Galápagos, il ritorno delle tartarughe giganti segna una svolta per l’ecosistema

Floreana

Floreana | Photo by Muggmag - Okviaggi.it

Alessandro Bolzani

23 Febbraio 2026

Un evento destinato a segnare la storia della conservazione ambientale mondiale arriva dall’arcipelago delle Galápagos, dove le tartarughe giganti sono tornate a vivere sull’isola di Floreana dopo più di 150 anni di assenza. Il 20 febbraio 2026 il Ministero dell’Ambiente dell’Ecuador ha annunciato la liberazione di 158 esemplari, risultato concreto di un lungo progetto scientifico pensato per ristabilire l’equilibrio naturale dell’isola e rilanciarne al tempo stesso il valore ecologico e turistico.

Un progetto scientifico durato oltre dieci anni

Il ritorno delle tartarughe non rappresenta un gesto simbolico, ma l’esito di oltre un decennio di ricerca e pianificazione ambientale. La specie era scomparsa da Floreana già nel XIX secolo, lasciando un vuoto ecologico significativo. Grazie a un complesso programma di restaurazione ambientale, oggi l’isola può nuovamente ospitare uno degli animali più iconici dell’arcipelago.

Gli esemplari reintrodotti nelle Galápagos provengono dal centro di riproduzione Fausto Llerena, dove gli scienziati hanno avviato un percorso di selezione genetica partendo da individui compatibili con il lignaggio originario. Questa linea genetica era stata individuata sul vulcano Wolf, nell’isola di Isabela, permettendo così di recuperare una popolazione considerata estinta a livello locale. Prima del rilascio, ogni tartaruga è stata sottoposta a rigorosi controlli sanitari, tra cui quarantena, trattamenti antiparassitari, analisi morfometriche e inserimento di microchip per il monitoraggio nel lungo periodo. I guardaparco hanno poi trasportato gli animali per circa sette chilometri attraverso terreni vulcanici fino alle aree individuate come più adatte all’adattamento.

Perché le tartarughe giganti sono fondamentali per l’ecosistema delle Galápagos

Le tartarughe giganti appartenenti al genere Chelonoidis vengono spesso definite vere e proprie “ingegnere dell’ecosistema”. La loro presenza modifica infatti in modo diretto l’ambiente circostante. Attraverso il pascolo, il movimento sul terreno e soprattutto la dispersione dei semi, contribuiscono a modellare la vegetazione e a mantenere la biodiversità.

 

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Le ricerche svolte su altre isole delle Galápagos hanno dimostrato che ogni deposito di feci può contenere centinaia di semi appartenenti a numerose specie vegetali. Una parte significativa viene trasportata anche oltre i 500 metri, mentre una piccola percentuale supera i tre chilometri di distanza. In un territorio frammentato da vulcani e pareti rocciose, questa capacità favorisce la connessione tra habitat diversi e sostiene la rigenerazione naturale della flora.

Le sfide di un equilibrio ancora fragile

Il ritorno delle tartarughe nelle Galápagos comporta anche nuove complessità gestionali. Gli animali possono infatti diffondere semi di specie non native, creando ulteriori sfide per i programmi di conservazione. Nonostante ciò, la loro presenza resta essenziale per contenere la crescita eccessiva degli arbusti e per ristabilire dinamiche ecologiche ormai perdute.

A Floreana la reintroduzione è stata preceduta da un intenso lavoro di bonifica ambientale, con la rimozione di specie invasive come roditori e gatti ferali e l’attivazione di sistemi di monitoraggio costante dell’ecosistema. L’obiettivo a lungo termine è ricostruire i processi naturali dell’isola e preparare il terreno alla possibile reintroduzione di altre specie endemiche scomparse nel corso dei secoli.

Un nuovo capitolo per la storia naturale delle Galápagos

Gli effetti della reintroduzione non saranno immediati: la trasformazione del paesaggio richiederà anni, forse intere generazioni. Tuttavia il ritorno delle tartarughe rappresenta già un segnale forte per la conservazione globale. Il progetto dimostra come la collaborazione tra ricerca scientifica, pianificazione ambientale e cooperazione internazionale possa riportare in vita ecosistemi considerati compromessi, permettendo persino a un’isola di riscrivere la propria storia naturale.

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