Genova, 5 ottobre 2026 – Al Cimitero Monumentale di Staglieno, nel cuore pulsante di Genova, ogni angolo racconta una storia diversa. Qui, dove il silenzio si mescola ai passi lenti dei visitatori, arte e memoria si intrecciano lungo viali alberati e cappelle scolpite nella pietra. Dal lontano 1851, quando aprì i battenti, il cimitero non è solo un luogo di raccoglimento ma una vera e propria galleria a cielo aperto. Volti noti come Giuseppe Mazzini e Fabrizio De André riposano fianco a fianco con persone comuni, tutti sorvegliati dalle centinaia di sculture che hanno fatto scuola.
Un museo a cielo aperto tra statue e memorie
Passeggiando nelle gallerie coperte di Staglieno, si sente subito il peso della storia. Sulle tombe di famiglia si stagliano figure in marmo: angeli con lo sguardo abbassato, donne che stringono rose ormai appassite. “È come entrare in un romanzo dell’Ottocento”, racconta Marco Gallo, guida turistica da più di vent’anni. Le opere di artisti come Santo Varni, Giulio Monteverde e Lorenzo Orengo colpiscono per la precisione e il realismo: alcune statue sembrano quasi muoversi nelle ombre del pomeriggio.
La Soprintendenza ai Beni Artistici della Liguria parla della “collezione più vasta d’Europa di scultura funeraria ottocentesca”. Non sono solo parole: dagli archi imponenti della galleria superiore alle cappelle delle confraternite, ogni dettaglio richiama la grandezza delle famiglie genovesi legate al tessile o al commercio marittimo. Eppure, tra queste pietre c’è anche molta sobrietà: la tomba di Mazzini, a pochi passi dal viale centrale, non ha bisogno di orpelli. Un semplice bassorilievo e la scritta “Ai posteri”.
Le tombe illustri: da Mazzini a De André
A Staglieno hanno trovato pace molti volti noti. Oltre a Giuseppe Mazzini, padre del Risorgimento italiano, ci sono figure che hanno segnato la cultura nazionale. La tomba di Fabrizio De André, nascosta tra i viali secondari, è meta continua di pellegrinaggi. Ogni giorno fiori freschi e fogli manoscritti: strofe delle sue canzoni, qualche foto lasciata da fan venuti da lontano. Un uomo sui sessanta – capelli bianchi e giacca un po’ stropicciata – sussurra: “Qui si sente ancora la sua voce”.
Non mancano poi i visitatori stranieri. In autunno soprattutto, gruppi guidati si fermano davanti al monumento dedicato a Mary Constance Lloyd – moglie di Oscar Wilde – e alla lapide della giovane Caterina Campodonico, la “venditrice di noccioline” ritratta con un cesto e uno sguardo fiero.
La cultura pop e le cover dei Joy Division
Negli ultimi anni il Cimitero Monumentale ha attirato interesse anche fuori dai confini italiani. Una delle statue più famose, quella di Angelo Oneto scolpita da Monteverde (la cosiddetta “Tomba Appiani”), è diventata un’icona pop dopo essere finita sulla copertina del disco “Closer” dei Joy Division. La band britannica scelse proprio quella foto scattata qui nel 1978 da Bernard Pierre Wolff: da allora quella tomba è una tappa obbligata per turisti con la macchina fotografica al collo e giovani fan del post-punk.
Il Comune registra un +15% degli ingressi tra il 2022 e il 2025, anche grazie ai tour tematici organizzati il sabato mattina. “Abbiamo studenti di architettura che disegnano dal vivo ma anche appassionati di musica curiosi di vedere dove è nata una leggenda”, spiega Francesca Bianchi, responsabile delle visite guidate.
Cosa vedere (e ascoltare) tra i viali di Staglieno
Le cose da non perdere sono molte: la galleria inferiore con le tombe liberty della famiglia Raggio; il monumento all’eroe garibaldino Nino Bixio; le cappelle decorate da affreschi delicati. Spesso però sono i dettagli più piccoli quelli che restano impressi: una foto sbiadita incorniciata sotto il porticato o tracce rosse di cera sulle lapidi più visitate.
La domenica mattina riecheggia il suono delle campane della vicina chiesa della Madonnetta. In fondo alla salita i cipressi allineati sembrano reggere il peso delle storie racchiuse tra queste mura. Molti si fermano un attimo in silenzio; qualcuno posa la mano sulla pietra fredda prima di andarsene via.
Staglieno non è solo il “cimitero monumentale più bello del mondo”, come recitava una guida inglese degli anni ’80. È un luogo dove Genova racconta sé stessa attraverso statue, epitaffi e melodie rubate al tempo. E forse proprio in questo silenzio resistente ai secoli sta tutto il suo vero fascino.