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Silvana Lopez

22 Marzo 2026

Città del Capo, 22 marzo 2026 – Un gruppo di appassionati di immersioni ha scelto ieri le acque di Gansbaai, poco lontano dalla costa sudafricana, per un’esperienza fuori dal comune: nuotare tra gli squali senza la protezione di una gabbia. L’idea, raccontano alcuni dei partecipanti incontrati all’alba al porto, nasce dalla curiosità – ma anche dal desiderio di sfidare la paura – nei confronti di animali che, almeno nell’immaginario collettivo, restano sinonimo di pericolo. Eppure, come spiegano le guide locali, spesso il rischio viene ingigantito da leggende e film.

La sfida in mare aperto: tra timore e rispetto

Gansbaai, una cittadina a due ore da Città del Capo, è famosa per l’abbondanza di squali bianchi che frequentano queste acque. Solitamente, i turisti partecipano a escursioni protetti da robuste gabbie metalliche. Ma non questa volta. “Abbiamo studiato per settimane i comportamenti degli squali”, racconta Samuel De Vries, guida subacquea con alle spalle oltre 1.200 immersioni. “Se ci si muove con calma e rispetto, si riduce il rischio di attirare l’attenzione sbagliata”.

Prima di entrare in acqua, il gruppo – sette persone fra cui tre italiani – ha ascoltato una lezione pratica: niente movimenti bruschi, evitare di indossare colori troppo accesi, restare uniti. “A scuola ci insegnavano che sono predatori implacabili”, ammette Daniela S., insegnante romana di 38 anni, “ma vederli nuotare a pochi metri, senza attaccare né fuggire, mi ha fatto cambiare idea”.

Il contatto ravvicinato con gli squali

Il sole era appena sorto quando il gruppo si è calato in mare. L’acqua fredda e l’odore salmastro rendono l’attesa tesa e silenziosa. Solo allora, tra una corrente e l’altra, si intravedono le prime pinne. Secondo i calcoli degli istruttori, almeno cinque esemplari – tra cui una femmina adulta lunga oltre tre metri – hanno incrociato il percorso degli snorkeler. Gli squali si sono avvicinati in modo curioso, sfiorando a volte il gruppo per poi allontanarsi senza mostrare segni di aggressività.

“Ho sentito la mia paura sciogliersi un po’ alla volta”, ha confidato Luca B., trentacinquenne milanese. “Non sono mostri. Hanno solo imparato a difendersi dal nostro pregiudizio”.

Il dibattito sulla sicurezza: esperti a confronto

Non tutti però condividono l’entusiasmo per queste esperienze estreme. Secondo l’Ocean Conservation Trust, le immersioni senza gabbia possono diventare rischiose se affrontate da dilettanti o senza una preparazione adeguata. “Serve esperienza – e molta prudenza”, ha spiegato il biologo marino Pieter Groenewald. Negli ultimi cinque anni, secondo i dati ufficiali del governo sudafricano, sono stati registrati appena tre incidenti gravi nelle aree più frequentate dai turisti; nella maggior parte dei casi si trattava di infrazioni ai protocolli di sicurezza.

Oltre la paura: cambiare narrazione sugli squali

L’immagine degli squali come “macchine da uccidere” è stata alimentata per decenni da film e notizie sensazionalistiche. Eppure, secondo un rapporto della Shark Trust UK, ogni anno sono meno di dieci gli incidenti mortali causati da squali in tutto il mondo. Un dato minuscolo se rapportato alle morti causate da altre attività balneari o da animali marini come meduse o ricci.

“Il vero problema è la disinformazione”, sostiene Anna Tilley, esperta in comunicazione scientifica. “Abbiamo paura di ciò che non conosciamo. Esperienze come questa possono aiutare a ristabilire un equilibrio fra percezione e realtà”.

Tra scienza e turismo responsabile

Al termine della giornata – stanchi ma sorridenti – i partecipanti sono tornati in porto verso le 15. Sul molo, si scambiano impressioni ancora segnati dalla scarica di adrenalina. C’è chi già pensa alla prossima immersione e chi invece confessa che basterà questa per una vita intera.

Secondo le guide locali, però, “il vero obiettivo non è solo offrire emozioni forti, ma favorire un turismo che rispetti l’ambiente marino e contribuisca alla ricerca scientifica”. Gansbaai vive anche grazie a questa economia. “Chi ci visita porta risorse fondamentali – conclude De Vries – ma il rispetto per il mare viene prima di tutto”.

Le acque restano immobili, piene di mistero. Gli squali nuotano ancora lì sotto, lontani dall’immagine che ce ne siamo fatti per anni. E ogni tuffo, in fondo, è anche una piccola lezione di convivenza.

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