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Caos voli in Medio Oriente: come ottenere il rimborso per cancellazioni e ritardi aeroportuali

Silvana Lopez by Silvana Lopez
27 Settembre 2026
in Soggiorni e dintorni
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Soggiorni e dintorni

Roma, 27 settembre 2026 – Le tensioni in Medio Oriente si fanno sentire ben oltre i confini della regione. Il confronto tra Iran, Israele e gli altri protagonisti dello scacchiere mediorientale sta già stravolgendo il traffico aereo globale. Tra ieri notte e stamattina, compagnie come Lufthansa, Emirates, Air France, British Airways e Alitalia hanno annunciato modifiche alle loro rotte per garantire la sicurezza di passeggeri ed equipaggi. La conseguenza? Rotte più lunghe, scali improvvisi, ritardi e costi in aumento che stanno cambiando i collegamenti tra Europa, Asia e Africa.

Rotte deviate e scali forzati: l’impatto sulle compagnie

Le compagnie hanno dovuto imporre deviazioni obbligatorie, evitando lo spazio aereo iraniano e altre aree considerate “a rischio”. In pratica, i voli diventano più lunghi. Prendiamo la tratta Londra-Bangkok: normalmente dura sei ore sorvolando il Medio Oriente; ora si aggirano attorno alla regione, con un tempo di volo allungato anche di due ore. A spiegare la situazione è stato Thomas Müller, portavoce Lufthansa, che ha sottolineato: “La sicurezza viene prima di tutto, anche se significa affrontare costi maggiori”.

Le compagnie tengono sotto controllo la situazione quotidianamente. Da fonti interne ad Alitalia arriva la conferma che tutti i voli diretti verso India e Sud-Est asiatico sono seguiti “a vista” e che queste modifiche rimarranno attive almeno fino al prossimo aggiornamento delle autorità europee (EASA). Ancora più complicate le tratte cargo: molti voli merci tra Europa e Cina devono ora passare dal Mar Nero o addirittura dal Nord Africa.

Costi alle stelle e ritardi crescenti

Non è solo questione di tempo in più. Le nuove rotte pesano anche sul portafogli. FlightGlobal stima che una deviazione di 90 minuti può costare dai 12mila ai 18mila euro per ogni singolo volo. Tra carburante extra, tasse aeroportuali non previste e straordinari per il personale, il conto sale in fretta. Moltiplicando per decine di voli al giorno si arriva a cifre importanti: Lufthansa parla di un impatto mensile superiore ai 15 milioni di euro; British Airways segnala “aumenti significativi” nel budget operativo.

Gli effetti sono già visibili negli aeroporti: a Fiumicino il volo AZ792 per Delhi è partito con 87 minuti di ritardo; su alcune tratte come Tel Aviv-Roma si registrano cancellazioni; Heathrow vede lunghe code ai banchi informazioni per chi deve volare verso Dubai o Singapore. “Abbiamo dovuto spiegare più volte ai passeggeri i motivi dei cambiamenti,” racconta un addetto Emirates al desk partenze di Malpensa ieri mattina poco dopo le 11.

Passeggeri infastiditi ma consapevoli

Negli aeroporti europei l’aria è tesa. Pasquale Giordano, consulente IT di 39 anni diretto a Mumbai per lavoro, si sfoga: “Avevo scelto un volo diretto proprio per risparmiare tempo, ora mi tocca una sosta non prevista a Doha”. Le proteste non mancano anche tra famiglie in viaggio verso Bali o Tokyo. Ma le compagnie insistono: “Sono misure necessarie”. Parole confermate dall’Agenzia europea per la sicurezza aerea che ricorda come le rotte debbano evitare zone instabili.

Anche chi lavora negli aeroporti italiani mostra preoccupazione ma resta vigile: “I passeggeri accettano con fatica questi cambiamenti last minute,” ammette Paolo Signorelli di Aeroporti di Roma. ENAC tiene d’occhio la situazione in tempo reale.

Tra incertezze e possibili sviluppi

Al momento non si vedono vie d’uscita rapide. Un dirigente Air France ha parlato ieri sera con gli azionisti dicendo che probabilmente la situazione resterà incerta ancora per settimane. Il traffico aereo sul Medio Oriente resta fragile: basta una nuova escalation militare o una chiusura improvvisa dello spazio aereo – come successo sabato pomeriggio sul Golfo Persico – per far saltare tutto ancora una volta.

Si spera in una distensione diplomatica al più presto. Nel frattempo chi viaggia tra Europa e Asia deve abituarsi all’idea di partenze anticipate, scali non programmati e qualche ora extra da passare in aeroporto, come confermano molti frequent flyer su forum specializzati. Nessuno può escludere che se la crisi dovesse allargarsi ad altri paesi vicini l’impatto coinvolga nuove aree.

Per ora resta l’obiettivo numero uno: garantire sicurezza al massimo livello, anche se questo significa dover fare i conti con ritardi e disagi. E chi deve partire? Valigia pronta e occhi puntati sui monitor: le regole possono cambiare all’improvviso.

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