Milano, 17 febbraio 2026 – Nel cuore dell’arcipelago delle isole Spratly, nell’Asia sud-orientale, la Cina sta portando avanti un progetto che fa discutere governi e osservatori internazionali: un nuovo complesso infrastrutturale che, secondo fonti ufficiali, comprenderà porto, aeroporto, strutture alberghiere, complessi residenziali e anche insediamenti militari. I lavori – partiti nei primi mesi del 2026, come confermato da immagini satellitari raccolte tra il 10 e il 15 gennaio – rientrano in quella che Pechino chiama “una strategia di sviluppo economico e stabilità per l’area”. Ma molti analisti e Paesi vicini vedono tutto ciò come un segnale dell’aumento della presenza cinese nel Mar Cinese Meridionale.
Un progetto faraonico tra economia e strategia
Le isole Spratly, al centro di una delle dispute più complesse dell’Asia, sono oggi un mosaico di piccoli atolli, scogli e banchi corallini. Qui la Cina sta costruendo una struttura articolata: la presenza di una pista d’atterraggio lunga oltre 3.000 metri e di moli per navi di grande dimensione – segnalata dalla società americana Planet Labs – rende chiaro quanto il progetto sia imponente. Oltre alle strutture civili, secondo il Centro Studi Asia-Pacifico di Singapore sono previsti anche nuovi radar e sistemi di difesa lungo la costa.
La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, parla di “interventi necessari per sviluppare il turismo, proteggere la sicurezza dei lavoratori e mantenere stabile la regione”. Ma le reazioni dei Paesi limitrofi non si sono fatte aspettare. Da Manila, il ministro della Difesa filippino Gilbert Teodoro ha definito il progetto “una minaccia diretta agli interessi delle Filippine”. Il Vietnam, da tempo rivendicatore di alcune isole dell’arcipelago, ha convocato l’ambasciatore cinese “per chiedere spiegazioni immediate”.
Porto e aeroporto: le nuove vie del traffico commerciale
Il nuovo porto – con banchine pensate per accogliere sia navi cargo sia unità militari – potrebbe diventare un punto chiave per tutta la regione. A poche miglia da qui passano ogni giorno decine di navi container dirette verso l’Europa o le grandi città asiatiche: secondo l’International Maritime Organization, oltre il 30% del traffico marittimo mondiale attraversa queste acque.
Un aeroporto moderno, con torri di controllo e terminal in costruzione, potrebbe non solo facilitare il turismo ma anche permettere spostamenti rapidi di personale civile e militare. Lo spiega Lian Hongzhang, docente all’Università marittima di Pechino: “Solo con uno sviluppo infrastrutturale coordinato la Cina potrà davvero presidiare questa regione”, ha detto in un’intervista recente al South China Morning Post.
Complessi residenziali e turismo: le promesse cinesi
Oltre alle grandi opere strategiche, il piano prevede anche la costruzione di hotel a cinque stelle, villaggi turistici e aree abitative per chi lavorerà sull’isola. “Vogliamo trasformare le Spratly in una meta internazionale”, spiegano fonti della CCCC (China Communications Construction Company), responsabile dei lavori principali. I primi rendering mostrano piscine affacciate sul mare, campi da tennis e palazzine moderne immerse nel verde.
Secondo la stampa locale legata al governo cinese, le prime prenotazioni sono previste per la seconda metà del 2027. Una data che però appare ottimistica visto il ritmo attuale dei cantieri: fonti filippine parlano infatti di ritardi legati al maltempo e alle tensioni con le flotte vietnamite nella zona.
Insediamenti militari che accendono preoccupazioni
Il capitolo più delicato riguarda gli insediamenti militari. Le immagini satellitari mostrano già piazzole per missili e hangar per aerei da ricognizione. Esperti come Greg Poling del CSIS negli Stati Uniti sostengono che entro l’anno prossimo qui potrebbe esserci una guarnigione permanente.
“L’obiettivo è rafforzare il controllo cinese sulle rotte marittime”, commenta Poling durante un’intervista a CNBC Asia. Gli Stati Uniti hanno espresso “profonda preoccupazione” per le conseguenze geopolitiche della situazione: lo ha ribadito l’ambasciatore a Manila MaryKay Carlson durante un incontro riservato al Ministero degli Esteri filippino. Anche l’Unione europea segue con “attenzione crescente” questa vicenda, fa sapere un portavoce a Bruxelles.
Nuovi equilibri in bilico nel Mar Cinese Meridionale
In questo scenario che cambia rapidamente, l’espansione cinese nelle Spratly rischia di riaccendere tensioni rimaste sotto traccia finora. Tra i piccoli porti di Palawan o i mercati affollati di Ho Chi Minh City resta una domanda forte: chi controllerà davvero questo pezzo di mare? Per ora ci sono solo immagini satellitari – cemento grigio e piste d’asfalto che rompono il verde dei coralli – insieme a dichiarazioni ufficiali. Ma sotto la superficie si agitano interessi economici profondi, vecchie rivalità e un futuro incerto per la stabilità dell’intera regione del Mar Cinese Meridionale.