Roma, 8 ottobre 2026 – Parlare di viaggi del gusto in Italia significa immergersi in un racconto che attraversa regioni, tavole e generazioni. Qui la cultura si scopre più nei piatti che nei musei, più tra mercati rionali e osterie che nelle sale dei palazzi. Negli ultimi mesi, dall’Emilia alla Sicilia, migliaia di turisti – italiani e stranieri – hanno scelto itinerari dedicati al cibo tipico. Una moda in crescita: secondo la Federazione Italiana Pubblici Esercizi, l’interesse è salito del 12% rispetto allo scorso anno.
Il viaggio inizia dal piatto: tappe da Nord a Sud
Il percorso comincia con il sapore del Parmigiano stagionato a Reggio Emilia alle dieci del mattino, mentre i produttori raccontano come si lavora il formaggio tra profumi lattiginosi e risate. Poco più a sud, a Modena, un gruppo di visitatori americani – otto donne guidate da una chef californiana – si immerge nei segreti dell’aceto balsamico nelle acetaie di famiglia: “Non pensavo che vent’anni di attesa potessero stare in una bottiglietta così piccola”, ha detto una partecipante, stringendo la confezione ancora calda.
Salendo verso l’Appennino cambia il ritmo. Qui la cucina è soprattutto racconto orale: “Ogni tortellino ha la sua storia, la sua forma”, spiega Sergio, oste bolognese da quarant’anni. La manualità conta quanto la ricetta. Dai laboratori di sfoglia fresca, aperti dalle nove del mattino, si diffonde il brusio delle mani che impastano ricordi e futuro.
Tradizioni che uniscono territori e persone
Nel centro Italia, tra Marche e Abruzzo, il viaggio gastronomico diventa convivialità vera. È davanti ai camini accesi – nelle cucine di agriturismi o case private aperte agli ospiti – che si gustano arrosticini appena fatti e olive ascolane fritte al tramonto. La padrona di casa racconta quando “la carne era rara”, mentre scola la pasta fatta in casa con un sorriso rivolto ai commensali.
Più a sud, in Puglia e Campania, le strade del gusto passano tra caseifici e forni. A Putignano, in provincia di Bari, una comitiva francese osserva come nasce la mozzarella artigianale: “Tutto sta nella temperatura del latte”, spiega Antonio, casaro da generazioni. I visitatori ascoltano, assaggiano e fanno domande; intorno alle undici arriva la focaccia calda appena sfornata: “Così buona solo qui”, si sente mormorare.
Il cibo come ponte tra culture
In Sicilia, terra di antiche contaminazioni, il viaggio diventa esperienza multisensoriale. A Palermo i mercati storici – Ballarò e Vucciria – sono già affollati dalle otto: ogni bancone propone specialità locali con assaggi offerti ai più curiosi. “Provate questo panelle”, invita un venditore. “Così capirete cosa vuol dire Palermo.” Tra odori intensi di fritto e richiami dei commercianti si capisce che qui il cibo serve a parlare agli altri e farli sentire a casa.
Un rapporto dell’Osservatorio Turismo Enogastronomico dice che oltre il 35% dei turisti stranieri sceglie l’Italia proprio per la varietà della cucina. Lo confermano le scene viste tra le vie d’arte di Firenze o Roma: giovani australiani alla ricerca della migliore carbonara a Trastevere o gruppi giapponesi in fila per un gelato artigianale a Ponte Vecchio.
Esperienze autentiche e turismo lento
I viaggi gastronomici non riguardano solo ristoranti stellati o grandi città: sempre più persone preferiscono muoversi lentamente, a piedi o in bici tra colline e borghi. A Montalcino, durante una vendemmia iniziata quest’anno con una settimana d’anticipo, piccoli gruppi hanno potuto partecipare alla raccolta dell’uva destinata al Brunello. Un mix di lavoro manuale e storie condivise.
L’Italia continua così a mostrarsi come un mosaico fatto di sapori autentici, gesti tramandati e ospitalità sincera — per chi arriva da fuori ma anche per chi riscopre le sue radici. E forse proprio questo legame tra cibo e territorio rende ogni viaggio unico nel suo genere. Come ha detto una turista inglese davanti a una zuppa toscana alle undici di sera: “Non so se tornerò mai qui, ma questo sapore me lo ricorderò per sempre”.