Città del Capo, 26 marzo 2026 – Immergersi tra gli squali senza gabbia: fino a poco tempo fa sembrava una follia, qualcosa da evitare a tutti i costi. Invece, sempre più persone – dagli appassionati ai curiosi – si buttano in questa esperienza estrema. Ma da dove nasce questa voglia? E soprattutto, perché si sceglie di affrontare la paura e tuffarsi nelle acque dell’oceano, faccia a faccia con uno degli animali più temuti?
Shark diving senza gabbia, la nuova frontiera del turismo estremo
Da Simon’s Town a Gansbaai, il Sudafrica è ormai diventato il luogo simbolo per chi vuole provare l’adrenalina di un incontro ravvicinato con i grandi squali. Le immersioni si fanno spesso all’alba, quando il mare è calmo e la visibilità migliore. Serve però una preparazione attenta: le guide locali, con anni di esperienza alle spalle, ripetono sempre le stesse raccomandazioni. “State uniti, niente movimenti bruschi, seguite il gruppo”, dice Dave Kotze, biologo marino e istruttore che da oltre dieci anni accompagna turisti tra i predatori del mare.
Non è solo questione di coraggio. “La vera curiosità è verso questi animali”, spiega Kotze. “La paura nasce dalla scarsa conoscenza”. I media li dipingono come mostri pronti ad attaccare chiunque entri nelle loro acque. In realtà gli attacchi sono rarissimi: secondo il Museo di Storia Naturale della Florida, nel 2025 sono stati appena 65 in tutto il mondo, con soli 5 casi fatali.
Sfatare miti e stereotipi: “Sono animali timidi”
Sonia Ferrero, subacquea torinese in vacanza a Città del Capo, ricorda bene le sue emozioni: “All’inizio ero paralizzata dal terrore. Guardavo il blu sotto di me e non vedevo altro. Poi li ho visti arrivare uno alla volta. Nessun attacco improvviso, solo curiosità”. Descrive movimenti lenti e controllati, l’emozione intensa di incrociare lo sguardo di un grande bianco senza barriere di mezzo.
Per molti questo è proprio l’obiettivo: superare un terrore irrazionale per scoprire un’altra faccia degli squali. Le guide insegnano a “leggere” i loro segnali: un movimento rapido delle pinne può voler dire nervosismo, come anche le curve strette intorno ai sub. Se lo squalo si allontana meglio non inseguirlo. “Serve rispetto”, sottolinea Kotze. Non si tratta mai di sfidarli.
Il business cresce, ma crescono anche le regole
Le agenzie che organizzano immersioni di shark diving senza gabbia stanno aumentando soprattutto in Sudafrica, Australia e Bahamas. I pacchetti costano tra 200 e 400 euro a persona e includono lezioni teoriche, attrezzatura completa e guide qualificate sempre presenti durante l’immersione. In Sudafrica c’è un codice etico molto severo: vietato dare da mangiare agli squali o attirare con esche finte. “Vogliamo interazioni vere”, spiegano dalla Shark Explorers di Cape Town.
Negli ultimi anni le autorità hanno introdotto norme precise per proteggere sia i turisti sia gli animali. Secondo il South African National Parks ogni immersione va registrata e le guide devono avere un patentino rilasciato dall’ente marino locale. Alcuni operatori offrono anche workshop per spiegare come comportarsi con gli squali e sottolineare l’importanza della conservazione del mare.
Le motivazioni dei partecipanti: tra adrenalina e consapevolezza
Chi prova questo tipo di immersione ha motivazioni diverse: c’è chi vuole vincere una paura radicata; chi cerca quell’adrenalina pura che solo la natura riesce a dare; ma cresce anche chi parla di rispetto per l’ambiente. “Quando ti trovi davanti a uno squalo ti rendi conto che sono essenziali per l’ecosistema marino”, racconta Peter Smith, fotografo australiano.
Secondo uno studio dell’Università del Queensland quasi il 70% dei partecipanti ai tour si sente più sensibile alla conservazione dopo l’esperienza. E non mancano storie di chi cambia idea completamente: “Pensavo fossero bestie feroci”, confida Ferrero alla fine dell’immersione. “Ho capito che siamo noi quelli fuori posto nel loro mondo”.
Oltre la paura: una tendenza destinata a crescere
Gli operatori locali confermano che la domanda per il shark diving senza gabbia cresce costantemente. I rischi ci sono sempre – non li nascondono – ma l’attrazione verso questa esperienza sembra destinata a durare nel tempo. Una ricerca pubblicata su “Marine Policy” evidenzia come queste immersioni portino benefici economici reali alle comunità locali e finanzino progetti per proteggere la biodiversità marina.
È proprio qui che si capisce quanto poco sappiamo davvero degli squali. Ma basta un incontro ravvicinato – senza barriere o gabbie – per cambiare idea su uno degli animali più fraintesi al mondo.