Roma, 6 ottobre 2026 – Negli ultimi mesi è cresciuto l’interesse per il Giappone e i suoi angoli più nascosti, spinto anche dal successo di film come “Perfect Days” di Wim Wenders e “Viaggio in Giappone” di Elise Girard, con Isabelle Huppert. Dopo averli visti, in molti si sono chiesti dove trovare quell’aria fatta di silenzi, dettagli e quotidianità che sembra quasi sospesa nel tempo. Il motivo principale? La voglia di scoprire un Giappone meno turistico, lontano dalle folle e dai selfie stick.
Le mete meno battute tra Tokyo e Kyoto
Tokyo e Kyoto restano mete imprescindibili, ma chi vuole qualcosa di diverso ha cominciato a spostarsi verso quartieri meno noti e cittadine fuori dai classici itinerari. A Tokyo, per esempio, i quartieri di Yanaka e Nezu attraggono chi cerca atmosfere d’altri tempi: case basse in legno, piccoli templi, silenzi rotti solo dal rumore delle biciclette o dal canto delle cicale nelle prime ore del mattino. “Non mi aspettavo tutta questa tranquillità così vicino alla metropolitana,” racconta Marco, 32 anni, architetto romano, incontrato in un caffè minuscolo vicino al cimitero di Yanaka.
A pochi minuti da Tokyo, la cittadina di Kamakura mostra un volto diverso del Giappone: templi immersi nel verde e vie animate da minuscoli negozi di dolci. Chi ama viaggiare con calma suggerisce di arrivare all’alba per godersi il silenzio e la luce soffusa prima dell’arrivo dei gruppi scolastici. Alcuni templi come l’Engaku-ji restano ancora poco frequentati dai turisti stranieri.
Verso la provincia: atmosfere rarefatte e incontri inattesi
Tra le tappe più consigliate da chi ha apprezzato il tono sospeso dei film ci sono città come Kanazawa, affacciata sul Mare del Giappone, e Kurashiki, con le sue case bianche che si specchiano su canali tranquilli. Qui sembra che il tempo segua ritmi diversi: camminando nel quartiere dei samurai di Kanazawa si sente solo il fruscio delle foglie o il passo lento di qualche anziano. Un residente ci ha detto: “Qui non succede mai nulla di speciale, forse è proprio questo a far sentire le persone a casa”.
Molti viaggiatori scelgono i ryokan tradizionali, locande a conduzione familiare dove i tatami profumano ancora di paglia e la colazione arriva su vassoi laccati, senza fretta. I prezzi variano dai 12.000 yen a notte (circa 75 euro) fino ai 35.000 (circa 220 euro) per camere con vista sui giardini interni. Prenotare in anticipo è d’obbligo soprattutto nei periodi di punta come aprile (fioritura dei ciliegi) o ottobre (colori autunnali).
Itinerari “slow” tra treni locali e piccoli villaggi
Merita una menzione speciale il viaggio sui treni locali, che nei film di Wenders e Girard restituiscono quel ritmo lento fatto di fermate deserte e panorami che scorrono fuori dal finestrino. L’Hakone Tozan Line, con i suoi convogli che si inerpicano tra le montagne fino alle sorgenti termali di Hakone, offre scorci poco noti anche agli stessi giapponesi.
Nella regione rurale di Shikoku, linee come la Yosan Line attraversano villaggi quasi dimenticati dal turismo. Qui alle stazioni quasi nessuno sale o scende. Un pensionato giapponese incontrato casualmente ci ha raccontato che prende lo stesso treno da decenni “solo per vedere cambiare le stagioni”.
Consigli pratici: quando partire e quanto costa
Chi vuole vivere un’esperienza autentica dovrebbe evitare la cosiddetta “Golden Week” (fine aprile-inizio maggio), quando hotel e ryokan raggiungono prezzi record e trovare posto diventa un’impresa. I periodi migliori restano la primavera inoltrata e l’inizio dell’autunno. Viaggiare nel Giappone meno turistico significa affrontare costi variabili: dal pass ferroviario nazionale (Japan Rail Pass) ai piccoli ostelli nelle zone rurali dove una notte costa anche meno di 4.000 yen (circa 25 euro).
“Non cercate l’esperienza perfetta – suggerisce Sophie B., insegnante francese in visita a Nara – lasciate spazio all’imprevisto: spesso sono quei momenti non programmati a diventare i più belli”. Eppure proprio questa miscela tra ordine, lentezza e attenzione al dettaglio conquista chi arriva per la prima volta.
Alla fine, per molti la vera magia è nelle piccole cose: un tè servito su un tatami segnato dal tempo, la pioggia che scivola sulle tegole nere di una vecchia casa, il sorriso timido di chi prova a comunicare con pochi gesti. È qui – tra binari dimenticati o stanze illuminate dalla carta di riso – che il Giappone dei film prende vita davvero.