Mohács, 7 luglio 2026 – Ogni anno, quando le vie strette e le piazze ornate da palazzi barocchi si vestono a festa, Mohács si trasforma completamente. La cittadina sul Danubio si anima con il tradizionale Carnevale di Busójárás, un evento che attira migliaia di visitatori, mescolando antiche tradizioni con un’energia tutta moderna. Anche se il carnevale inizia di solito a febbraio, i preparativi coinvolgono la comunità settimane prima.
La sfilata dei Busó: protagonisti tra mito e realtà
Al centro della festa ci sono i Busó, uomini mascherati con volti grotteschi intagliati nel legno e vestiti di pelli di pecora. Spesso sono padri e figli che insieme sfilano per le strade al ritmo di tamburi, corni e campanacci. “La mia famiglia partecipa da tre generazioni”, racconta János Tóth, 54 anni, mentre sistema la sua maschera in una vecchia casa del centro storico. “Ogni maschera ha una sua storia ed è passata di mano in mano. Non è solo folclore, è memoria viva”.
Secondo la leggenda, il Carnevale nasce nel XV secolo: gli abitanti di Mohács avrebbero cacciato gli invasori ottomani travestendosi da spiriti infernali. Un racconto che ancora oggi dà orgoglio alla gente del posto e trasforma il rito in una vera e propria missione civica.
Una settimana di suoni e colori sulle rive del Danubio
Durante i giorni del Carnevale, Mohács cambia volto. Le bancarelle offrono dolci tipici come il kürtőskalács appena sfornato; nei laboratori artigiani si costruiscono le maschere in legno di salice. Al calar del sole la folla si raduna nella piazza centrale: la temperatura scende, il fumo dei falò si mescola all’aroma speziato del vino caldo.
Verso le 18 scatta la sfilata principale dei Busó. Il corteo passa davanti al municipio e attraversa il ponte sul Danubio, mentre i bambini in maschera corrono tra le gambe dei figuranti. “Ci prepariamo per mesi”, confida Andrea Kovács, giovane volontaria. “Serve tanta coordinazione: già da gennaio facciamo prove di ballo e musica”. Qui nessuno resta fuori dal gioco; anche i negozi decorano vetrine e insegne con immagini dei Busó.
Folklore che attrae il mondo
Negli ultimi dieci anni il Carnevale di Mohács ha visto aumentare notevolmente i visitatori stranieri. Secondo l’ente turistico locale, nel 2025 oltre 40mila persone hanno partecipato alla festa, soprattutto dall’Austria, dalla Croazia e dalla Germania. Il riconoscimento UNESCO come Patrimonio Immateriale dal 2009 ha dato ulteriore prestigio all’evento che ormai conta a livello internazionale.
I ristoranti propongono menù speciali: zuppa di pesce alla paprika, pane nero cotto nel forno a legna. Gli alberghi – dal piccolo B&B alle strutture lungo il fiume – registrano il tutto esaurito con largo anticipo. “Adoro l’atmosfera”, racconta Svenja Müller, turista tedesca incontrata vicino alla statua gigante del busó. “Anche se non sono del posto mi sento parte della festa”.
La comunità tra orgoglio e fatica
Per chi abita a Mohács tutto l’anno, il Carnevale è un momento importante ma anche impegnativo. Le scuole chiudono per due giorni almeno; alcune strade vengono chiuse al traffico già da mercoledì per permettere le prove generali. Non tutti sono felici: qualche commerciante storico si lamenta della pressione turistica che rende difficile gestire la quotidianità. “Gli incassi crescono ma arrivano anche costi extra”, spiega Márta Szabó, proprietaria di una panetteria vicino al porto.
Eppure quando cala la sera la città sembra tornare a una sua calma sospesa. Nei cortili interni delle case basse risuonano ancora i canti dei Busó più giovani. Il maestro Gábor Farkas sottolinea l’importanza educativa della festa: “Insegniamo ai ragazzi rispetto e continuità”, dice indicando una maschera appesa al muro.
Un rito che guarda avanti
Mentre le ultime fiamme dei falò rischiarano la notte del Carnevale, Mohács dimostra ancora una volta la sua capacità di rinnovarsi senza perdere sé stessa. La vera sfida è trovare un equilibrio tra radici profonde e nuove esigenze: mantenere l’identità aperta al mondo senza chiudersi in sé stessa. Un gioco delicato che – almeno tra gennaio e febbraio – si riesce davvero a vivere sulle strade piene di passi, sorrisi e leggende sussurrate piano lungo il Danubio.