Astana, 29 agosto 2026 – Sulla vasta piana erbosa di Burabay, nel nord del Kazakistan, una folla silenziosa e raccolta ha seguito con attenzione un evento unico, in una limpida giornata di giugno 2024. La giornalista Deepa Lakshmin, inviata della Lonely Planet, aveva viaggiato per più di otto ore partendo da Almaty, attraversando steppe infinite e villaggi dai nomi quasi impronunciabili, per assistere ai poco noti fuori dai confini asiatici: i World Nomad Games. Ma in quel momento, tutta la stanchezza sembrava svanire, lasciando spazio alla curiosità e a un senso leggero di smarrimento.
I World Nomad Games: un ponte tra passato e presente
Era già mezzogiorno quando il sole caldo proiettava lunghe ombre sulle yurte bianche, montate come piccoli villaggi temporanei. Gli organizzatori parlavano di oltre 2.500 atleti provenienti da 100 Paesi: cifre difficili da verificare, ma l’impatto visivo era davvero notevole. Con taccuino in mano, Lakshmin si è ritrovata immersa tra spettatori arrivati dalla Russia, dal Kirghizistan, dalla Turchia e perfino dal Canada. La sua prima impressione, che poi ha raccontato negli articoli, era quella di essere “in un’altra epoca”, circondata da uomini a cavallo con pelli addosso e cappelli alti. “Non sapevo dove guardare: bambini intenti a tirare con l’arco e nonni impegnati a cucinare carne sulla brace”, ha raccontato la giornalista.
Ma non si trattava solo di gare. Nelle yurte più grandi, donne anziane esponevano ricami tradizionali mentre i giovani si lasciavano andare a danze improvvisate e canti. “La gente qui – ha confidato una guida locale a Deepa – viene anche solo per ritrovare vecchi amici”. Un lato sociale che spesso sfugge nei racconti occidentali.
Giochi antichi e spettacoli autentici
Il cuore dei World Nomad Games è però la competizione. Le discipline – spesso sconosciute in Europa – qui evocano storie antiche di popoli nomadi e conquiste. Il kok-boru (o buzkashi) è un esempio clamoroso: due squadre si sfidano a cavallo al galoppo cercando di conquistare una carcassa di capra senza sella né staffe. “Una specie di rugby mischiato al polo, ma molto più caotico”, così Lakshmin ha descritto la scena.
I giovani atleti si confrontavano nella lotta tradizionale kazaka, il kures, o nel tiro con l’arco a lunga distanza. La giornalista ricorda urla ed applausi scroscianti ogni volta che una freccia centrava il bersaglio o un cavallo si impennava davanti alle tribune piene. In certi momenti – ha ammesso – “sembrava che il tempo si fosse fermato”.
Ospitalità autentica tra gare e tradizioni
Nonostante l’attrazione principale fossero le gare spettacolari, la parte più intensa dell’esperienza per Lakshmin è stata l’accoglienza ricevuta sul posto. Durante i giochi “non esistevano turisti”, ha spiegato uno dei partecipanti kazaki; chi arrivava veniva subito invitato nelle yurte per assaggiare il kumis (latte fermentato di giumenta) o ascoltare storie familiari tramandate da generazioni. Un dettaglio che non è sfuggito alla giornalista sono stati i prezzi contenuti per gli stranieri: meno di 20 euro per vedere tutte le finali del torneo principale.
Quando cala il sole dietro le colline e la temperatura scende rapidamente sotto i 10 gradi, le luci delle yurte illuminano decine di volti stanchi ma felici. “Sembrava una festa di paese – ha detto Deepa – ma con bandiere provenienti da tutto il mondo”.
L’eredità dei World Nomad Games
A mesi di distanza dall’esperienza kazaka, la cronista sottolinea come questo evento abbia lasciato un segno anche nelle relazioni internazionali del Paese ospitante. Il governo kazako ha fatto sapere che nel 2024 i flussi turistici sono cresciuti del 30% rispetto all’anno precedente. E molte delegazioni straniere hanno chiesto agli organizzatori se fosse possibile portare queste gare nei loro Paesi.
Ripensando a quei giorni, Lakshmin ricorda soprattutto l’energia della comunità locale: “Se ti fermi qualche giorno qui – scrive – capisci che questi giochi non sono folklore: sono vita vera”. Un pezzo di mondo antico che resiste e che almeno per una settimana torna protagonista sulla scena internazionale.