Sempre più viaggiatori si affidano all’intelligenza artificiale per decidere dove andare in vacanza. Basta digitare una semplice domanda (“Dove andare a ottobre?” o “Qual è la meta ideale per un viaggio di lusso?”) per avere a portata di mano varie opzioni e persino degli itinerari già pronti. Ma questa apparente semplificazione potrebbe avere un costo nascosto: restringere le possibilità e spingere tutti verso le stesse destinazioni.
Le raccomandazioni dell’AI e il rischio di un mondo più piccolo
Secondo uno studio condotto da SALT.agency, gli strumenti di intelligenza artificiale utilizzati per pianificare le vacanze mostrano una chiara tendenza a privilegiare mete già molto conosciute. L’analisi ha preso in esame circa 85.000 risposte generate dall’AI di Google a domande legate ai viaggi, mettendo in luce una concentrazione ricorrente su Paesi come Canada, Messico, Stati Uniti, India e Australia. Una dinamica che, nel tempo, potrebbe favorire sovraffollamento, aumento dei prezzi e una minore scoperta di destinazioni meno battute.
I risultati sono sempre gli stessi?
I dati raccolti mostrano che le raccomandazioni non sono distribuite in modo uniforme. Al contrario, si crea un meccanismo per cui poche destinazioni finiscono per dominare le risposte. Nel campione analizzato, il Canada è comparso in quasi il 10% delle circa 65.000 risposte legate alla pianificazione generica dei viaggi. Dan Taylor, Partner e Head of Innovation di SALT.agency, sottolinea che gli strumenti di AI tendono a suggerire sempre gli stessi luoghi, privilegiando mete “famose, ben documentate e facili da giustificare”.
Viaggi di lusso e mete “facili da raccontare”
Quando le richieste riguardano il turismo di fascia alta, la mappa cambia solo in parte. Le destinazioni più frequentemente suggerite diventano India, Italia, Maldive, Singapore e Australia. In questo caso, l’AI sembra orientarsi verso luoghi che possiedono un’immagine premium ben consolidata e che si inseriscono facilmente in una narrazione di lusso immediatamente riconoscibile.
Il viaggio in solitaria restringe ulteriormente le scelte
Ancora più selettive risultano le risposte legate ai viaggi in solitaria. Le mete che emergono con maggiore frequenza sono Giappone, Thailandia, Portogallo, Costa Rica e Islanda. Qui il filo conduttore è la rassicurazione: si tratta di Paesi percepiti come sicuri, facilmente esplorabili e ampiamente descritti online. Più una richiesta implica incertezza o complessità, più l’AI tende a ridurre il ventaglio delle opzioni.
Perché l’AI insiste sempre sugli stessi luoghi
Il motivo è legato alla natura stessa di questi strumenti. L’obiettivo dell’AI non è esplorare tutte le alternative possibili, ma fornire rapidamente una risposta che sembri affidabile e praticabile. Per farlo, attinge a destinazioni con una forte presenza nei contenuti digitali, guide dettagliate, collegamenti chiari e un’abbondanza di prove sociali. Non si tratta di suggerimenti errati, ma di una preferenza strutturale per ciò che è più facile da descrivere e da sostenere.
La geografia del turismo vista attraverso l’AI
Analizzando circa 80.000 risposte di Google AI a domande sui viaggi, SALT.agency ha rilevato che i Paesi più citati includono Canada, Regno Unito, Messico, Stati Uniti, India, Australia, Francia, Singapore, Giamaica, Bahamas e Italia. Sono grandi mercati turistici, ma anche brand consolidati, fortemente presenti nell’immaginario globale. Lo stesso schema si ritrova a livello urbano, dove città come San Francisco, Los Angeles, New York o Buenos Aires ricorrono con maggiore frequenza.
L’impatto sulle decisioni dei viaggiatori
Per chi pianifica una vacanza, questo fenomeno ha conseguenze concrete. La ripetizione costante delle stesse mete finisce per renderle le scelte “naturali”, anche quando non lo sarebbero state senza quel suggerimento iniziale. Inoltre, l’AI tende a chiudere rapidamente la fase esplorativa, presentando le sue risposte come definitive. Un risparmio di tempo che può però ridurre quella scoperta casuale da cui spesso nascono i viaggi più sorprendenti.
Itinerari perfetti, ma sempre più simili
Un altro effetto collaterale è l’omologazione dell’esperienza. Gli itinerari generati dall’AI sono curati e funzionali, ma costruiti spesso con gli stessi elementi: attrazioni iconiche, quartieri già noti, attività considerate “imperdibili”. Seguendoli alla lettera, il rischio è vivere vacanze sempre più simili tra loro, non per mancanza di creatività personale, ma per un’ottimizzazione orientata alla familiarità.
Sovraffollamento e aumento dei costi
C’è infine un impatto meno immediato ma significativo. Se un numero crescente di viaggiatori viene indirizzato verso le stesse destinazioni, queste possono diventare più affollate e più costose. È un processo graduale, ma che può essere amplificato dal ruolo sempre più centrale dei sistemi di raccomandazione nella pianificazione dei viaggi.
Come usare l’AI senza rinunciare alla scoperta
L’approccio più efficace è considerare l’AI come un assistente, non come chi prende le decisioni. È estremamente utile per organizzare logistica, tempi, spostamenti, valigie e ritmi del viaggio, soprattutto quando la destinazione è già stata scelta. Serve invece maggiore cautela nel momento in cui propone la prima lista di mete.
Cambiare le domande per allargare la mappa
Per evitare che il mondo si restringa, è possibile guidare l’AI con richieste più mirate: chiedere alternative meno affollate, versioni più tranquille o più economiche dello stesso tipo di viaggio, includere centri minori anziché solo capitali, oppure domandare un numero maggiore di opzioni. Piccoli aggiustamenti nel modo di porre le domande possono restituire una geografia del viaggio molto più ampia e sorprendente.