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7 Motivi per cui una Crociera è il Modo Perfetto per Scoprire il Mondo in Italia

Silvana Lopez by Silvana Lopez
25 Giugno 2026
in Soggiorni e dintorni
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Soggiorni e dintorni

Roma, 25 giugno 2026 – Immergersi con gli squali senza alcuna protezione, senza gabbie a separare l’uomo da questi animali: per molti sembra pura follia. Eppure ogni anno sono centinaia, tra sub professionisti e appassionati, a tuffarsi così nelle acque di Sudafrica, Bahamas, Maldive e Australia, spinti dal desiderio di incontrare da vicino uno degli animali più controversi e spesso fraintesi del mare. Un’esperienza che, raccontano in molti, cambia davvero il modo di vedere questo predatore temuto.

Shark diving senza gabbia: dove si fa e come funziona

Chi si avventura nel “shark diving senza gabbia” non è sempre uno spericolato. La maggior parte segue le indicazioni di guide esperte e operatori riconosciuti che conoscono bene gli squali e i loro comportamenti. Per esempio, alle Bahamas le immersioni sono spesso all’alba o al tramonto, quando il mare è calmo e le correnti portano i pesci più vicino alla costa. Alle Maldive invece si sceglie di immergersi lungo i canali dei reef esterni, dove è più facile incontrare squali grigi o a pinna bianca.

Paolo Leoni, istruttore sub romano con decine di viaggi alle spalle, racconta: “Quando mi sono trovato a pochi metri da un carcarino, la paura iniziale è sparita subito lasciando spazio alla curiosità. Si muovono piano, quasi indifferenti a chi li osserva. Solo in quel momento ho capito quanto sono diversi da come li immaginiamo”.

Gli squali tra mito e realtà

L’immagine degli squali come mostri assetati di sangue è roba da cinema e televisione. Ma la realtà è ben diversa. Il rapporto annuale dell’International Shark Attack File dell’Università della Florida segnala che nel 2025 ci sono stati 57 attacchi non provocati nel mondo: un numero stabile rispetto agli anni precedenti. Di questi, meno di dieci sono stati fatali. Numeri ben lontani da quelli che si potrebbero immaginare guardando certi film o leggendo certe cronache.

A ribadire questo punto è anche la biologa marina Serena Carrara: “La maggior parte degli attacchi succede per errore: lo squalo scambia un surfista per una preda. Il rischio resta comunque molto basso”. E aggiunge un dato amaro: “I veri killer degli oceani siamo noi uomini; ogni anno uccidiamo oltre 100 milioni di squali per le loro pinne e la carne”.

Sicurezza sott’acqua: come si gestisce il rischio

Le immersioni senza gabbia non sono mai improvvisate. Chi si immerge deve seguire regole chiare: niente movimenti bruschi, nessun contatto con gli animali né inseguimenti, sempre mantenere una certa distanza. Le guide organizzano briefing dettagliati e tengono sotto controllo ogni situazione. A volte viene dato del pesce per attirare gli squali; una pratica però discussa tra i biologi marini per possibili effetti sull’ambiente.

Davide Marconi, titolare di una scuola sub alle Seychelles, spiega: “Chi accompagna gruppi in mare deve saper leggere ogni segnale: l’agitazione dello squalo, un cambio improvviso della corrente o il comportamento dei pesci intorno. In acqua bisogna essere pronti a tutto”. Per questo quasi sempre partecipano sub esperti o chi ha già affrontato immersioni impegnative.

Perché farlo? L’impatto sulle persone

Incontrare uno squalo senza barriere davanti agli occhi lascia il segno. “Ti senti piccolo – confessa Chiara Bosio, appassionata di snorkeling milanese – ma anche molto privilegiata. Dopo quell’incontro capisci che l’oceano è davvero casa loro”. Molti raccontano che la paura iniziale si trasforma in rispetto e meraviglia.

Un sondaggio pubblicato da “Dive Magazine” lo conferma: il 92% dei subacquei che ha provato questa esperienza dice di aver cambiato idea sugli squali. E diversi hanno scelto poi di impegnarsi in progetti per la tutela marina.

Conoscere gli squali per proteggerli davvero

Oggi proteggere gli squali passa anche attraverso l’esperienza diretta con loro nel loro habitat naturale. Più persone imparano a conoscerli da vicino, più cresce la consapevolezza sul ruolo fondamentale che hanno nell’equilibrio degli oceani. Le associazioni ambientaliste insistono su questo punto: vedere uno squalo vivo è spesso il primo passo per imparare a proteggerlo.

Alla fine – dicono i dati e le storie raccolte sulle banchine dei porticcioli – ciò che davvero spaventa non è l’animale ma la nostra ignoranza su di lui. Solo così la paura lascia spazio alla scoperta vera.

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