Immersioni con gli squali senza gabbia: scopri 10 paesaggi naturali incredibili e inesplorati in Italia

Silvana Lopez

26 Agosto 2026

Milano, 26 agosto 2026 – Tuffarsi tra gli squali senza gabbia può sembrare una follia. Eppure è proprio questo coraggio – o forse questa sfida – che ha spinto un gruppo di appassionati del mare e biologi marini a raccontare una realtà ben diversa da quella che siamo abituati a immaginare. Siamo nelle acque limpide di Capo Verde, dove da anni si organizzano immersioni guidate per avvicinare gli squali senza alcuna protezione metallica. Perché? Per capire, o almeno provarci, se la paura sia davvero fondata o solo il frutto di film e vecchi pregiudizi.

Squali, predatori meno pericolosi del previsto

All’alba sulla spiaggia di Santa Maria, il gruppo guarda il mare con un misto di emozione e tensione. L’attrezzatura è pronta, le mute vengono infilate in fretta. Niente gabbie d’acciaio, solo pinne e maschera. “Il primo istinto è stare fermi, quasi trattenere il respiro”, racconta Giulia Riva, biologa milanese che studia gli squali da più di dieci anni. Ma quando lo squalo arriva, tutti concordano: sembra proprio ignorare la presenza umana.

I dati globali sugli attacchi sono chiari”, spiega la Federazione internazionale per la ricerca sugli squali (ISAF): ogni anno nel mondo si registrano meno di 100 incidenti non provocati tra squali e persone, con poche vittime. Tra gli esperti questa statistica è nota, ma il pubblico fatica ancora a crederci. Basta pronunciare la parola “squalo” per risvegliare paure antiche.

Il mito alimentato dal cinema

Le cause sono tante, ma il cinema gioca un ruolo enorme. Da “Lo Squalo” di Spielberg in poi, l’immagine dello squalo come predatore spietato è impressa nell’immaginario collettivo. “In realtà lo squalo spesso gira curioso e poi se ne va. Non vede l’uomo come preda”, spiega Riva durante il briefing prima dell’immersione. Lo stesso vale per i grandi predatori come lo squalo bianco, che appare molto più prudente che aggressivo.

Ieri la temperatura dell’acqua era intorno ai 27 gradi quando il gruppo ha avvistato le prime pinne grigie muoversi lente nei riflessi del blu. Nessun segno d’allarme, solo un incontro fatto di rispetto reciproco. “La paura c’è ancora – confessa uno dei sub – ma dura poco. Poi capisci che sei tu l’ospite.”

L’importanza della tutela degli squali

Esperienze come queste stanno diventando sempre più comuni in luoghi come le Fiji, l’Australia occidentale o il Mediterraneo e hanno un obiettivo chiaro: aumentare la consapevolezza sulla necessità di proteggere questi animali. Secondo l’ultimo rapporto della IUCN, un terzo delle popolazioni di squali nel mondo rischia l’estinzione a causa della pesca indiscriminata e della distruzione degli habitat.

Il paradosso è tutto qui: animali temuti ma anche tra i più fragili del pianeta. “Se perdiamo gli squali – mette in guardia il direttore del programma Ocean Watch – rischiamo il collasso degli ecosistemi marini.”

In acqua tra paura e fascinazione

L’esperienza diretta cambia anche lo sguardo su queste creature. Sul pontile al ritorno dall’immersione, mentre si asciugano al sole, i partecipanti raccontano dettagli concreti: “L’odore del neoprene bagnato, le mani tese mentre stringi la maschera”. Paure che pian piano si sciolgono in stupore.

Le regole sono semplici: niente movimenti bruschi, occhi aperti ai segnali delle guide, mantenere le distanze giuste. Ma c’è soprattutto un sentimento comune: rispetto vero. “Non siamo padroni del mare”, riflette un giovane turista romano appena salito sulla barca.

Un’immersione che cambia la prospettiva

Insomma, il “shark diving senza gabbia” non è una moda né solo una prova di coraggio fine a sé stessa. È un modo per mettere in discussione idee vecchie e riconoscere che la natura si rivela solo a chi sa mettere da parte le paure. Gli organizzatori locali – attivi ogni mattina dalle 7 alle 11 – dicono che negli ultimi due anni più di 2mila persone hanno vissuto questa esperienza a Capo Verde.

Il fascino misterioso degli squali resta intatto, insieme a una nuova consapevolezza: “Abbiamo più da temere dalla nostra ignoranza che dai loro denti”, scherza una guida poco prima del tramonto sulla spiaggia. Così si chiude una giornata fatta di onde, silenzi e nuove domande sulla convivenza tra uomo e natura.

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