrane come la Pelagia noctiluca, ma anche per specie straniere arrivate dal Mar Rosso passando dal Canale di Suez. Un fenomeno che – dice D’Angelo – “non sembra rallentare”.
A pagarne le conseguenze sono sia i turisti sia chi vive sul territorio. «Siamo preoccupati per la pesca e il turismo balneare», confida Antonio Falco, pescatore a Procida. Racconta di reti rovinate proprio dal pesce palla: «Sono piccoli ma mordono forte e fanno danni». Intanto le amministrazioni locali stanno pensando a campagne di informazione nelle scuole e sulle spiagge.
Come muoversi se si incontra una specie pericolosa
Che fare se si trova davanti una di queste creature? Gli esperti dicono chiaro: evitare il contatto diretto, avvertire subito la Guardia Costiera o altri enti competenti e rivolgersi al pronto soccorso se si hanno sintomi o punture sospette. Nel caso delle meduse – precisano i sanitari dell’Ospedale del Mare – «non bisogna usare ammoniaca né strofinare la pelle; meglio sciacquare con acqua di mare e mettere impacchi freddi». Sul pesce palla invece l’avvertimento è severo: “Mai mangiarlo”, sottolinea Russo.
Da luglio scorso i bagnini della costa flegrea hanno affisso cartelli informativi in spiaggia. Eppure c’è sempre qualcuno che resta sorpreso: Chiara De Simone, romana in vacanza con i figli, racconta di aver visto «una medusa grande come un pallone» senza sapere se fosse pericolosa o no. Lo staff del lido l’ha tranquillizzata subito: «Meglio tenerla a distanza».
Sorveglianza continua per evitare sorprese
Le autorità regionali stanno mettendo su un sistema di controllo costante delle acque: droni sulla costa, app per segnalare gli avvistamenti e pattugliamenti con motoscafi nei punti più frequentati durante i weekend. Secondo Marco Selvaggi, comandante della Guardia Costiera di Napoli, «la collaborazione dei cittadini fa davvero la differenza». Lo scorso anno infatti diversi casi sono stati gestiti grazie alle foto spedite dai bagnanti via WhatsApp.
L’obiettivo è evitare allarmismi inutili senza però sottovalutare il problema. «Informare senza creare panico è fondamentale», rimarca D’Angelo dell’ARPA Campania. Le acque campane restano uno spettacolo da ammirare – conclude –, ma sapere chi ci vive dentro può fare la differenza tra una vacanza tranquilla e qualche spiacevole imprevisto.