Roma, 26 gennaio 2026 – Tagliare gli spostamenti inutili e imparare a muoversi con calma: è la strada scelta da Sara Rinaldi, giornalista Rai, e dal marito Michele D’Ambrosio, quando, qualche mese fa, hanno deciso di organizzare il loro viaggio di nozze in bicicletta. Ieri, durante un incontro sulla mobilità sostenibile al MAXXI di Roma, intorno alle 18.30, hanno raccontato questa decisione netta: mettere da parte l’auto e riscoprire ritmi più lenti, meno stressanti, anche nei momenti più importanti.
Un matrimonio su due ruote
Tutto è nato una sera di marzo, tra le mura di casa. «Volevamo qualcosa che ci rappresentasse davvero. Un viaggio diverso dalla solita corsa tra voli, alberghi e tappe da segnare in fretta», ha detto Sara al pubblico della sala gremita, seduta accanto a Michele. Hanno scelto così: niente voli intercontinentali, niente fretta. Solo la strada davanti a loro e il tempo per stare insieme. In sella a due biciclette da turismo – telaio in alluminio, borse laterali e poco altro – sono partiti da Roma verso la Toscana. Ogni tappa era breve: 35 chilometri al giorno, con pause lunghe nelle piazze, nelle trattorie e tra vigneti e case coloniche.
«All’inizio è strano», ha ammesso Michele. «Sei abituato a correre sempre». Ma già dal secondo giorno il suono delle ruote sull’asfalto è diventato la loro colonna sonora quotidiana. Un ritmo nuovo.
Dai mezzi pubblici alla bici: una nuova consapevolezza
Non è la prima volta che Sara sceglie modi diversi per muoversi. «Da anni uso soprattutto i mezzi pubblici: treno, tram, metro», ha raccontato lei stessa. Anche per andare in redazione. Non è solo per una questione ecologica – “anche quella conta”, ha sorriso –, ma perché così ha tempo per osservare la città, ascoltare storie e scambiare due parole con chi incontra.
Anche durante il viaggio di nozze hanno mantenuto questo approccio: zaino leggero, tappe decise la sera prima e niente prenotazioni fisse. «Ci siamo adattati al meteo e alle colline toscane che sembravano non finire mai», ha spiegato Michele. In un paio di paesi sono arrivati sotto la pioggia: “Una signora ci ha invitati a bere un tè caldo in cucina”. Piccoli gesti che una vacanza tradizionale non regala.
Lentezza e sostenibilità: scelta o necessità?
In un periodo in cui le città italiane – Roma compresa – arrancano nel trasformarsi davvero in luoghi più adatti alla mobilità dolce, storie come quella di Sara e Michele sembrano quasi fuori dal tempo. Però qualcosa sta cambiando. Secondo l’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, nel 2025 le biciclette condivise in Italia hanno superato le 50mila unità, con un aumento del 20% rispetto all’anno prima. Eppure sono ancora pochi quelli che scelgono la bici per muoversi ogni giorno o per fare vacanze “vere”.
Sara sa bene quanto non sia semplice: “Non è facile ovunque, soprattutto in città”, ha ammesso con sincerità. “Serve pazienza”. La loro scelta nasce anche da motivi pratici: meno stress, costi contenuti (il viaggio è costato meno di 400 euro a testa per una settimana) e soprattutto la libertà di fermarsi quando vuoi.
Reazioni e nuovi stimoli
L’esperienza della coppia ha acceso curiosità tra i presenti all’incontro romano. “Non avevo mai pensato a un viaggio così”, ha detto Anna, studentessa universitaria venuta da Trastevere. Alcuni hanno chiesto consigli su itinerari e su come affrontare problemi come pioggia, traffico o strade secondarie.
Sara ha risposto senza fronzoli: “Non serve essere atleti o esperti ciclisti. Basta avere voglia di provare”. La vera chiave – dice lei – è imparare a tagliare gli spostamenti inutili e scegliere con attenzione dove andare. Anche nella vita di tutti i giorni: lasciare l’auto a casa quando si può o fare un tratto in tram.
Piccoli gesti che cambiano
La storia di Sara e Michele dimostra come una scelta personale possa diventare un esempio concreto di mobilità sostenibile. Partire in bici invece che prendere l’aereo o l’auto cambia il modo di guardare al tempo e ai luoghi attraversati. Forse non tutti faranno lo stesso percorso, ma resta qualcosa.
“Non torneremmo indietro”, ha detto Michele prima di salutare il pubblico. Sara ha aggiunto quasi sottovoce: “Abbiamo capito che andare piano non significa perdere tempo”. Ed è forse questa la lezione più bella che si portano a casa dal loro viaggio.