Da Goa a Londra: il ritorno di “Sulle rotte del rave”, il libro cult sulla cultura club e la libertà underground

Giulia Ruberti

12 Agosto 2026

Bologna, 12 agosto 2026 – Pierfrancesco Pacoda torna a far parlare di sé con una nuova edizione di “Sulle rotte del rave”, che in questi giorni di agosto rinfresca le librerie. Già nel 2002, quel libro aveva acceso i riflettori – tra polemiche e discussioni – sulle traiettorie dei sound system ribelli in Italia e in Europa. Oggi, a oltre vent’anni dalla prima uscita, il volume torna in una versione aggiornata e ampliata, sempre pubblicata da Arcana. Nel frattempo, le cronache continuano a raccontare di nuovi raduni sparsi tra capannoni abbandonati e campagne isolate.

Un viaggio tra ombre e luci delle culture underground

Come ha raccontato lo stesso Pacoda durante la presentazione alla libreria Modo Infoshop di via Mascarella, il libro si muove “tra storie raccolte in strada, dentro i capannoni, lungo strade sterrate o ai margini dei festival ufficiali”. E infatti le 304 pagine sono un fitto intreccio di nomi, date e aneddoti che disegnano una vera e propria mappa invisibile delle sottoculture rave. Un mondo tracciato con passaparola notturni e inviti sussurrati.

Il racconto parte dai primi anni Novanta: quel rave nato nelle periferie industriali britanniche, poi arrivato in Olanda, Germania, Francia e infine nelle province italiane. Ma l’autore non si limita ai fatti: dà voce a dj e organizzatori – alcuni diventati celebri, altri rimasti nell’ombra – raccogliendo testimonianze dirette. “Molti mi hanno chiesto di non essere nominati. Altri invece volevano raccontare tutto”, ha confidato Pacoda, sottolineando quel rapporto sempre complesso tra visibilità pubblica e anonimato.

Dall’illegalità alle politiche culturali: la metamorfosi dei rave

La scena è cambiata molto negli ultimi decenni. Negli anni Novanta era frequente vedere la polizia arrivare con furgoni e sirene (ricordiamo il rave sgomberato all’alba a Rimini nel ’97 o i trenta fermi a Modena nel 2001). Oggi invece – spiega Pacoda – i rave attirano “nuove attenzioni istituzionali”, tra controlli più serrati ma anche tentativi di dialogo con le amministrazioni locali.

Nel libro si ricordano episodi recenti come i raduni a Castel Maggiore nel 2023, la lunga notte nel quartiere Barriera di Torino nel 2025 fino alle ordinanze anti-rave lanciate dal Ministero dell’Interno dopo il caso di Viterbo dello scorso inverno. “Il rischio è che la repressione possa creare nuove fratture sociali”, ha sottolineato l’autore durante la presentazione. Eppure il rapporto tra istituzioni e scena rave resta instabile: da una parte c’è chi punta alla sicurezza, dall’altra chi cerca di difendere uno spazio per l’espressione giovanile.

Immaginari, linguaggi e identità: cosa resta del movimento

Pacoda non si limita ai fatti ma prova anche a mettere in fila gli immaginari collettivi che hanno preso forma attorno al fenomeno. Nel cuore del libro c’è il senso di appartenenza che lega generazioni diverse – dai ragazzi di oggi ai protagonisti degli anni Novanta tra Roma, Berlino e Londra. Musica, arte visiva, moda: la cultura rave si è mescolata a tante altre esperienze urbane.

Una delle parti più intense riguarda il ruolo delle donne nella scena elettronica. “C’è stata una svolta femminista spesso sottovalutata”, ha spiegato Pacoda alla conferenza stampa. Dai racconti emerge come anche l’estetica dei flyer e delle performance abbia subito un vero cambiamento negli ultimi anni.

Rave nel 2026: tra leggende urbane e realtà

Nel capitolo finale il libro guarda al presente. Nonostante gli allarmi su spaccio, degrado e rischi per la salute, i dati raccolti mostrano che il fenomeno non è sparito ma si è trasformato. Megafeste da diecimila persone? Ormai rare. Spazio invece a eventi itineranti più piccoli ma ben radicati sul territorio. Si parla anche di autoproduzione culturale, quella rete nascosta che collega festival legali e party autogestiti.

Infine uno sguardo al futuro: “Sarà sempre più difficile tracciare una linea netta tra legalità e trasgressione”, ha osservato Pacoda rispondendo alle domande del pubblico. Una questione destinata a tornare sotto i riflettori nei prossimi mesi – sia per le scelte delle amministrazioni sia per il ruolo che queste forme di aggregazione continuano ad avere nelle città italiane.

Con “Sulle rotte del rave” torna viva la discussione su cosa voglia dire oggi parlare di sottoculture, spazi autonomi e della voglia mai del tutto spenta di ballare fuori dagli schemi.

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