7 Motivi per cui una Crociera è il Modo Perfetto per Scoprire il Mondo

Silvana Lopez

23 Marzo 2026

Roma, 23 marzo 2026 – Nuotare tra gli squali senza protezioni, niente gabbie o barriere, può sembrare una vera follia. L’idea di immergersi in acque profonde, a pochi metri da predatori noti per la loro fama feroce, mette i brividi a molti. Solo raccontarla fa venire i brividi. Eppure, negli ultimi anni, diversi sub esperti hanno iniziato a sfidare questa paura: dal Sudafrica alle Bahamas, uomini e donne scelgono di tuffarsi accanto agli squali, convinti che tanta paura nasca da una serie di stereotipi radicati.

Esperienze dirette tra le onde

«Quando mi sono trovato faccia a faccia con uno squalo toro senza gabbia, ho capito che gran parte della nostra paura è solo culturale», racconta Marco Bellini, biologo marino di Genova. Era mattina presto a Tiger Beach, alle Bahamas. «Lo squalo si è avvicinato lentamente, mi ha guardato, poi ha ripreso la sua strada». Nessun attacco, nessun segno d’aggressività. Solo curiosità.

Gli esperti sottolineano che gli attacchi di squalo all’uomo sono in realtà molto rari. Secondo l’International Shark Attack File, nel 2025 sono stati 57 gli attacchi non provocati nel mondo, e solo 10 sono stati fatali. «Spesso succedono per confusione o curiosità da parte dell’animale», spiega Catherine Ryan, ricercatrice americana del centro studi marini di Miami.

Dietro il mito del predatore

La paura degli squali si è consolidata negli anni. Dai racconti dei pescatori alle scene iconiche di “Jaws” – il film del 1975 che ha cambiato per sempre l’immagine del grande squalo bianco – questi animali sono stati dipinti come predatori imprevedibili e pericolosi. Ma chi li osserva da vicino racconta un’altra storia.

Le immersioni senza gabbia vengono organizzate seguendo procedure rigide. Si nuota in piccoli gruppi con guide esperte che conoscono bene i comportamenti degli squali. «La cosa più importante è restare calmi, evitare movimenti bruschi e mantenere sempre il contatto visivo», spiega Gregor Pavlovic, guida sub croata attiva tra Capo Verde e Mozambico.

Un turismo in crescita

Il cosiddetto shark diving senza gabbia è una nicchia in crescita costante. Ogni anno centinaia di appassionati arrivano sulle coste delle Bahamas e del Sudafrica per queste immersioni guidate. I prezzi non sono alla portata di tutti: una giornata parte da circa 200 euro e può salire fino a 600 euro per esperienze con più specie o in zone più remote come Guadalupe.

Per gli organizzatori locali questa attività è anche uno strumento di conservazione. «Mostrare agli ospiti che gli squali non sono mostri aiuta a far capire quanto siano importanti per l’ecosistema», spiega James Rolle della Shark Conservation Society delle Bahamas. Il turismo responsabile porta soldi alle comunità costiere e sostiene la tutela degli ambienti marini.

Il rischio reale e la percezione pubblica

Nonostante le rassicurazioni, il rischio zero non esiste mai. Gli incidenti possono succedere, spesso perché si ignorano le regole di sicurezza o per condizioni marine imprevedibili. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le vittime umane per attacco di squalo restano comunque inferiori rispetto ad altre cause come meduse o barracuda.

La vera minaccia – ricordano i biologi – riguarda però gli squali stessi: ogni anno ne vengono uccisi circa 100 milioni nel mondo a causa della pesca intensiva e del finning, secondo la FAO. «Dovremmo temere molto più la loro scomparsa che un eventuale incontro sott’acqua», osserva Bellini.

Paure da superare

Alla fine dell’immersione resta spesso un mix di rispetto e stupore. Il silenzio rotto solo dalle bolle dell’erogatore e la sagoma dello squalo che scivola via leggera nell’acqua. «Lì sotto capisci che non siamo padroni dell’oceano ma solo ospiti», conclude Bellini con un sorriso stanco ma soddisfatto. Forse la vera sfida non è tanto affrontare lo squalo senza gabbia quanto lasciar andare quelle paure costruite su storie lontane dalla realtà vera sotto la superficie.

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