Torri Gemelle 25 anni dopo: migliaia di droni illuminano il cielo di New York per ricordare l’11 settembre

Simona Carlini

11 Settembre 2026

New York, 11 settembre 2026 – Venticinque anni dopo, due colonne di luce si sono di nuovo stagliate nel cielo di Manhattan, visibili fino a Brooklyn Heights e oltre il fiume Hudson, sull’altra sponda del New Jersey. Nella notte che ha segnato il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre, la città ha riaperto le sue ferite: 2.977 fasci luminosi – uno per ogni vittima – si sono alzati nel buio, tracciando la sagoma delle Torri Gemelle.

Memoria luminosa per le vittime dell’11 settembre

Da quasi venticinque anni, ogni anno New York riserva un momento di raccoglimento silenzioso ma intenso per chi è morto quel giorno al World Trade Center. Questa volta però, come molti hanno notato, l’atmosfera era ancora più raccolta, quasi sospesa. Poco dopo le 20 locali, nel Memorial Plaza tra Liberty e Greenwich Street, centinaia di persone si sono fermate a guardare quella doppia scia di luce. Il silenzio era ovunque, gli occhi puntati in alto. Una signora con i capelli bianchi, seduta su una panchina, ha sussurrato: “È come rivederle là in cima. Solo per un momento”.

Il tributo: 2.977 luci per non dimenticare

Il “Tribute in Light” è ormai un rito fisso della città. Ma quest’anno gli organizzatori hanno voluto sottolineare il valore di ogni singola vita usando 2.977 luci separate, esattamente il numero delle vittime riconosciute dalle autorità cittadine. “Ogni luce rappresenta una persona, una storia interrotta”, ha spiegato Anthony Hayes, portavoce del National September 11 Memorial & Museum. Non si tratta solo di vigili del fuoco o poliziotti: c’erano impiegati della Cantor Fitzgerald, cuochi del Windows on the World, turisti appena arrivati… Ogni anno i familiari leggono quella lista prima dell’accensione.

Riti civili tra Lower Manhattan e Brooklyn

La cerimonia ufficiale si è tenuta come sempre vicino al Memoriale, con il sindaco Eric Adams e la governatrice Kathy Hochul in prima fila. Ma tanti altri si sono radunati spontaneamente nelle strade intorno: a Battery Park studenti con candele e fotografie, sulle terrazze tra Chambers Street e Church Street famiglie silenziose ad osservare qualche minuto. Molti hanno scelto il ponte di Brooklyn: da lì le colonne di luce sembrano unire la città vecchia e quella nuova.

La polizia ha controllato l’area sud di Manhattan fin dal pomeriggio; nessun segno di tensione però, solo una presenza discreta. “Ci sono ferite che fanno ancora male,” ha confidato Mark Feldman, insegnante a Tribeca che porta i suoi ragazzi sul lungofiume ogni settembre per mostrare loro com’era la skyline prima.

La memoria pubblica e quella privata

“Per New York questa resta sempre una notte speciale,” riflette Shana Wills, psicologa che segue da anni chi sopravvisse all’attacco del 2001. La memoria collettiva cambia col tempo: “Chi era adulto allora sente ancora la paura addosso; chi è nato dopo conosce tutto dai racconti o dalle immagini”. Anche quest’anno le campane delle chiese di Lower Manhattan hanno suonato tutte insieme poco dopo le 8:46 del mattino — l’ora precisa dello schianto contro la Torre Nord.

Racconti e presenze internazionali

Alla cerimonia hanno partecipato delegazioni diplomatiche da vari Paesi. Il presidente Joe Biden ha inviato un videomessaggio: “Ricordiamo non solo quello che abbiamo perso ma la forza che ci ha fatto rialzare”. A sorpresa c’è stato anche David Shaheen, console generale britannico: “Molti londinesi ricordano ancora quella nube grigia arrivata fino alle nostre televisioni”.

Poche parole ma tante presenze. Alcuni hanno lasciato piccoli oggetti sui muretti del Memoriale: fiori di carta, bandiere americane in miniatura, messaggi scritti a mano.

Una città che continua a ricordare

“Non è solo memoria,” dice con calma l’ex pompiere Lou Martinez, “ma il bisogno di non dimenticare cosa ci ha unito”. Nel quartiere finanziario — nella notte dell’11 settembre — tutto sembra quasi sparire. Solo allora le voci si abbassano davvero e la città trattiene il respiro davanti alle colonne luminose che tagliano il cielo.

Le luci si spegneranno all’alba. Ma per almeno una notte New York ha ridisegnato il suo passato e il suo dolore sopra il porto.

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