Bali, 25 agosto 2026 – Visitare Bali senza ingrassare il problema dell’overtourism, che da anni mette sotto stress l’isola, si può. A dimostrarlo sono i cambiamenti nelle abitudini di viaggio e una consapevolezza che cresce tra i turisti, sempre più attenti a cosa lascia il loro passaggio. Intanto le autorità locali confermano un flusso costante: più di sei milioni di turisti internazionali sono arrivati a Denpasar tra gennaio e luglio, dicono i dati del Bali Tourism Board. Ma la domanda resta: come si fa a tutelare la cultura, l’ambiente e la vita della comunità?
Perché l’overtourism sta soffocando Bali
Negli ultimi dieci anni, il numero di visitatori sull’isola è salito con un ritmo serrato. Solo nel 2025 gli stranieri sono aumentati del 13%, andando oltre la capacità delle zone più famose come Ubud, Seminyak e la penisola di Bukit. Il governatore Wayan Koster avverte che “la pressione sulle infrastrutture rischia di snaturare la nostra identità”. E i segnali sono evidenti: già dalle otto del mattino Jalan Legian è paralizzata dal traffico, Kuta si ritrova con spiagge piene di rifiuti dopo i weekend più affollati, e i prezzi non smettono di salire.
Secondo l’Universitas Udayana, nel 2025 il costo medio dell’acqua nelle zone turistiche è cresciuto del 9%. Gli abitanti, come racconta Putu Adi, venditore d’artigianato a Gianyar, “amano lavorare col turismo, ma spesso ci sentiamo come ospiti in casa nostra”.
Quando partire e cosa scegliere per viaggiare meglio
Gli esperti consigliano di evitare i periodi più caldi in termini di presenze: gennaio-marzo o ottobre-novembre sono mesi in cui il traffico cala fino al 35%, dati dell’aeroporto Ngurah Rai alla mano. Meno gente significa meno pressione sull’ambiente e meno code o servizi sovraccarichi.
Baliventure, tour operator locale, suggerisce “prenotare con anticipo e puntare su strutture gestite da famiglie balinesi” per avere un impatto positivo sul territorio. Per esempio, una guesthouse tradizionale a Sidemen o Munduk costa in media tra i 22 e i 35 euro a notte, colazione compresa. Sono zone meno battute dove – spiega I Gusti Rai, guida turistica dal 2011 – “il turismo dà ancora benefici diretti agli abitanti”.
Fuggire dalla folla: le alternative che valgono
Kuta e Ubud attirano ancora tanti turisti, ma Bali offre molto di più se si cerca oltre i soliti sentieri. Nella zona nord – Lovina e la valle di Singaraja – le risaie vedono pochi visitatori stranieri. A Pemuteran, i pescatori locali si occupano della barriera corallina: qui immersioni e snorkeling seguono regole strette per salvaguardare l’ecosistema.
Anche nei trekking c’è chi sceglie rotte meno battute. Il monte Batur è frequentato ogni giorno da centinaia di escursionisti all’alba, ma poche persone raggiungono le cascate di Sekumpul o le foreste di Batukaru. Komang Astiti, operatrice di ecoturismo, dice che “lì troviamo piccoli gruppi curiosi e rispettosi”.
Rispetto per la cultura balinese: l’importanza dei piccoli gesti
Partecipare alle cerimonie pubbliche solo se invitati; non scattare foto durante i riti religiosi (come ricordano i cartelli davanti al tempio Pura Tirta Empul); indossare il sarong quando serve: sono piccoli accorgimenti che fanno la differenza agli occhi dei balinesi. La comunità si muove anche per offrire esperienze vere: laboratori di cucina, danze popolari a Penglipuran, corsi di tessitura a Tabanan.
“Insegnare ai turisti a fare il canang sari (offerta floreale quotidiana) li avvicina alla nostra spiritualità”, spiega Made Rini, volontaria del progetto Bali Wise.
Muoversi e comprare: scelte che pesano
Anche il modo in cui ci si sposta conta molto. Evitare noleggi massivi di scooter – spesso fonte d’incidenti secondo la polizia locale – preferendo autobus pubblici o biciclette aiuta a diminuire traffico e inquinamento. Le app come Gojek permettono corse condivise anche nei villaggi più remoti; una corsa da Ubud a Canggu costa intorno ai 3 euro.
Infine, comprare prodotti artigianali nei mercati tradizionali invece dei grandi negozi internazionali dà una mano all’economia locale. Un sarong fatto a mano a Sukawati vale tra i 5 e gli 8 euro; parte del ricavato resta alle comunità.
Viaggiare a Bali con attenzione – scegliendo tempi giusti, esplorando mete poco frequentate e rispettando cultura e ambiente – può davvero alleggerire il peso del turismo sull’isola. E restituire quell’equilibrio che tanti balinesi aspettano da tempo.