Milano, 22 settembre 2026 – Immergersi tra gli squali senza gabbia, a pochi metri, in pieno mare aperto. Potrebbe sembrare una follia, e invece – come raccontano molti esperti e appassionati – questa esperienza, che sta conquistando sempre più italiani, ha più a che fare con la conoscenza che con il coraggio. A spiegare cosa succede sono diversi subacquei che negli ultimi anni hanno deciso di lasciare da parte le protezioni tradizionali per osservare da vicino uno degli animali più fraintesi dell’oceano.
L’incontro ravvicinato con gli squali
La scena si ripete nelle acque delle Bahamas, alle Hawaii, ma anche nell’arcipelago toscano o in Croazia: uomini e donne – muta, maschera, bombola – scendono lentamente sotto la superficie e senza barriere si ritrovano faccia a faccia con uno squalo pinna nera o uno squalo toro. “All’inizio ti sembra una pazzia – racconta Fabio Grandi, istruttore milanese che guida piccoli gruppi nel Mar Tirreno – poi ti accorgi che lo squalo ti osserva, gira alla larga e va via. Nessun attacco, nessuna aggressione”.
Secondo la Federazione Italiana Attività Subacquee, le immersioni con squali senza gabbia sono cresciute del 20% rispetto al 2023. Una tendenza spinta dalla curiosità e soprattutto dalla voglia di sfatare miti vecchi di decenni. “Abbiamo sempre pensato a questi animali come predatori spietati – spiega la biologa marina Alice Camporesi – ma la realtà è ben diversa. Gli squali sono prudenti e quasi mai vedono l’uomo come preda”.
Dai film alla realtà: cosa dice la scienza
Il rapporto tra squali e uomo è stato segnato da anni di racconti allarmistici: “Basta pensare al film ‘Lo Squalo’ per capire quanto ci abbia condizionato”, ammette Camporesi. Ma i numeri dicono altro. L’International Shark Attack File dell’Università della Florida registra nel 2025 appena 66 attacchi non provocati nel mondo; i mortali sono stati solo cinque.
“Sono cifre minime se le confrontiamo ai milioni di bagnanti e subacquei che ogni anno frequentano il mare”, ricorda la biologa. Eppure la paura resta forte. “Il vero problema per lo squalo – prosegue Camporesi – siamo noi: ogni anno ne uccidiamo tra i 70 e i 100 milioni per le loro pinne e carne”. Numeri impressionanti che mettono a rischio molte specie.
Chi sceglie il shark diving (e perché)
Ma chi decide di tuffarsi tra gli squali senza protezioni? “Spesso non cercano l’adrenalina – racconta Grandi –, ma vogliono vedere da vicino un animale nel suo ambiente naturale”. C’è chi vola fino a Bimini o Guadalupe Island; altri preferiscono il Mediterraneo. I prezzi? Per un’escursione guidata in acque tropicali si parte da 400 euro al giorno; in Italia si può fare dai 100 ai 200 euro.
Tra i partecipanti ci sono biologi marini, fotografi naturalisti ma anche appassionati alle prime armi, uomini e donne dai 25 ai 55 anni. La sicurezza è fondamentale: “Mai movimenti bruschi – raccomanda Grandi –, mai toccare gli animali e restare sempre vicino al gruppo”.
Testimonianze e percezione pubblica
Le testimonianze raccolte parlano chiaro: “Pensavo sarebbe stato uno scontro – dice Martina Picchi, sub fiorentina –, invece lo squalo sembrava indifferente, quasi infastidito dalla nostra presenza”. Spesso lo stupore lascia spazio a una nuova consapevolezza: “Dopo quell’immersione ho capito quanto fossi ingiusta nel giudicarli”, confessa Picchi.
Le associazioni ambientaliste sottolineano l’importanza dell’educazione scientifica. “Bisogna far capire che incontrare uno squalo non significa automaticamente correre un rischio”, dice Legambiente. Gli operatori turistici lavorano ormai fianco a fianco con biologi marini per garantire sicurezza ai visitatori e rispetto per gli animali.
Un futuro diverso per gli squali?
Nonostante le paure diffuse – spesso gonfiate dai social e dai media – il fenomeno del shark diving senza gabbia segna un cambiamento importante nel modo di vedere questi animali. “Solo conoscendoli davvero possiamo imparare a rispettarli”, conclude Camporesi. Una frase semplice, che però mette bene in luce una realtà dove il vero rischio è rimanere prigionieri dei propri pregiudizi.