Parma, 2 luglio 2026 – Una passeggiata lenta tra i boschi dell’Appennino, accompagnati dal passo tranquillo di un gruppo di asini. È questa la proposta di Marta Ferrarini, 41 anni, nei pressi di Borgo Val di Taro: salvare animali destinati al macello per creare un turismo gentile che unisce rispetto per la natura e il piacere di condividere il tempo.
Un progetto nato da una scelta di vita
“Non potevo lasciarli finire così. È da lì che è partito tutto”, racconta Marta mentre sistema le selle di legno all’alba, vicino al suo podere. Era una mattina alle 6.30, sei anni fa, quando ha conosciuto il primo gruppo di asini in un allevamento locale. Il destino era già segnato: macello entro l’autunno. Marta, biologa con radici contadine, ha deciso di fare qualcosa. Ha comprato sei asini. Oggi sono quattordici, ognuno con un nome e una storia che lei ricorda come fossero parte della famiglia.
La proposta è semplice. “Organizzo camminate lente: mezza giornata, giornata intera o piccoli viaggi di due notti lungo i crinali”, spiega. I sentieri sono poco battuti, attraversano mulattiere tra castagni e radure dove l’unico suono è quello dei passi – sia umani che asinini – sulle foglie secche.
Esperienze a passo d’asino: cosa succede durante le escursioni
I gruppi sono piccoli, mai più di otto persone. Gli asini – Lulù, Nespolo, Teresa e gli altri – trasportano borse con acqua e pranzo al sacco. Chi vuole può anche cavalcarli per brevi tratti, ma il punto resta sempre la lentezza del cammino. “Con loro si rallenta per forza. Si guarda intorno, ci si ferma davvero”, racconta Matteo, 32 anni, arrivato da Milano con la compagna. Sono partiti alle 9 dal podere dopo una colazione sotto una quercia secolare. Camminando piano piano hanno raggiunto il torrente Baganza intorno alle 11. Qui la pausa: qualcuno si toglie le scarpe e si immerge i piedi nell’acqua fresca. Intanto Marta spiega la differenza tra la bardatura tradizionale e quella da lei studiata, più morbida e comoda.
“I bambini si affezionano subito”, osserva Marta. Molte famiglie arrivano spinte dalla curiosità per gli animali; poi scoprono il piacere di prendersi tempo insieme. Una bimba di otto anni, Elisa, accarezza Nespolo senza esitazioni: “Non sono mica come nei cartoni”, ride “sono più morbidi e mangiano tantissimo”.
Sostenibilità reale: turismo lento e tutela animale
Dietro questa esperienza c’è anche un messaggio forte. “Volevo mostrare che ci sono alternative all’abbandono o al macello per gli animali anziani o non più utili”, spiega Marta Ferrarini. La sua attività è registrata come piccola impresa agricola e vive grazie a donazioni spontanee dei partecipanti e qualche accordo con scuole e centri estivi della provincia di Parma. “Non faccio grandi soldi – ammette –, ma almeno garantisco cure veterinarie regolari agli asini”.
Ha scelto di non mettere prezzi fissi: “Chi può lasciare qualcosa in più lo fa; chi ha meno non deve sentirsi in colpa”, sottolinea Marta. Così capita che nello stesso periodo si alternino famiglie in difficoltà economica e turisti dal Nord Europa pronti a pagare cifre più alte.
Sul fronte ambientale l’impegno c’è: raccolta differenziata nel podere (le stalle profumano ancora di fieno fresco), niente plastica usa e getta durante le pause pranzo in cammino. I percorsi evitano le aree più delicate dal punto di vista naturale.
Risposte dalla comunità locale e prospettive future
All’inizio non sono mancati i dubbi: “Mi dicevano che era una pazzia – racconta Marta –, ma adesso mi chiamano anche contadini che vogliono affidarmi i loro asini anziani”. In paese si parla spesso delle camminate: qualcuno storce il naso perché gli animali avanzano lentamente sulla strada comunale (“Dovrebbero stare rinchiusi in un recinto”, ha sbottato un vicino). Ma la maggior parte sembra aver colto il senso dell’iniziativa.
E il futuro? Marta sorride accarezzando la testa ruvida di Lulù: “Vorrei coinvolgere altre persone disposte a prendersi cura degli asini e magari aprire laboratori didattici”. Niente grandi ambizioni imprenditoriali; piuttosto il desiderio di “continuare così”, lasciando che i ritmi degli asini diventino quelli degli uomini — almeno per qualche ora.
In fondo camminare piano nei boschi dell’Appennino significa anche riscoprire un modo diverso di stare insieme e imparare da questi animali che rallentare non vuol dire perdere tempo.