Riapre la Rete Romanica di Collina: scopri 28 chiese romaniche tra Po e Monferrato dal 12 aprile 2026

Simona Carlini

8 Aprile 2026

Torino, 8 aprile 2026 – Da sabato 12 aprile 2026 torna l’occasione per ammirare da vicino 28 chiese romaniche sparse tra le province di Alessandria, Asti e Vercelli, nel cuore tra il Po e il Monferrato. Un percorso che unisce arte, natura e sapori locali, pensato per chi ama viaggiare con calma, tra borghi, sentieri e panorami agricoli. Dopo anni di aperture limitate, la rete “Romanico Alessandrino” riapre le porte a visitatori e appassionati.

Un patrimonio nascosto tra pianure e colline

Qui, in questo angolo di Piemonte dove il fiume Po incontra le dolci colline del Monferrato, il romanico si fa notare con una rete di pievi rurali, abbazie nascoste e oratori immersi in vigneti o campi dorati. Parliamo di edifici essenziali, molti risalenti all’XI e al XIII secolo: la pieve di Santa Maria di Castello ad Alessandria, l’abbazia di Santa Fede a Cavagnolo, la chiesa di San Lorenzo a Montiglio, solo alcune delle tappe più conosciute. Come spiega Anna Rivella, responsabile della rete, “molte chiese sono fuori dai centri abitati. Raggiungerle vuol dire percorrere strade bianche, vedere le colline cambiare colore con le stagioni”.

Non sempre sono state facilmente accessibili. “In passato molte restavano chiuse o visitabili solo su appuntamento, per problemi di sicurezza o mancanza di fondi”, ricorda Rivella. Ora il calendario si allunga: si può visitare il sabato dalle 10 alle 18, la domenica dalle 10 alle 17. In certi casi sono previste visite guidate a cura dei volontari locali.

Tra borghi e vigneti: cammini da non perdere

L’itinerario proposto dalla rete “Romanico Alessandrino” non è solo arte sacra: si incrocia con sentieri noti come la Via Francigena o i percorsi del Monferrato degli Infernot — quelle antiche cantine scavate nel tufo tipiche della zona. Ogni chiesa diventa una tappa ideale lungo cammini a piedi o in bici che attraversano borghi come Camino Monferrato, Cella Monte, fino ai piccoli centri agricoli come Frassineto Po e Quargnento, dove a interrompere il silenzio è spesso soltanto il rintocco delle campane.

Il Consorzio Turistico Monferrato racconta che nelle scorse edizioni si sono superate le 35mila presenze annue. Quest’anno l’obiettivo è coinvolgere ancora più le comunità locali: nei weekend molti paesi organizzeranno sagre dedicate ai prodotti tipici come la robiola di Roccaverano, le nocciole gentili o i vini DOCG del territorio.

Tra fede, natura e gusto

“Si viene per ammirare l’arte ma si resta per il paesaggio e i sapori”, confida Paolo Rasero, presidente dell’associazione Borghi Autentici del Piemonte. Lungo l’itinerario non mancano locande storiche e piccoli agriturismi che offrono piatti semplici ma genuini: agnolotti fatti in casa, insalate con erbe spontanee raccolte nei campi, dolci preparati con mosto d’uva.

L’iniziativa ha il supporto della Regione Piemonte e dei comuni coinvolti. Tra i partner spicca Slow Food: “Accompagniamo i visitatori in alcune aziende agricole che ancora lavorano miele e formaggi secondo metodi tradizionali”, spiega Silvia Moretti, referente territoriale. “Molti rimangono colpiti dal contatto diretto con queste realtà familiari; così la visita alla chiesa diventa anche un incontro con chi vive qui tutto l’anno”.

Come partecipare e cosa aspettarsi

Chi vuole organizzare una visita — da solo o in gruppo — può scaricare mappe dal sito della rete “Romanico Alessandrino”. In ogni borgo c’è un punto informazioni dove chiedere orari e iniziative collaterali. “Contiamo su un pubblico vario: famiglie, appassionati d’arte ma anche chi cerca una giornata diversa dalla routine cittadina”, dice Rivella.

L’apertura ufficiale è sabato alle 10 nella pieve di San Giovanni Battista a Camino Monferrato, con una visita guidata seguita da una degustazione di prodotti locali. Da quel momento in poi ogni chiesa avrà i suoi orari; molte resteranno aperte fino a ottobre almeno. Non c’è un biglietto fisso d’ingresso ma sarà richiesto un contributo libero per aiutare a mantenere questi edifici.

Un’occasione per scoprire — senza fretta — un tesoro ancora poco battuto dal turismo di massa, dove storia quotidiana e natura convivono al ritmo tranquillo delle colline piemontesi.

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