Madrid, 7 gennaio 2026 – La Spagna continua a stupire per la sua straordinaria varietà di paesaggi naturali. Qui, la geografia si fa racconto vivido e ricco di contrasti: dai Pirenei innevati, che segnano il confine con la Francia, alle coste mediterranee illuminate dal sole, fino alle zone aride e vulcaniche del sud. Viaggiare nella penisola iberica significa attraversare ambienti molto diversi in poche ore. A spiegare questa diversità sono i geografi dell’Università Complutense di Madrid, che la considerano l’anima stessa del paese.
Paesaggi che cambiano: montagne, coste e altopiani
Muovendosi da nord a sud, il panorama cambia drasticamente. D’inverno località come Baqueira-Beret e Formigal si riempiono di sciatori attratti dalle vette dei Pirenei, che superano i 3.400 metri – tra queste spicca l’Aneto, il punto più alto. Scendendo verso la Castiglia, invece, si entra in un mondo più statico: le vaste mesetas, pianure che in estate si tingono d’oro e d’inverno si coprono di brina.
Qui il tempo sembra scorrere piano: piccoli borghi come Ávila o Salamanca conservano mura antiche e piazze tranquille. A est, sulle coste mediterranee, l’atmosfera cambia ancora. La Costa Brava, la Costa Blanca e la Costa del Sol sono sinonimo di spiagge affollate e giornate di sole soprattutto nei mesi caldi. “La stagione turistica qui dura quasi otto mesi,” racconta Antonio Ramos, direttore dell’associazione albergatori di Malaga.
Canarie: la natura vulcanica in primo piano
Più a sud-ovest, nell’Atlantico, emergono le Isole Canarie, un altro mondo fatto di vulcani. Il Teide, sull’isola di Tenerife, con i suoi 3.718 metri è la cima più alta della Spagna e uno dei vulcani più studiati in Europa. Ogni mattina all’alba gli escursionisti si affollano per raggiungere la vetta e godere dello spettacolo sopra il mare di nubi. Ma – spiega Carlos Fernández, guida locale – “il vero fascino delle Canarie sta nei dettagli: le spiagge nere di Lanzarote o i vigneti terrazzati a La Palma”.
Secondo il Ministero del Turismo spagnolo, nel 2025 le Canarie hanno accolto circa 12 milioni di visitatori, confermandosi una delle mete preferite dagli europei. Grazie al clima mite tutto l’anno – con temperature tra 18 e 26 gradi – è possibile fare il bagno anche a gennaio.
Parchi naturali e biodiversità in mostra
La ricchezza ambientale della Spagna passa anche attraverso i suoi oltre 150 parchi naturali e riserve riconosciute dall’UNESCO. Il Parco Nazionale di Doñana, in Andalusia, resta un rifugio prezioso per uccelli migratori e specie rare come il lince iberico: nel 2025 ne sono stati contati solo un paio di centinaia, secondo la Sociedad Española de Ornitología.
Nelle Asturie c’è il Parco dei Picos de Europa, meta amata dagli escursionisti per le sue cime aspre e i laghi glaciali come quello di Covadonga. Qui domina il verde per gran parte dell’anno: piove spesso e le estati restano fresche. “Venire qui significa allontanarsi dal turismo di massa”, confida Inés Martínez, che gestisce una piccola locanda.
Turismo sostenibile tra sfide concrete
Negli ultimi anni si parla sempre più della tutela dell’ambiente in Spagna. L’aumento dei turisti ha messo in evidenza alcune difficoltà legate alla sostenibilità. “Stiamo lavorando per proteggere i nostri ecosistemi”, ha detto la ministra dell’Ambiente Teresa Ribera al congresso “Naturaleza Viva” tenutosi a Toledo lo scorso ottobre.
Le isole Baleari – Maiorca, Minorca, Ibiza – hanno introdotto limiti agli accessi nelle calette più gettonate durante l’estate. Anche nelle città storiche andaluse le autorità spingono per un maggior uso dei mezzi pubblici o delle biciclette, così da ridurre traffico ed emissioni.
Un’identità culturale legata alla terra
Non è solo natura quella che colpisce in Spagna: ogni territorio custodisce usanze diverse, dalla cucina alle tradizioni popolari. In Galizia il polpo alla gallega si serve al mattino presto nei mercati; a Valencia la paella va gustata vicino al mare. Le feste patronali – dalla Feria di Siviglia alla Tomatina di Buñol – attirano migliaia di visitatori ogni anno.
“Il paesaggio spagnolo non è solo uno sfondo,” riflette lo storico dell’arte Javier López García. “È parte della nostra storia e della nostra vita quotidiana.” Chi arriva oggi in Spagna lo capisce subito: dietro ogni angolo si nasconde un pezzo diverso del mosaico naturale della penisola. Ed è proprio questa varietà – fragile ma vibrante – a fare davvero la differenza lungo tutto lo Stivale iberico.