Halloween in Italia: 5 Parchi di Divertimento per una Festa da Paura

Silvana Lopez

7 Febbraio 2026

Milano, 7 febbraio 2026 – Halloween, oggi una delle feste più popolari nei paesi anglofoni, ha radici antiche che affondano nei riti celtici di fine ottobre. Ogni anno, nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre, milioni di persone nel mondo si mascherano, decorano le case con zucche intagliate e organizzano feste a tema. Una tradizione che, nata negli Stati Uniti, ha ormai conquistato anche l’Italia.

Dalle origini celtiche all’America moderna

La storia di Halloween parte molto prima dei costumi e dei dolcetti. Secondo gli storici, la festa nasce dall’antico festival celtico di Samhain, che segnava la fine del raccolto e l’inizio dell’inverno. Per i Celti, quella notte era un momento speciale: si pensava che il confine tra vivi e morti diventasse sottile. Si accendevano fuochi, si offrivano doni agli spiriti, si raccontavano storie e si indossavano maschere per tenerli lontani.

Con l’arrivo del cristianesimo – raccontano fonti della Chiesa anglicana – il 1° novembre fu scelto come giorno di Ognissanti (“All Hallows’ Day”), mentre la sera prima divenne “All Hallows’ Eve”, da cui nasce poi il nome “Halloween”.

Come Halloween è diventata una festa popolare negli USA

Il grande salto di Halloween arriva con le migrazioni irlandesi e scozzesi verso gli Stati Uniti nel XIX secolo. A New York, Boston e Chicago le comunità portarono con sé le tradizioni antiche, mescolandole alla cultura americana. È lì che nacquero le prime zucche intagliate – le famose “Jack-o’-lantern” – sostituendo la rapa usata in Europa con una zucca più grande e facile da lavorare.

“Negli Stati Uniti la festa ha assunto un tono gioioso e aperto a tutti”, spiega Massimo Centini, antropologo esperto di tradizioni popolari. “È diventata un’occasione per stare insieme, divertirsi e anche per il commercio”. Solo negli ultimi decenni il “trick or treat” – il classico “dolcetto o scherzetto” – è diventato il momento clou per i bambini americani.

Halloween in Italia: una festa in crescita

In Italia, Halloween ha cominciato a diffondersi dagli anni Novanta. Prima era quasi sconosciuta, salvo qualche anglofono nelle grandi città come Milano o Roma. Oggi coinvolge scuole, negozi e famiglie. A Milano, ad esempio, già a metà ottobre Corso Buenos Aires si riempie di zucche e scheletri; nei supermercati compaiono dolci dedicati.

“Non possiamo negare che sia un fenomeno recente”, spiega Claudia Resta, docente di Antropologia all’Università Statale di Milano. “La festa ha preso piede grazie ai media e all’influsso americano: cinema, serie tv e catene commerciali”. Però Resta aggiunge: “Si stanno creando anche eventi tutto italiani: feste nei borghi medievali dell’Umbria o serate ‘da brivido’ nei musei”.

Tra critiche e rispetto per le tradizioni

Non tutti però guardano con simpatia all’espansione di Halloween. C’è chi teme una perdita delle tradizioni locali e denuncia un appiattimento culturale. “Si rischia di dimenticare le nostre radici”, avverte don Paolo Galli della parrocchia di San Lorenzo a Bologna. “In questi giorni da sempre celebriamo i defunti con visite ai cimiteri o piatti tipici come le ‘fave dei morti’”. Tuttavia molti giovani non vedono contrapposizione: alternano la visita ai defunti alle feste in maschera.

Un sondaggio del 2025 condotto da SWG dice che circa il 41% degli italiani ha partecipato almeno una volta a eventi legati a Halloween negli ultimi tre anni. Tra i più giovani la percentuale è ancora più alta.

Una festa che continua a cambiare

Oggi Halloween si trasforma continuamente – mescolando antichi rituali pagani con il consumo moderno. Le aziende del settore dolciario e abbigliamento registrano ogni anno un’impennata delle vendite prima del 31 ottobre. Ma resta acceso il dibattito: è solo un momento di divertimento o un segno della globalizzazione culturale?

Intanto da Napoli a Torino, da Cagliari a Venezia, la notte delle streghe – fatta di maschere grottesche e cortei improvvisati – rimane una delle feste preferite dai giovani. E chissà che non cambi ancora forma in futuro; intanto però resta soprattutto “una scusa per stare insieme e ridere senza pensieri”, come dicono tanti ragazzi incontrati per strada.

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