Milano, 6 febbraio 2026 – Scegliere dove sciare oggi vuol dire anche capire come farlo senza danneggiare l’ambiente. Sempre più sciatori, sia italiani che stranieri, chiedono impianti efficienti e un occhio di riguardo per la natura. Per questo molte località di montagna stanno puntando su pratiche più sostenibili e idee nuove. Rimane aperta la domanda: quali sono i posti giusti per divertirsi sulla neve senza dimenticare il rispetto per l’ambiente?
Le Alpi puntano tutto sulla sostenibilità
Secondo gli ultimi dati di Legambiente, oltre il 60% degli impianti sciistici italiani si trova sulle Alpi, ma solo una parte ha già messo in moto iniziative serie per la sostenibilità ambientale. Tra queste spicca Pejo 3000, nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio: dal 2019 ha eliminato la plastica usa e getta in tutti i rifugi, preferendo dispenser d’acqua e stoviglie compostabili. “Abbiamo deciso di fare la nostra parte. La montagna va trattata con cura, anche se ci resti solo qualche giorno”, spiega Giorgio Ciocchetti, direttore degli impianti.
Anche in Val di Fiemme da due anni circolano autobus elettrici per muoversi tra le piste, con colonnine di ricarica ai punti principali. Un trasporto pubblico “verde” che ha già tagliato del 20% le emissioni della zona, secondo i dati dell’Agenzia provinciale per l’ambiente.
Piemonte e Valle d’Aosta: scelte consapevoli tra le cime
Non è solo Trentino-Alto Adige a muoversi in questa direzione. In Piemonte, la stazione di Prali (Val Germanasca) si fa notare per una gestione a basso impatto ambientale. Qui gli impianti si alimentano con energia da una centrale idroelettrica locale e lo staff promuove iniziative di sensibilizzazione fra sciatori e turisti. “Ci piace pensare che chi viene qui partecipi a un progetto condiviso”, racconta Marco Procopio, responsabile marketing della stazione.
Dalla Valle d’Aosta arriva un esempio simile: a Courmayeur, negli ultimi tre anni si sono adottate misure per recuperare l’acqua e risparmiare energia nei rifugi. Ma non è tutto: alcuni ristoranti hanno scelto menu fatti solo con prodotti locali a chilometro zero. Il Consorzio operatori turistici locali riferisce che questa scelta è stata apprezzata da oltre il 70% degli ospiti nella stagione 2025-2026.
Dolomiti: rifugi senza plastica e piste con energia pulita
Un’altra area che fa da esempio sono le Dolomiti, dove località come San Martino di Castrozza e Arabba hanno ridotto il consumo energetico usando sistemi di innevamento meno impattanti e sfruttando solo energia da fonti rinnovabili. “Non basta avere piste perfette”, sottolinea Claudia Pederiva, gestore di uno storico rifugio della zona. “Bisogna rendere sostenibile tutta l’esperienza sulla neve”.
Proprio qui è nata l’iniziativa “EcoSki Pass”: chi arriva in treno o con mezzi pubblici ottiene uno sconto sugli skipass giornalieri. L’obiettivo è spostare almeno il 15% del traffico turistico dal mezzo privato a quello collettivo entro il 2027.
Anche al Centro-Sud cresce la cultura verde sulle piste
Anche lontano dalle Alpi ci sono esempi interessanti. In Abruzzo, la stazione di Roccaraso ha lanciato una campagna per proteggere la biodiversità locale: tecnici collaborano con il Parco Nazionale della Majella per tenere sotto controllo le specie protette lungo i percorsi sciistici. A fine stagione si organizzano anche giornate di volontariato per pulire i sentieri.
Nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano, a Abetone, sono state messe colonnine per ricaricare le auto elettriche vicino agli impianti principali. Il gestore Enrico Magnani commenta: “Crediamo che la transizione ecologica debba coinvolgere tutto il territorio, non solo le grandi stazioni alpine”.
Sciare ‘verde’ è possibile, ma serve consapevolezza
La richiesta di un turismo più attento all’ambiente – dall’innevamento all’uso dell’energia – sta diventando prioritaria non solo tra i giovani. Secondo una ricerca dell’Osservatorio nazionale del turismo montano, nel 2025 oltre il 40% dei viaggiatori sceglie una meta anche in base alla sostenibilità. Un segnale chiaro che sta crescendo.
Certo, i numeri raccontano solo una parte della storia. Nelle località citate – da Pejo a Roccaraso – la vera sfida sarà trasformare questi progetti pilota in modelli concreti e duraturi. Solo allora sciare davvero “verde” non sarà più un’opzione riservata a pochi, ma una pratica diffusa lungo tutta la dorsale appenninica e alpina.