Milano, 18 ottobre 2026 – Nel 2025, quasi 3,7 milioni di alberi sono stati messi a dimora in Italia su una superficie di oltre 5.300 ettari. Un segnale concreto di un impegno diffuso su tutto il territorio per riconvertire ambienti spesso trascurati. Il dato, pubblicato oggi dal Ministero dell’Ambiente, racconta di uno sforzo che va dal Nord al Sud, spinto sia dalle richieste dell’Europa sul clima, sia dalle esigenze locali di riqualificare spazi urbani e rurali.
La nuova mappa del verde: dove crescono gli alberi
La mappa aggiornata offre un quadro a macchia di leopardo. I principali interventi si sono concentrati nelle aree metropolitane, nei parchi lungo i fiumi e in alcune zone agricole abbandonate, con particolare attenzione alle aree colpite da dissesti idrogeologici negli ultimi anni. Milano e la sua cintura – da Bicocca fino al Parco Sud – hanno visto la piantumazione di oltre 200mila nuovi alberi. Anche il Piemonte, soprattutto tra Torino e Chivasso, ha lanciato progetti pilota per combattere la frammentazione degli habitat.
Al centro Italia, dal Lazio alle colline umbre, l’obiettivo è stato proteggere terreni a rischio erosione. In Toscana, vicino alla piana fiorentina, è partito un piano triennale: «Bisognava ridurre le isole di calore e aumentare la copertura arborea – spiega l’assessora all’Ambiente Cecilia Bettini – È stato un lavoro fatto insieme da enti pubblici e associazioni».
Obiettivi ambientali e pressioni europee
Il progetto di riforestazione si inserisce negli obiettivi del Green Deal europeo: l’Italia deve arrivare a piantare almeno 4 milioni di alberi all’anno entro il 2030. I numeri del 2025 si avvicinano a questo traguardo ma c’è ancora margine per fare meglio. Secondo il Ministero, oltre il 70% delle specie piantate sono autoctone: querce, lecci, aceri, olmi e carpini. In città spesso si è scelto il bagolaro perché resiste bene all’inquinamento.
Ieri al MAXXI di Roma il ministro dell’Ambiente Andrea Gatti ha ricordato: «Non si tratta solo di estetica o paesaggi più belli. Ogni albero aiuta a catturare CO₂, attenua le ondate di calore e diminuisce i rischi di frane». Intanto però alcune associazioni ambientaliste chiedono più chiarezza sui dati riguardanti la sopravvivenza degli alberelli dopo il primo anno.
L’impatto nelle città e tra la gente
L’arrivo di quasi quattro milioni di nuovi alberi si fa sentire soprattutto nelle città: quartieri come San Donato a Bologna o Vasto a Napoli sono tra quelli più interessati. Le piantumazioni in spazi pubblici — spesso lungo strade trafficate o vicino alle scuole elementari (come l’Istituto Cesare Battisti a Bari) — hanno ricevuto apprezzamenti dai residenti e dai genitori. «Ora mio figlio gioca in un cortile diverso», racconta Rita D’Auria, mamma di due bambini. In Emilia-Romagna poi quasi cinquemila cittadini sono stati coinvolti direttamente nelle giornate dedicate alla piantumazione.
Oltre agli effetti ambientali — meno polveri sottili e temperature più basse nelle giornate calde — resta però aperta la questione della manutenzione. Legambiente avverte: «La vera sfida ora è far sì che quegli alberi non muoiano». Ricordando che senza un controllo attento nei primi cinque anni una buona parte delle nuove piante rischia seriamente di non sopravvivere.
Cosa ci aspetta nel 2026
Guardando avanti al 2026, il Ministero punta soprattutto sulle aree rurali — in particolare quelle province colpite dalla crisi agricola — e vuole integrare meglio la piantumazione nei piani urbanistici delle città. Restano però problemi da risolvere: manca acqua in molte regioni (la Sicilia è fra le più critiche), mentre i fondi pubblici rischiano ancora di essere spesi in modo dispersivo con troppi piccoli progetti non coordinati.
Il dato del 2025 segna comunque un +15% rispetto all’anno prima, ma la “corsa al verde” è tutt’altro che finita. Solo con il tempo capiremo davvero se queste nuove foreste riusciranno a cambiare volto alle nostre città e campagne.