Milano, 17 marzo 2026 – Nuotare con gli squali senza la protezione della gabbia: un’idea che a molti suona pazzesca, ma che sta conquistando anche i sub italiani più coraggiosi. Siamo nelle acque limpide dell’Oceano Indiano, alle Maldive, dove da qualche mese alcuni operatori turistici propongono incontri ravvicinati con questi animali, ben lontani dalla fama di feroci predatori hollywoodiani.
Shark diving tra mito e realtà: numeri e opinioni dagli esperti
Secondo i dati più recenti della Shark Trust, ogni anno mezzo milione di sub nel mondo si tuffa tra gli squali. Solo una piccola fetta lo fa senza la classica gabbia di sicurezza. “Può sembrare un rischio enorme, ma in natura gli squali non si comportano come nei film”, spiega Marco Bianchi, istruttore PADI con oltre vent’anni in immersione alle spalle. “Se ti muovi con calma e rispetto, loro ti guardano o si allontanano. L’aggressività è rarissima e quasi sempre legata a curiosità o difesa”.
I numeri parlano chiaro: nel 2025 l’International Shark Attack File ha registrato 72 incidenti nel mondo, ma solo tre riguardavano sub senza gabbia e nessuno di questi è stato fatale. “Bisogna fare la differenza tra incontri organizzati e comportamenti azzardati”, sottolinea Giulia Romano, biologa marina. “Con guide esperte e regole precise il rischio si riduce a quello di una qualsiasi immersione”.
La motivazione dei sub: sfida personale e rispetto per gli squali
Chi sceglie di immergersi senza gabbia racconta spesso storie molto diverse dalla paura che molti hanno in testa. “Ero terrorizzato all’inizio”, ammette Andrea M., 34 anni, milanese, appena tornato da un’immersione con squali pinna nera alle Seychelles. “Poi ho capito come si muovono: sono prudenti, quasi timidi. Ho imparato a leggere i loro segnali. Solo allora ho iniziato a rilassarmi davvero”.
Per tanti, dietro questa scelta c’è il desiderio di una sfida personale ma anche la voglia di superare le paure costruite attorno agli squali. “Non cerchiamo il pericolo, vogliamo capirlo”, dice spesso Claudio Verri, tour leader in Mozambico. Secondo lui “gli squali insegnano a essere pazienti e calmi. Impari a leggere l’acqua e i loro movimenti e ti accorgi che sono molto diversi da come li immaginiamo”.
Dove si fa shark diving senza gabbia: luoghi, regole e prezzi
Le mete preferite dagli italiani? Le Maldive, il Sudafrica (Gansbaai e Aliwal Shoal in testa), le Bahamas e alcune isole dell’Oceano Pacifico. Le uscite sono organizzate in piccoli gruppi — mai più di sei persone — sempre guidati da esperti certificati.
Il prezzo? Si parte da circa 120 euro per un’immersione singola alle Seychelles fino a pacchetti intorno agli 800 euro nelle isole più lontane delle Fiji. Serve un brevetto avanzato e alcune lezioni specifiche sul comportamento in acqua: come mantenere la posizione verticale, evitare movimenti bruschi, riconoscere segnali di stress negli animali.
La parola d’ordine è sempre la stessa: rispetto. “Niente flash né tocchi”, avverte Sandro Locatelli, istruttore in una struttura di Malé. “Se uno squalo si avvicina troppo, restiamo calmi e osserviamo”. E in caso di problemi le guide assicurano che l’evacuazione è rapida, gestita via radio.
Dal cinema alla realtà: squali sotto un’altra luce grazie ai biologi
L’immaginario collettivo resta legato ai thriller anni ’70 e ’80. Ma oggi gli squali sono più minacciati che minacciosi. L’ultimo rapporto della IUCN parla chiaro: quasi il 40% delle specie rischia l’estinzione per colpa della pesca intensiva e della distruzione degli habitat.
“Serve cambiare modo di vedere questi animali”, ribadisce Federica Contini, zoologa all’Università di Milano. “Esperienze del genere fanno capire che non sono mostri marini ma protagonisti fondamentali per l’equilibrio degli oceani”. I sub tornano spesso con storie — qualche video traballante o semplicemente ricordi — che spingono a riflettere su chi ha davvero paura dell’altro.
Così il shark diving senza gabbia non è più roba da temerari incoscienti, ma diventa un modo diverso per avvicinarsi a ciò che ci spaventa davvero. Non sono i denti a intimorire; spesso è proprio quello che non conosciamo bene abbastanza.