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Momijigari: la magica tradizione giapponese dell’autunno tra foglie rosse e paesaggi incantati

Simona Carlini by Simona Carlini
13 Settembre 2026
in Esperienze
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Esperienze

Tokyo, 13 settembre 2026 – In Giappone, da metà settembre fino a inizio dicembre, migliaia di persone si mettono in cammino per il Momijigari, la tradizionale “caccia alle foglie rosse” che segna l’arrivo dell’autunno. Dai giardini di Kyoto alle pendici del monte Takao vicino a Tokyo, passando per le strade di Nara e i parchi cittadini, la ricerca dei colori caldi degli aceri non è solo un rito estetico: è un vero e proprio fenomeno culturale che coinvolge famiglie, turisti, fotografi e studiosi. Ma da dove viene questa usanza? E perché continua ad appassionare così tanto?

Origini e significato del Momijigari

La parola Momijigari significa letteralmente “andare a caccia delle foglie d’acero” (momiji: acero; gari: caccia). La tradizione risale all’epoca Heian (794-1185), quando le élite della corte imperiale si avventuravano nei boschi per ammirare i cambiamenti della natura. Con il tempo, questa pratica è diventata popolare anche tra la gente comune ed è oggi una delle feste autunnali più sentite del Giappone. Come spiega il professor Hiroshi Tanaka, docente di antropologia culturale all’Università di Kyoto, “il Momijigari celebra la caducità delle cose: la bellezza delle foglie rosse dura poco, proprio per questo viene cercata e apprezzata con intensità”.

Anche oggi, molte famiglie organizzano gite nel weekend, zaino in spalla, thermos di tè verde e bento preparati in casa. Sui treni regionali verso le località più note – il rapido per Nikko, il locale per Arashiyama – si vedono gruppi ordinati di persone armate di fotocamere e smartphone. A dare il via alle danze è la Japan Meteorological Agency: i suoi bollettini stagionali sul foliage sono seguiti quotidianamente.

I luoghi simbolo del Momijigari

Tra i posti più amati per il Momijigari ci sono il tempio Kiyomizudera a Kyoto, il parco nazionale di Daisetsuzan a Hokkaido e il monte Yoshino nella prefettura di Nara. Qui, nelle prime ore del mattino – dicono le guide – l’aria è fresca e limpida, i sentieri quasi desolati e la luce radente esalta il rosso intenso delle foglie. “È come vedere un mare in fiamme”, racconta Kenji Watanabe, fotografo freelance che segue questo fenomeno da oltre vent’anni.

La stagione del Momijigari muove un indotto economico importante nelle aree rurali. Secondo dati dell’ente del turismo giapponese (JNTO), nel 2025 il turismo legato alle foglie rosse ha fatto girare più di 400 miliardi di yen e ha attirato circa 12 milioni di visitatori tra locali e stranieri. Le pensioni tradizionali (ryokan) sono spesso al completo già dalla fine di agosto; lungo le vie storiche spuntano dolci stagionali come biscotti all’acero o dorayaki farciti con marmellata di fagioli rossi.

Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi

Passeggiando nei viali del parco Shinjuku Gyoen a Tokyo si nota subito una cosa: durante il Momijigari regnano quiete e rispetto per l’ambiente. Le famiglie stendono teli sotto gli alberi, gruppi di amici scattano foto senza fare rumore. Solo le scolaresche rompono un po’ questo silenzio con l’allegria dei bambini che raccolgono le foglie più strane.

Per molti giapponesi non è solo una questione estetica ma anche un momento di riflessione sul ciclo della natura. L’idea del “mono no aware”, quella consapevolezza dolceamara della bellezza effimera delle cose, attraversa tutta la poesia giapponese. “In questi giorni – dice Fumiko Yamamoto, 68 anni, pensionata di Sapporo – sembra che tutto si fermi: guardare le foglie mi fa pensare a chi non c’è più”.

Momijigari oggi: tradizione che guarda avanti

Negli ultimi anni il Momijigari ha preso nuova vita anche grazie ai social network. Instagram e TikTok sono pieni di hashtag dedicati con video che mostrano sentieri coperti da tappeti rossi o angoli nascosti lontani dai soliti percorsi. Però, secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto nazionale di ricerca sul turismo, più del 70% dei partecipanti preferisce ancora viverlo dal vivo: “Le foto sui social sono belle – racconta Yuki Sato, studente universitario – ma camminare fra le foglie dà una sensazione che nessuno scatto può restituire”.

Tra tecnologia e ritorno alla natura, la “caccia” al rosso degli aceri resta uno dei riti stagionali più sentiti in Giappone: ogni anno cambia volto ma mantiene intatto quel fascino discreto che da sempre lo caratterizza.

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