Everest 2024: Solo alpinisti con 7mila metri in Nepal potranno ottenere il permesso, il K2 cinese escluso

Silvana Lopez

20 Febbraio 2026

Katmandu, 20 febbraio 2026 – Dopo mesi di attesa, il governo del Nepal ha finalmente scritto nero su bianco la riforma che tutti aspettavano: una nuova legge per mettere più ordine nelle spedizioni sull’Everest. Il testo, già discusso in varie sedi istituzionali a Katmandu e anticipato nel corso del 2025, dovrebbe vedere la luce entro fine marzo. Se tutto va secondo i piani del ministero del Turismo, entrerà in vigore con la stagione autunnale delle scalate, quando arrivano gli alpinisti da tutto il mondo al campo base.

Le nuove regole per l’Everest

Secondo una bozza circolata tra gli operatori e confermata da fonti governative a alanews.it, la legge introduce regole più severe per chi vuole ottenere il permesso di salire sulla montagna più alta del mondo. Tra le novità più importanti ci sarà l’obbligo di presentare un certificato medico aggiornato, la condizione di aver già salito almeno un “seimila” in Nepal e assicurazioni più robuste per climber e agenzie. Per la prima volta sarà anche creato un registro elettronico delle spedizioni, con controlli digitali direttamente al campo base.

“Vogliamo mettere al primo posto la sicurezza degli alpinisti e di chi lavora qui – ha detto al telefono il ministro nepalese del Turismo, Yogesh Bhattarai – ma anche proteggere l’immagine del Paese, spesso compromessa da incidenti e problemi sulle grandi vette”. Da anni si accumulano casi che mettono in discussione la gestione dei permessi: lunghe code sulla via normale, rifiuti abbandonati, morti causate da inesperienza o problemi improvvisi ad alta quota.

Incidenti e polemiche: i numeri dell’ultimo anno

Nella stagione primaverile 2025 sono stati concessi oltre 480 permessi solo per la via sud dell’Everest. Un numero che supera quello record registrato nel 2019. Secondo i dati ufficiali del Dipartimento del Turismo, almeno 12 persone hanno perso la vita nei mesi di aprile e maggio scorsi. Molti erano stranieri alla loro prima esperienza himalayana. Le immagini delle interminabili file di alpinisti all’alba, in attesa di superare il Colle Sud, hanno fatto il giro del mondo e acceso il dibattito sulla necessità di “selezionare” meglio chi si avventura oltre gli ottomila metri.

“Non basta pagare la tassa d’ingresso per essere pronti a questa sfida – ha sottolineato Mingma Sherpa, capo della Himalayan Alpine Guides –. Ci vuole preparazione vera, rispetto per l’ambiente e consapevolezza dei rischi”. Eppure ogni anno le richieste continuano a crescere, spinte anche dai social network e dal desiderio di raccontare “record personali” online.

Le reazioni degli operatori locali

Le agenzie nepalesi, principali interessate dalla nuova legge, stanno già cambiando marcia. Alcune vedono positivamente una maggiore regolamentazione: “Non possiamo più permetterci incidenti evitabili o salite improvvisate”, ha detto Lakpa Dendi, titolare di una nota compagnia trekking di Kathmandu. Ma c’è anche chi teme che le prenotazioni caleranno: i costi saliranno con i nuovi obblighi assicurativi. Oggi una spedizione standard sull’Everest costa tra i 30 e i 45 mila euro, a seconda dei servizi offerti e della guida scelta.

Nei villaggi di Lukla e lungo la valle del Khumbu piccoli albergatori e guide locali aspettano risposte chiare sui dettagli pratici. “Devono essere ben definite le responsabilità delle agenzie straniere”, ci ha spiegato una guida vicino al campo base. “Spesso arrivano gruppi senza conoscere il territorio. Una selezione migliore farà bene anche a noi”.

Impatto ambientale e turismo responsabile

La nuova legge metterà mano anche alla questione dei rifiuti sulle montagne: sarà obbligatorio tracciare e smaltire correttamente i materiali portati in quota. Ogni spedizione dovrà versare un deposito cauzionale che sarà restituito solo dopo aver dimostrato di aver raccolto tutto ciò che è stato lasciato sull’Everest durante la permanenza. “Vogliamo un turismo sostenibile – ha ribadito il ministro Bhattarai – che rispetti sia le persone sia l’ambiente unico dell’Himalaya”.

Rimangono però alcune incognite da chiarire: come verranno verificati i requisiti degli alpinisti? E come saranno applicate queste regole alle agenzie straniere che lavorano con subappalti locali? La linea del governo è netta: evitare che l’Everest diventi “una montagna commerciale senza controllo”, come ha riassunto un funzionario del Dipartimento Turismo.

Mentre il mondo osserva con attenzione le mosse di Katmandu, operatori e appassionati aspettano il testo definitivo della legge. Intanto nei villaggi ai piedi dell’Himalaya si respira un certo ottimismo: dopo stagioni segnate da polemiche e tragedie, qualcosa sembra davvero pronto a cambiare nella gestione della montagna simbolo del Nepal.

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