Milano, 4 ottobre 2026 – Il Digital Nomad Friction Index 2026 di Holafly ha tracciato la mappa dei Paesi migliori dove trasferirsi per chi lavora da remoto, tenendo conto di ogni possibile ostacolo pratico. Lo studio, uscito proprio questa mattina, ha catturato l’interesse di migliaia di lavoratori digitali che, grazie allo smart working ormai consolidato dopo la pandemia, cercano posti con meno vincoli e infrastrutture all’altezza.
Holafly fotografa il lavoro da remoto nel 2026
La ricerca, firmata da Holafly, azienda specializzata in connettività internazionale, si basa su oltre 40 parametri analizzati a fondo: dal costo della vita alla qualità della connessione internet, passando per i visti, la sicurezza, i servizi sanitari e la stabilità politica. Il Digital Nomad Friction Index non si limita a una semplice classifica: racconta con dati concreti le “frizioni” che un nomade digitale incontra scegliendo un nuovo Paese dove vivere e lavorare.
Tra i fattori più importanti ci sono: la facilità nel ottenere visti per lavoro da remoto, la rapidità nel trovare un alloggio temporaneo e il grado di digitalizzazione dei servizi pubblici. Un dettaglio che torna spesso nelle testimonianze riguarda le difficoltà burocratiche: “Molti Paesi promettono accoglienza ai nomadi digitali ma poi si perdono nei dettagli: serve chiarezza”, spiega Manuel Gallo, analista di Holafly.
In cima alla lista: Portogallo, Costa Rica e Spagna
Secondo i dati di Holafly, Portogallo, Costa Rica e Spagna sono le mete migliori per chi vuole vivere con meno “attriti”. Lisbona e Porto spiccano come vere capitali europee dei nomadi digitali: connessioni internet veloci (fino a 1 Gbps in fibra), affitti stabili – per un bilocale a Lisbona si spendono circa 1.100 euro al mese – e una comunità internazionale che facilita l’inserimento sociale.
Il Costa Rica domina invece tra le destinazioni extraeuropee grazie a visti snelli (“digital nomad visa” ottenibile in 30 giorni), ottimi servizi sanitari privati e una natura che attira molti professionisti tech. La Spagna mantiene il suo fascino soprattutto a Barcellona e Valencia, luoghi apprezzati anche da chi viaggia con la famiglia: “Qui ci si sente subito a casa”, racconta Sandra Rossi, web designer tra Italia e Andalusia.
I nodi critici: burocrazia, costi e sicurezza
L’indagine mette in luce anche le principali difficoltà che ancora frenano molti nomadi digitali. Nei Paesi sudamericani come Brasile e Argentina, nonostante il basso costo della vita, restano problemi legati alla sicurezza urbana e all’accesso ai servizi digitali pubblici. In Asia – emerge dal report – la connessione è spesso veloce ma ci sono barriere linguistiche e problemi a ottenere visti a lunga durata.
Non mancano poi gli imprevisti: “La mancanza di assicurazioni sanitarie accessibili agli stranieri può diventare un grosso ostacolo”, ammette Marta Kien, project manager polacca da sei mesi a Tbilisi in Georgia. E sulle tasse? Ogni Paese ha regole diverse su fiscalità e residenza, costringendo molti a cercare consulenti legali sul posto.
Italia fuori dalla top 10: perché?
Fa specie vedere che l’Italia non entra nella top ten. Secondo Holafly pesa soprattutto la lentezza burocratica nel rilascio dei permessi e una diffusione disomogenea della banda ultralarga fuori dai grandi centri urbani. “Il potenziale c’è – sottolinea Carlo Martelli, consulente digitale milanese – ma troppi intoppi pratici scoraggiano chi vorrebbe fermarsi più a lungo”.
Ciononostante alcune città come Milano e Palermo stanno provando strade nuove: spazi di coworking pubblici con wi-fi garantito e procedure più snelle per i permessi temporanei.
Le priorità cambiano: oggi contano concretezza e semplicità
Lo studio mostra come negli ultimi due anni siano cambiate le priorità dei nomadi digitali. Meno importano fascino esotico o panorami spettacolari; ora si cerca stabilità politica, accesso veloce alle cure mediche e facilità nella gestione delle cose quotidiane. Flessibilità fiscale e buona connessione restano fattori decisivi.
Chi vive da nomade digitale nel 2026 vuole soprattutto evitare ritardi o sorprese appena arrivato. “Non basta più una bella vista sul mare: serve sapere che possiamo lavorare senza interruzioni”, sintetizza Maria Jensen, sviluppatrice danese appena trasferita a Valencia.
Il Digital Nomad Friction Index 2026 diventa così una guida preziosa in un mondo sempre più mobile. Chi sceglie dove andare non cerca solo ispirazione ma certezze concrete per una vita il più possibile lineare finché dura il contratto o la stagione lavorativa.