Caorle, 23 ottobre 2026 – Un paesaggio sospeso tra terra e acqua, questo è quello che si incontra lungo la strada che da Caorle conduce alla Valle Millecampi di Codevigo. Qui, all’alba come al tramonto, la laguna cambia volto ogni giorno: gli argini tracciano confini incerti mentre le barene — quelle isole di fango e salicornia — spuntano e si ritirano seguendo il ritmo delle maree.
Tra i canali della Laguna: un equilibrio sottile
La via che collega Caorle alla Valle Millecampi, passando per piccoli borghi come San Gaetano e Brussa, corre vicina ai canali e alle distese d’acqua della laguna. Siamo in un ambiente dove la terra e il mare sembrano giocare a rincorrersi. A definirlo così è Maria Teresa Fiorin, guida naturalistica di San Donà, che accompagna da anni turisti e scolaresche in questo angolo del Veneto. Solo chi si avventura qui al mattino presto può vedere le gru cenerine radunarsi tra le canne o sorprendere una volpe che si muove con cautela ai margini delle valli da pesca.
Tra i canali di bonifica e pezzi di terra ancora contesi dall’acqua, il segno dell’uomo si nota, ma senza mai prevaricare. “Non c’è una vera separazione tra terra e acqua,” spiega Fiorin, “questi sono luoghi plasmati dal tempo, dove ogni argine è una linea tracciata con fatica per tenere insieme il passato agricolo e quello marino.” A volte basta fermarsi su un pontile per sentire nell’aria salmastra quella tensione costante tra due mondi.
Valle Millecampi: la vita tra barene e cieli bassi
Arrivati alla Valle Millecampi, a sud di Codevigo, si entra in una delle più vaste zone umide del Veneto. “La laguna qui diventa più silenziosa,” racconta Stefano Colli, responsabile delle Oasi WWF della zona. “In autunno puoi camminare per chilometri senza incontrare anima viva, solo gli uccelli acquatici che riempiono le barene nelle ore tranquille.” Il paesaggio è frammentato: acque basse piene di isolotti fangosi, terre salmastre, vecchie casette da pesca.
I dati della Regione Veneto parlano chiaro: oltre il 60% degli uccelli presenti sono migratori. Nei mesi freddi arrivano a sostare migliaia di alzavole, mestoloni e persino fenicotteri rosa — ormai presenza fissa da poco più di dieci anni. Il territorio cambia continuamente: basta una mareggiata o un piena del Brenta per ridisegnare la conformazione della valle. Chi vive o lavora qui — dai pescatori ai guardiani delle valli — sa bene che adattarsi non è solo necessario, ma fa parte della tradizione.
Un fragile equilibrio ecologico
Da tempo le autorità locali lanciano l’allarme sui rischi che corrono questi territori sospesi. “Le barene sono fragili,” spiega con preoccupazione Giovanni Padoan, assessore all’Ambiente di Codevigo. “Basta un po’ di innalzamento del livello del mare o qualche mareggiata più forte per farle sparire.” Uno studio dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale pubblicato nel 2025 ha evidenziato che almeno il 15% delle barene storiche è scomparso negli ultimi vent’anni.
Per cercare di rallentare il fenomeno si interviene sugli argini con metodi “morbidi” — tronchi intrecciati, materassi naturali — ma l’equilibrio resta sempre fragile. “Qui nulla è fermo,” sottolinea Padoan. Ogni intervento va fatto con cautela: stringere troppo gli argini significa perdere biodiversità; lasciar correre l’acqua porta via terreni coltivabili.
Un turismo discreto e consapevole
Qui il concetto di turismo ha ancora un sapore diverso rispetto alle spiagge affollate della costa veneta. La maggior parte dei visitatori sono appassionati di birdwatching o camminatori curiosi; molti arrivano in bicicletta o su barche elettriche lungo itinerari che passano da piccoli rifugi come quello di Vallevecchia. Nelle trattorie di Brussa o a Ca’ Pasqua si gustano piatti semplici a base di pesce povero e radicchio selvatico, lontani dai prezzi esagerati delle località balneari.
Al tramonto, quando i riflessi dorati sfumano sulle acque basse della laguna, sembra quasi che il paesaggio prenda fiato prima della notte. “Qui tutto cambia lentamente,” confida Fiorin osservando i canneti mossi dal vento. Un equilibrio mai definitivo tra terra e acqua dove si misura tutta la forza discreta del territorio veneto.