Consigli di viaggio imperdibili: scopri le esperienze iconiche con Lonely Planet

Luca Mangano

23 Settembre 2026

Milano, 23 settembre 2026 – Partire con un piano e tornare con una storia da raccontare. È questa la filosofia dietro “Go with a plan. Come back with a story”, la nuova campagna lanciata oggi da Lonely Planet nella sede italiana di via Savona, in una Milano ancora piena di viaggiatori che si godono gli ultimi scampoli d’estate. L’obiettivo? Spingere chi viaggia a cercare esperienze autentiche, affidandosi a consigli e racconti raccolti direttamente da chi quei posti li conosce davvero: contributor locali, esploratori, guide e giornalisti legati al famoso marchio editoriale.

Esperienze vere, dritte dal campo

“La differenza – ha spiegato Silvia Pizzocaro, responsabile comunicazione di Lonely Planet Italia – sta nella voce di chi quei luoghi li ha vissuti davvero.” Qui si cambia passo rispetto alle solite guide turistiche: la piattaforma offre racconti, consigli pratici e storie di viaggio scritti da una rete internazionale di contributor, molti italiani. Niente percorsi già fatti o itinerari obbligati: ogni suggerimento viene da chi ha “battuto il marciapiede”, come dice Pizzocaro, tornando più spesso con aneddoti da raccontare che con foto patinate.

Per esempio? Il ricordo di un ristorante a Trastevere scoperto per caso, una deviazione tra le campagne astigiane per trovare una trattoria senza insegna o quella notte in un ryokan a Kyoto segnalata da un tassista locale. Sono proprio questi dettagli a fare la differenza: informazioni su prezzi, tempi di viaggio, orari d’ingresso e accoglienza della gente del posto.

La narrazione che cambia il pubblico

Secondo i dati forniti da Lonely Planet, nell’ultimo anno la ricerca di “esperienze raccontate” è cresciuta del 18% rispetto alle semplici informazioni pratiche. Ma non è solo una moda: “C’è la voglia di tornare dentro la storia – racconta Pizzocaro – non più spettatori passivi.” Il pubblico si fa più vario. Crescono gli over 40 che preferiscono affidarsi ai racconti personali piuttosto che alle recensioni fredde e standardizzate. Anche i più giovani apprezzano questo modo diretto e senza filtri: “Gli errori o le imperfezioni rendono tutto più vero.”

Il sito italiano, ora rinnovato anche nel look, mette in evidenza sezioni sui “luoghi iconici”, ma dà spazio anche a itinerari meno battuti: dalla zona di Scicli nel ragusano alle colline del Prosecco, passando per quartieri emergenti come Isola a Milano o San Salvario a Torino. Ogni racconto è arricchito da dettagli concreti (come l’ora migliore per trovare posto al mercato del Capo a Palermo? Le 10:15, dice un contributor locale).

Dietro le quinte: chi scrive queste storie

Chi firma questi racconti? C’è una redazione internazionale sparsa in una ventina di Paesi diversi. In Italia lavorano nomi come Francesca Cosentino (Roma), Giovanni Caglioni (Torino) e Marta Sardi (Firenze). “A volte ci scriviamo alle tre del mattino per scambiarci un’ultima dritta – confida Cosentino – o discutiamo se conviene segnalare posti troppo affollati.” Non tutti sono professionisti: alcune delle storie più seguite arrivano da viaggiatori comuni che hanno voluto condividere le loro tappe preferite.

Il controllo qualità però è stretto. Prima della pubblicazione ogni racconto passa attraverso una verifica nella redazione centrale di Londra. Prezzi, contatti e orari vengono aggiornati circa ogni tre mesi; le impressioni personali restano tali perché “senza quel tocco soggettivo il progetto perde senso”, spiegano.

Il futuro del turismo editoriale passa dalle storie

Il lancio arriva in un momento complicato per il settore: l’editoria turistica fatica a ritrovare i numeri pre-pandemia e i grandi portali online spesso non soddisfano i lettori più esigenti. Lonely Planet punta allora su qualcosa di diverso: mettere insieme voci vere e racconti personali per aiutare davvero chi pianifica un viaggio. Un modo per andare oltre le recensioni mordi-e-fuggi e costruire una community più solida.

Un viaggio comincia sempre da una meta, certo. Ma questa nuova filosofia invita a guardare oltre: ciò che conta davvero è la storia che riesci a portarti dietro. “La meta è solo il pretesto – conclude Pizzocaro –, il vero viaggio sono le persone che incontri e le storie che riporti con te.” Un modo nuovo di pensare al turismo editoriale, tra voglia d’autenticità e il desiderio ancora forte di sentirsi parte viva delle avventure altrui.

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