Courmayeur e le Guide Alpine: 150 anni di avventure per vivere la montagna autentica fuori dalla comfort zone

Giulia Ruberti

5 Febbraio 2026

Milano, 5 febbraio 2026 – A Courmayeur, tra le pieghe innevate del Monte Bianco, si è celebrato un anniversario che fa davvero rumore: il Gruppo Guide Alpine di Courmayeur, la più antica compagnia di guide di montagna d’Italia, ha spento le sue centocinquanta candeline. E mentre guarda al passato con orgoglio, punta già alle nuove generazioni e ai sentieri ancora da esplorare. Una storia iniziata nel 1876, fatta di scarpone e piccozza, che resiste alle mode e al passare del tempo.

Le origini: una tradizione saldamente ancorata alle Alpi

Il gruppo nasce in un’epoca in cui l’alpinismo era roba da pochi coraggiosi. Era un mondo in bianco e nero, quando i primi turisti inglesi arrivavano ai piedi delle montagne con treni o diligenze. Le Guide Alpine di Courmayeur nascono proprio per accompagnare quei pionieri sulle creste del Bianco, tra ghiaccio e roccia che ancora oggi parlano di imprese leggendarie. “Mio nonno mi raccontava dei clienti inglesi con il bastone e il cappello, pronti a conquistare la vetta,” ricorda Jean-Michel Truchet, 63 anni, guida da oltre quarant’anni. È qui che si capisce quanto questa professione sia radicata nel tessuto valdostano.

La sfida di oggi: sicurezza prima di tutto e turismo consapevole

Nel 2026, guidare sull’Haute Route o sulla via normale al Bianco non significa più solo saper leggere una carta o avere forza nelle gambe. “Adesso dobbiamo fare i conti con nuovi rischi: il clima cambia le montagne ogni stagione,” spiega il presidente del gruppo, Davide Camandona. Piogge improvvise, ghiacciai che si sciolgono e sempre più gente in alta quota sono problemi quotidiani. Le guide si aggiornano continuamente: corsi di primo soccorso, nuove tecniche di salita, formazione sui pericoli reali. “Non basta più sapere come mettere i ramponi,” aggiunge Camandona.

Giovani e donne: la montagna si rinnova

Oggi su 110 membri attivi ci sono almeno una ventina di giovani guide under 30, con un numero crescente di donne. Una volta era raro vedere una donna con la giacca rossa dell’associazione; ora le cose stanno cambiando, anche se a passo lento. “Le ragazze portano uno sguardo diverso, più attento al gruppo,” racconta Elena Groaz, 29 anni, tra le poche donne iscritte all’albo locale. La formazione resta dura: due anni di apprendistato con prove pratiche e teoriche in ambienti difficili. Ma l’entusiasmo non manca mai: “Raggiungere la vetta con il proprio gruppo è una soddisfazione difficile da spiegare,” confida Groaz.

Un mestiere fatto di rischi e responsabilità

Ogni stagione porta con sé emergenze e notti insonni. Solo nell’ultimo anno le Guide Alpine di Courmayeur hanno risposto a oltre cinquanta interventi di soccorso, spesso assieme al Soccorso Alpino valdostano. “Si parte anche a mezzanotte o alle tre del mattino quando arriva la chiamata dalla centrale,” racconta Lorenzo Galli, 44 anni. Eppure nessuno si lamenta: “Fa parte del mestiere.” Il confine tra avventura e tragedia è molto sottile. Gli incidenti in quota sono sempre dietro l’angolo; la prudenza è ormai una seconda natura per chi accompagna turisti e appassionati sulle creste più esposte.

Nuove rotte: l’alpinismo cambia pelle

Se un tempo contava solo arrivare in cima a tutti i costi, oggi le priorità sono altre. Si punta sul turismo sostenibile, sulla valorizzazione dei sentieri storici e sulla promozione della cultura locale. Le guide propongono anche percorsi meno conosciuti: traversate sui ghiacciai del Miage, vie classiche delle Grandes Jorasses o escursioni lungo i sentieri dei Walser. “Cerchiamo di far capire che la montagna non è solo sfida estrema,” spiega Camandona. E i numeri lo confermano: negli ultimi tre anni le richieste per uscite naturalistiche sono cresciute del 20%. Un cambio netto.

L’eredità dei pionieri ancora viva

Nel paese la sede delle guide – quella casetta di pietra sulla piazza principale – resta un punto fermo. Le foto in bianco e nero alle pareti raccontano storie lontane, volti segnati dal vento e dalla fatica. “Sentiamo il peso della tradizione,” ammette Truchet. Ma la voglia di guardare avanti c’è eccome: lezioni nelle scuole locali, incontri con ragazzi dei licei per parlare di sicurezza in montagna, progetti con il Parco del Gran Paradiso.

Chiunque varchi quella porta lo capisce subito: la montagna cambia – le guide pure – ma quello spirito è sempre lì. Passione e responsabilità passo dopo passo.

Change privacy settings
×