Innovazione e clima ridefiniscono la viticoltura europea: nuovi vitigni resistenti al freddo, espansione verso nord e opportunità per enoturismo e produzioni di qualità
Domodossola, 30 gennaio 2026 – Il panorama della viticoltura nei mesi freddi sta vivendo una trasformazione significativa, influenzata da innovazioni agronomiche e dalle profonde variazioni climatiche che interessano l’Europa settentrionale. Il cambiamento climatico e lo sviluppo di nuovi vitigni ibridi resistenti al freddo stanno spingendo la coltivazione della vite verso latitudini un tempo impensabili, aprendo nuove frontiere per la produzione e il turismo enologico.
La viticoltura nordica: un fenomeno in espansione
Tradizionalmente limitata a zone dal clima mite, la coltivazione della vite si sta estendendo verso regioni settentrionali come Estonia, Svezia e Regno Unito. In Estonia, un Paese che fino a pochi decenni fa produceva solo vini da frutta o bacche, realtà come Luscher & Matiesen Muhu Winehouse hanno dimostrato come sia possibile coltivare uve di qualità anche in condizioni climatiche rigide. Con circa 2.000 viti, questa cantina rappresenta uno dei vigneti più settentrionali al mondo e offre un’esperienza enoturistica completa con degustazioni, tour e laboratori tematici. Peke Eloranta, CEO della cantina, sottolinea che i vini prodotti riflettono fedelmente le particolari condizioni nordiche, caratterizzate da estati brevi e fresche, offrendo agli appassionati un prodotto unico.
Nel Regno Unito, la produzione vitivinicola ha conosciuto una crescita esponenziale dagli anni Ottanta, favorita dal riscaldamento globale e da una stagione di maturazione più lunga. WineGB, l’associazione britannica di settore, conta oggi circa 1.100 vigneti distribuiti principalmente nelle contee meridionali, ma con espansione verso zone più settentrionali come lo Yorkshire. La vendemmia del 2025 è stata definita “eccezionale” da Stephen Skelton MW, grazie all’estate più secca mai registrata, con vini fermi di livello mondiale attesi soprattutto nei vitigni Chardonnay e Pinot Nero.
In Svezia, riconosciuta ufficialmente come Paese vitivinicolo dall’UE solo dal 1999, la viticoltura è concentrata soprattutto nella contea di Scania, dove si produce circa l’80% dell’uva nazionale. L’evento The Swedish Wine Tasting del 2024 ha evidenziato la qualità emergente dei vini svedesi, con un esito sorprendente che ha visto un vino locale superare in una degustazione alla cieca anche un classico Chardonnay francese. Dal giugno 2025, una nuova normativa consente la vendita diretta in cantina, incentivando ulteriormente la crescita del settore vitivinicolo e turistico.
Impatti del cambiamento climatico sulla viticoltura
Gli effetti del riscaldamento globale si manifestano con un aumento delle temperature medie, una maggiore frequenza di giorni caldi sopra i 30 °C e un accorciamento del periodo di maturazione dell’uva. Tuttavia, il mutamento climatico rappresenta un fenomeno complesso e multidisciplinare, come confermato da studi internazionali e dall’IPCC, che evidenziano come questi cambiamenti siano attribuibili principalmente all’attività antropica. Tra le conseguenze vi è anche una maggiore variabilità meteorologica che, pur aprendo nuove opportunità per la viticoltura nelle regioni tradizionalmente fredde, impone sfide per la gestione sostenibile delle coltivazioni.
L’esperienza italiana, in particolare nelle zone di montagna come la Val d’Ossola, testimonia l’importanza della potatura invernale e della cura del vigneto nei mesi freddi per garantire la salute delle piante e la qualità del raccolto. L’attività di selezione dei tralci e delle gemme in questa fase è fondamentale per affrontare con successo la stagione vegetativa e la successiva vendemmia.
Questi mutamenti stanno determinando un rinnovato interesse per le regioni meno conosciute della viticoltura, creando nuove rotte per il turismo enologico e ampliando l’offerta di vini con caratteristiche organolettiche e sensoriali peculiari, strettamente legate al terroir e alle condizioni climatiche locali.