Kiruna, 24 gennaio 2026 – Nel freddo più intenso dell’inverno artico, tra le ampie distese innevate di Kiruna e Abisko, chi si spinge fin qui ha spesso un solo scopo: vedere l’aurora boreale. Qui, al confine col Circolo Polare Artico e nelle notti più lunghe dell’anno, la natura si trasforma in un teatro silenzioso, pronto a regalare spettacoli unici e imprevedibili. È proprio in questo scenario che, nel gennaio scorso, siamo arrivati in Lapponia svedese per provare – come molti altri viaggiatori – a catturare uno dei fenomeni celesti più suggestivi e sfuggenti.
In Lapponia, occhi puntati al cielo
Non basta guardare in alto. La caccia all’aurora boreale (o aurora polare, come la chiamano gli esperti) richiede pazienza, attenzione al meteo e soprattutto la capacità di resistere a un freddo che ti entra nelle ossa. A Kiruna, piccolo centro a nord della Svezia, verso le otto di sera la maggior parte della gente si rifugia nei pochi bar ancora aperti o nelle case di legno dai colori tenui. Solo pochi coraggiosi si avventurano nella neve, a piedi o in motoslitta, alla ricerca di un angolo senza inquinamento luminoso. “È così ogni anno,” racconta Tomas Eriksson, guida del posto. “Arrivano da ogni parte del mondo sperando che il cielo faccia il miracolo.”
Un evento difficile da prevedere
Gli specialisti non hanno dubbi: non esiste una ricetta sicura per vedere l’aurora. Il periodo migliore va da novembre a marzo, quando la notte è più lunga e le nuvole meno frequenti. Dati dell’Istituto Svedese di Fisica Spaziale indicano che ad Abisko si contano circa 200 notti all’anno con condizioni ideali. “Ma nessuno può promettere uno spettacolo preciso,” sottolinea Eriksson. Ed è proprio questa imprevedibilità a rendere tutto più affascinante. Le app meteo danno indicazioni su attività solare e copertura nuvolosa, ma alla fine è la natura che decide quando mostrare il suo volto.
Lunga notte d’attesa nel gelo artico
Sono passate le undici quando, tra Abisko e la stazione ferroviaria, il termometro segna meno 18 gradi. Il silenzio è totale, rotto soltanto dal rumore dei passi sulla neve ghiacciata e dal vento che sibila tra i pini intorno. Intorno a noi ci sono altri gruppi di turisti: alcuni coperti da tute termiche ingombranti, altri avvolti in coperte calde offerte dagli hotel vicini; tutti guardano il cielo con impazienza. “La prima volta sono rimasta fuori fino alle due senza vedere nulla,” racconta Anaïs, studentessa francese al suo secondo viaggio qui. Eppure quasi nessuno sembra lamentarsi. Qualcuno racconta barzellette per passare il tempo; altri offrono caffè caldo dalla borraccia: condividere quell’attesa diventa parte della magia.
Quando le luci finalmente appaiono
Ed è proprio poco dopo mezzanotte che il cielo sopra Abisko cambia colore. Una striscia verde pallido appare all’orizzonte: lenta, quasi timida nei movimenti. In pochi minuti quella linea si allarga, vibra e sembra danzare su sé stessa. I mormorii diventano applausi sommessi. “Eccola! Guarda lì!” dice qualcuno indicando verso nord-est. Qualcuno filma con lo smartphone; altri restano immobili con gli occhi spalancati, quasi avessero paura che basti distrarsi un momento per perdere tutto. Gli studiosi del Northern Lights Research Center spiegano che quelle luci nascono da particelle solari che viaggiano milioni di chilometri prima di colpire l’atmosfera terrestre e creare questo spettacolo che qui si ammira da secoli.
Pazienza e rispetto: la vera lezione
Più tardi, con le dita intirizzite strette attorno alla fotocamera, arriva una consapevolezza comune: la vera ricchezza non è tanto aver visto l’aurora – anche se è quello che tutti sperano – ma aver saputo aspettare. “Se pensi sia tutto garantito rischi solo di rimanere deluso,” ci confida Eriksson mentre torniamo verso il centro del paese alle tre di notte. La natura non si piega ai nostri programmi: va rispettata e accolta nei suoi tempi.
Tra sogno e realtà: il viaggio nella Lapponia svedese
Al ritorno a Kiruna con l’alba rosa sui tetti imbiancati resta il senso di aver vissuto qualcosa difficile da raccontare o immortalare in una foto. La Lapponia svedese, ogni inverno richiama migliaia di persone da tutto il mondo in cerca della magia delle luci danzanti nel cielo ma regala spesso qualcos’altro: la calma lenta della neve che scende lieve, il respiro profondo nel silenzio della notte e quella forza discreta di una natura che non si lascia dominare dal turismo ma accoglie chi sa fermarsi ad ascoltarla davvero.