Lago di Capodacqua: guida alla scoperta della Piccola Atlantide d’Abruzzo e come raggiungerla

Giulia Ruberti

19 Agosto 2026

Capestrano, 19 agosto 2026 – Nel cuore dell’Abruzzo, tra le montagne dell’entroterra aquilano, il Lago di Capodacqua si presenta come un piccolo mistero fatto d’acqua e pietra. Ogni anno richiama subacquei, studiosi e semplici curiosi. È conosciuto come la “piccola Atlantide d’Abruzzo” per i suoi fondali limpidi che custodiscono i resti sommersi di un borgo rurale abbandonato. Nelle mattine d’agosto, quando la luce si fa ancora timida tra le valli, spuntano le prime canoe e i sub pronti a immergersi in questa meraviglia nascosta.

Storia sommersa e paesaggi cristallini

Il Lago di Capodacqua non è solo uno specchio d’acqua qualunque: si tratta di un bacino artificiale costruito nel Novecento vicino a Capestrano, in provincia de L’Aquila. Nel 1965, con il lento riempirsi dell’invaso, sono finiti sott’acqua due vecchi mulini in pietra e alcune case di una piccola comunità agricola. Oggi, sotto quelle acque limpide – che arrivano a quasi otto metri di profondità – resistono muri, architravi, portoni che sembrano spalancarsi nel nulla e scale sommerse tra le alghe.

A sentire le guide locali, pochi laghi in Italia offrono una visibilità così chiara: “Si vede tutto anche a tre-quattro metri sotto la superficie”, spiega Antonio Di Giulio, storico e appassionato di immersioni. “Questi resti sono come congelati nel tempo, sembrano un paese sospeso in attesa”. I sub confermano: la temperatura dell’acqua si mantiene stabile intorno ai dieci gradi, ideale per conservare le pietre e rallentare la crescita delle alghe.

La meta degli appassionati di immersioni

Il lago è ormai una tappa fissa per chi ama immergersi nel centro Italia. Dai gruppi organizzati che arrivano dalla costa adriatica o dal Lazio con attrezzature tecniche e macchine fotografiche subacquee alle luci a led all’avanguardia. La sensazione? “È come esplorare un sito archeologico sommerso”, raccontano i sub. “Non è solo sport: qui si fa anche ricerca”, aggiunge Martina Baldassarre, biologa marina dell’Università dell’Aquila. “I resti umani aiutano a capire meglio come l’acqua conserva strutture organiche e materiali diversi”.

Non mancano poi i visitatori più “leggeri”, quelli con maschera e boccaglio alla mano. I fortunati riescono a scorgere pesci autoctoni come il barbo o la trota fario, specie che hanno trovato qui un habitat insolito. La pesca però è vietata per proteggere l’ambiente: all’ingresso del sentiero ci sono cartelli gialli ben visibili che lo ricordano.

Accesso, regole e curiosità locali

Arrivare al Lago di Capodacqua non è difficile ma richiede un po’ di attenzione: dista una decina di minuti d’auto da Capestrano su strade strette fiancheggiate da canneti e vecchi ulivi. Il parcheggio è piccolo – circa venti posti – e nei weekend va a ruba rapidamente. L’accesso è controllato dalla società che gestisce l’invaso; per immergersi serve prenotare almeno una settimana prima. Il costo? Circa 15 euro al giorno a persona (attrezzatura esclusa). Chi viene solo per fare una passeggiata o scattare foto paga meno: intorno ai cinque euro.

Gli abitanti del posto raccontano che la leggenda della “piccola Atlantide” nasce negli anni Ottanta, quando i primi sommozzatori locali – armati solo di torce improvvisate e pinne da piscina – hanno iniziato a esplorare il fondo portando alla luce immagini sgranate delle antiche porte sommerse. Da allora le visite estive sono aumentate costantemente. Eppure l’ambiente resta tranquillo: poche barche (solo a remi o elettriche) e silenzio rotto soltanto dal canto degli uccelli migratori.

Un gioiello fragile da tutelare

Negli ultimi anni il Comune ha avviato un progetto per proteggere l’ambiente: “Cerchiamo di mantenere intatto il sito”, spiega Giovanna Pace, assessora al turismo locale. Sono state messe boe segnaletiche, vietate le barche a motore e installati cartelli per rispettare le zone protette. “La sfida è far convivere turismo e conservazione”, aggiunge Pace, “perché questo lago è uno dei pochi posti in Italia dove natura e storia si incontrano sott’acqua”.

Chi arriva qui percepisce subito qualcosa di speciale: tra i profumi delle ginestre e il vento fresco dalla Maiella, resta l’impressione di trovarsi in un luogo sospeso tra due mondi — quello del passato rurale abruzzese e quello della scoperta lenta ma rispettosa. Una piccola Atlantide nascosta che racconta in silenzio la storia d’Abruzzo sotto pochi metri d’acqua cristallina.

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