Il Cammino dei Beati in Sardegna: trekking tra natura, storia e spiritualità nell’isola incantata

Giulia Ruberti

29 Novembre 2025

Cagliari, 29 novembre 2025 – Un viaggio tra **borghi isolani**, sentieri sterrati e coste spazzate dal vento: in Sardegna, ogni stagione regala un’esperienza diversa. Qui l’orizzonte del **mare** si alterna a colline punteggiate da antichi nuraghi. Il **Cammino di Santa Barbara**, uno dei più noti e suggestivi dell’isola, richiama ogni anno viaggiatori da tutta Italia. Proprio in questi giorni, con il clima mite di fine novembre, molti partono per scoprire non solo panorami ma anche storie e riti tramandati nelle comunità del Sulcis.

## Alla scoperta del Cammino di Santa Barbara

Per molti il viaggio inizia da **Iglesias**, cittadina mineraria che conserva ancora le tracce di un passato legato all’estrazione di piombo e argento. Sono le sei del mattino quando il gruppo si raduna davanti alla cattedrale, zaini sulle spalle e scarpe già sporche della polvere rossa delle strade antiche. Il percorso supera i 500 chilometri e attraversa più di 24 comuni. Come racconta **Carlo Pinna**, guida ambientale del territorio: “Ogni tappa è una scoperta, dalle vecchie miniere alle case rurali dove ti accolgono con pane carasau e formaggio”.

Le prime luci illuminano le creste delle colline. Si cammina in silenzio tra macchia mediterranea, lecci, corbezzoli e ginestre che sbucano tra le rocce. Il **sentiero** punta verso sud-ovest, raggiungendo piccoli paesi come **Masua** o **Bugerru**, dove le miniere abbandonate raccontano decenni di fatica e lotte operaie.

## Tradizioni e ospitalità isolana

Il cammino è anche l’occasione per incontrare chi custodisce ancora vive le tradizioni della Sardegna interna. A **Fluminimaggiore**, per esempio, ci si ferma spesso nella piazza principale. “Qui il tempo sembra scorrere più lento”, dice **Giulia Manca**, giovane pastora che a volte accompagna i pellegrini per un pezzo del percorso. La sera si cena con pane tipico e si ascoltano storie sulla festa di Santa Barbara o sulle antiche leggende dei banditi locali.

Non è solo una camminata: tanti approfittano per conoscere riti come la **panificazione** a legna o la lavorazione dell’oro filigranato. In alcuni tratti, le donne del posto invitano i viandanti nelle loro case per mostrare come si fa il formaggio fresco. Un gesto semplice ma carico di significato – uno scambio diretto fra chi arriva da fuori e chi sull’isola è nato e cresciuto.

## Il mare sullo sfondo e la natura selvaggia

Anche se l’entroterra domina, a volte il **mare** riappare all’improvviso dietro una curva della strada. Un blu intenso che taglia l’orizzonte dietro i ginepri. In particolare nel tratto verso **Nebida** o lungo la scogliera di Portixeddu, il suono delle onde si mescola al vento tra gli ulivi.

Durante il cammino si incrociano anche animali selvatici: qualche muflone sbuca tra i cespugli mentre un falco plana alto sopra i crinali. Il paesaggio cambia rapidamente – dalle dune sabbiose ai boschi fitti – offrendo una varietà di panorami poco conosciuti dal turismo di massa. “È come attraversare tante isole diverse dentro la stessa isola”, racconta un pellegrino partito da **Oristano**.

## Percorso accessibile tutto l’anno

Gli organizzatori della Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara consigliano soprattutto primavera e autunno per partire. Però anche a novembre non mancano gruppi organizzati o singoli camminatori attratti dalla tranquillità dei sentieri e dalle temperature più fresche. Lungo il percorso ci sono diversi punti tappa – ex scuole, ostelli semplici o case comunali – dove fermarsi una notte prima di ripartire all’alba.

I costi sono contenuti: una notte in ostello va dai **20 ai 35 euro**, mentre una cena preparata dalle famiglie locali costa circa **15 euro**. “È un modo diverso di viaggiare”, spiega la responsabile dell’accoglienza a **Santadi**. “Non cerchi lusso ma incontri veri”.

## Un viaggio che resta

Alla fine del cammino – che molti chiudono presso la chiesa di Santa Barbara a **Pula** – resta la sensazione di aver attraversato non solo un territorio ma anche un mondo umano. Chi torna racconta il profumo della macchia mediterranea, i volti incontrati lungo la strada e i silenzi interrotti solo dal rumore dei passi sul terreno.

Un viaggio lento che svela l’anima più autentica della Sardegna – lontana dai luoghi affollati e dalle immagini da cartolina – tra **sentieri antichi**, ospitalità sincera e un mare sempre pronto a fare da confine.

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