Perché impilare sassi in vacanza è pericoloso: rischi per ambiente e sicurezza negli escursionisti

Giulia Ruberti

19 Luglio 2026

Milano, 19 luglio 2026 – Le torri di pietra, quelle immagini che da oltre dieci anni spopolano su Instagram e social vari, ormai sono un volto noto nei boschi italiani, sulle rive dei laghi alpini e lungo le spiagge della Liguria. Ma, come spiegano biologi e guide ambientali, dietro questi piccoli monumenti effimeri si nascondono rischi concreti: per la fauna locale, gli ecosistemi delicati e, a sorpresa, anche per la sicurezza di chi cammina sui sentieri.

Torri di pietra: simbolo o pericolo?

Chi ha camminato almeno una volta nelle Cinque Terre o nell’Adamello le avrà sicuramente viste: pile di sassi, alcune minuscole, altre che superano il metro di altezza. “È diventata una specie di moda lasciare il segno”, racconta Elisa Cattaneo, guida naturalistica a Livigno. “Bambini, ragazzi, adulti… tutti con il cellulare in mano pronti a fotografare la propria torre.” L’abitudine non è nuova – in alcune culture come quella celtica o tibetana queste pile avevano un valore spirituale – ma negli ultimi anni è diventata quasi una mania globale, spinta dalla voglia di scatti suggestivi da postare sui social.

Pochi però si fermano a pensare alle conseguenze. “Rimuovere le pietre dal terreno o dai corsi d’acqua può cambiare gli habitat di tante specie,” spiega la biologa Silvia Moretti del Parco Nazionale della Val Grande. Spostare un sasso – soprattutto in quota o lungo i torrenti – significa spesso togliere rifugio a piccoli insetti e rettili. E non è raro che salamandre o altri anfibi rari si nascondano proprio sotto quei massi.

Impatto su fauna ed ecosistemi

I dati del Corpo forestale dello Stato parlano chiaro: in alcune aree protette lombarde ogni estate spuntano centinaia di nuove torrette. Un fenomeno difficile da fermare. Le guardie del Parco dello Stelvio raccontano di vere “foreste” di pietre vicino al rifugio Pizzini. “Spesso dobbiamo rimettere tutto a posto,” dice Maurizio Sala, responsabile della sezione di Bormio. “Oltre a rovinare il paesaggio, queste costruzioni mettono a rischio l’equilibrio delicato di zone dove ogni piccolo dettaglio conta.”

A pagarne il prezzo sono soprattutto gli animali più piccoli. Le lucertole perdono riparo dal sole e dai predatori; i girini restano senza nascondigli dove crescere. Anche le piante ne risentono: togliere ripetutamente i sassi favorisce l’erosione e fa perdere terreno fertile. Nel tempo – spiegano i tecnici del Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano – il microclima cambia e i licheni faticano a tornare.

I rischi per gli escursionisti

Non va sottovalutato un altro punto. “Le torri di pietra possono confondere chi cammina sui sentieri,” osserva Marco Bressan, capo soccorso alpino di Trento. In zone dove i sentieri sono segnalati con gli omini di pietra tradizionali – usati come riferimenti da escursionisti esperti e alpini – l’aumento indiscriminato delle torrette fuori posto crea confusione. Solo quest’estate in Valle Aurina ci sono stati due casi documentati di turisti finiti fuori percorso seguendo la strada sbagliata.

C’è poi la questione della stabilità. “Quando queste costruzioni crollano,” aggiunge Bressan, “c’è il rischio che qualcuno inciampi o venga colpito.” Fortunatamente incidenti gravi non si sono ancora verificati nelle zone monitorate dal CAI, ma le segnalazioni aumentano.

Il dibattito tra educazione e divieti

Molti parchi naturali italiani hanno messo cartelli che spiegano come rispettare l’ambiente. Non è solo una questione di multe (che ci sono: in Valle d’Aosta si rischiano fino a 150 euro), ma soprattutto una sfida educativa. “Ci rivolgiamo ai giovani con video e post su TikTok,” racconta Paolo Ferraris, direttore del Parco delle Dolomiti Friulane. “Non vogliamo vietare tutto all’improvviso, ma far capire perché lasciare tutto com’è fa bene alla natura.”

Non mancano le discussioni accese. Alcuni visitatori vedono nelle torri un gesto innocuo o persino poetico nel paesaggio. Ma la maggior parte degli addetti ai lavori è chiara: “La montagna va rispettata così com’è,” ripetono le guide alpine delle Dolomiti.

Così, mentre le foto continuano a girare online con hashtag come #stonestacks o #cairns, resta aperta la domanda: quei sassi impilati raccontano storie diverse – il ricordo di un passaggio o, più spesso, un equilibrio fragile che rischia di rompersi per colpa dell’ultimo selfie.

Change privacy settings
×