Marrakech Verde: Scopri i Parchi, i Giardini Segreti e i Tesori Naturali della Città Rossa

Silvana Lopez

3 Gennaio 2026

Marrakech, 3 gennaio 2026 – Tra i cactus dalle forme rigide di Majorelle, i filari ordinati dei palmeti che circondano la città, le vasche silenziose dei riad e il verde che resiste timido nel cuore del deserto, Marrakech mostra un volto spesso inatteso. Chi arriva in città in cerca di esotismo resta sorpreso dalla presenza costante della natura, nascosta in giardini segreti e oasi nascoste. È un aspetto meno noto della città rossa, che negli ultimi anni ha catturato l’interesse non solo dei turisti curiosi ma anche di studiosi di botanica e appassionati d’arte.

I giardini Majorelle e il blu che resta nel cuore

Aperto tutti i giorni dalle 8 alle 18, il giardino Majorelle è ormai una tappa fissa per chi vuole scoprire il legame profondo tra arte e natura a Marrakech. Nato negli anni ’20 dalla passione del pittore Jacques Majorelle e poi comprato da Yves Saint Laurent e Pierre Bergé, ospita più di 300 specie di piante. La maggior parte sono cactus e succulente da ogni parte del mondo: alcune alte, altre piccolissime, tutte incorniciate dal celebre “blu Majorelle”, una tinta così intensa da sembrare quasi irreale al mattino.

Passeggiando sui vialetti di pietra si capisce subito quanto qui il silenzio sia un lusso prezioso, in una città sempre vivace. “Questo posto mi aiuta a respirare,” confida Amine, uno degli inservienti storici. Non serve molto per capire perché: al centro del giardino ci sono piccoli stagni con le ninfee, lucertole che si scaldano sulla ghiaia. I visitatori invece cercano l’ombra delle palme o si fermano ad ascoltare l’acqua che scorre tra le canne di bambù.

La Mamounia, Churchill e i giardini dipinti

La Mamounia è spesso sinonimo di lusso: un hotel che ha ospitato star e politici. Ma pochi sanno che dietro quelle mura si trovano alcuni dei giardini più curati di tutta Marrakech. Qui Winston Churchill, durante i suoi soggiorni, si fermava a dipingere. Lo raccontano le cronache locali e Hassan, una guida del posto, ricorda spesso la frase attribuita all’ex primo ministro britannico: “Non c’è nulla al mondo che possa competere con questo luogo”.

Le aiuole seguono disegni geometrici tipici della tradizione moresca. Tra rose, aranci in fiore e ulivi secolari, i visitatori camminano piano, quasi per non disturbare. L’unico suono è quello delle fontane: basta fare pochi passi per dimenticare il caos della città. Il biglietto non è alla portata di tutti (circa 80 euro per un tè pomeridiano), ma il fascino verde di questo angolo resta qualcosa di esclusivo.

I palmeti: datteri e acqua preziosa

Poco fuori dal centro storico, dopo Bab Debbagh, si aprono i grandi palmeti che da secoli riforniscono Marrakech di datteri. Sono tra le poche aree verdi naturali rimaste, messe a dura prova dalla siccità e dall’espansione urbana. Secondo il Comune ci sono più di 100.000 alberi, molti però ormai anziani. Gli agricoltori raccontano che “una volta la terra era sempre fresca”; oggi si lavora soprattutto nelle prime ore del giorno per evitare il caldo più forte.

Questi palmeti sono veri orti condivisi: tra una palma e l’altra crescono zucche, fave e anche grano duro. Il sistema d’irrigazione è antico – piccoli canali in terra trasportano l’acqua dalle montagne dell’Atlante. Solo negli ultimi anni si stanno provando nuovi metodi per salvare questi polmoni verdi: la municipalità ha iniziato a usare impianti a goccia e varietà più resistenti alla siccità.

Un patrimonio fragile da difendere

“Non c’è solo la Medina o i souk,” avverte Fatima Zahra El Idrissi, ricercatrice all’Università Cadi Ayyad. Da mesi gli studiosi stanno mappando i giardini nascosti della città: piccoli spazi dentro riad storici o orti urbani nascosti tra le mura rosse. L’obiettivo è proteggere non solo la biodiversità ma anche la memoria collettiva di Marrakech. Luoghi minacciati dal turismo crescente o dalla crisi climatica rischiano infatti di sparire senza fare rumore.

Eppure, tra le strette calle del centro o lungo i grandi viali della città nuova, il verde continua a cercare spazio. A volte basta aprire un portone antico o sbirciare oltre un muro per scoprire che qui la natura ha radici profonde… più profonde di quanto si pensi davvero.

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