Tesoro da 40 miliardi nascosto sull’isola di Robinson Crusoe: caccia aperta dopo 30 anni

Silvana Lopez

9 Maggio 2026

Santiago del Cile, 9 maggio 2026 – Il mistero del “tesoro dei mille barili” torna a far parlare le coste del Cile, una storia fatta di leggende, testimonianze a sprazzi e ipotesi che nessuno è mai riuscito davvero a smentire. In questi giorni sono emersi nuovi dettagli: il bottino, fatto di oro, argento e gioielli, sarebbe stato nascosto dal capitano spagnolo Juan Esteban Ubilla y Echeverría dopo una pericolosa traversata partita dal porto messicano di Veracruz.

Le origini della leggenda: dai Caraibi alle Ande

Tutto comincia intorno al 1715, quando alcune navi spagnole lasciarono il Nuovo Mondo verso l’Europa cariche di metalli preziosi e pietre rare. La flotta fu travolta da tempeste e attacchi di pirati, molti vascelli andarono perduti nel mare delle Antille o dovettero cambiare rotta. Tra queste navi ci sarebbe stata proprio quella di Ubilla y Echeverría che, secondo alcuni documenti dell’epoca, decise di rifugiarsi sulle coste del Cile centrale, scegliendo una baia nascosta per nascondere il carico.

Alcuni documenti originali, conservati in parte nell’archivio storico di Siviglia, parlano di “oltre mille barili di oro e argento” rubati in Messico. Ma la Spagna non riuscì mai a mettere le mani su quel tesoro, lasciando spazio a una lunga serie di leggende. Storici cileni come José Manuel Rivas credono ancora che una parte di quella ricchezza sia nascosta “tra i promontori rocciosi e le calette inaccessibili della regione di Valparaíso”.

Caccia al tesoro: realtà o mito?

Il fascino del bottino ha attirato cacciatori da tutto il mondo nel corso dei secoli. Già nel XIX secolo spedizioni britanniche e francesi tentarono la fortuna senza successo; negli anni ’60 un gruppo di esploratori locali raccontò ai giornali di aver trovato “antichi segni incisi sulla roccia” lungo la costa di Quintero, a nord di Valparaíso. Ma non venne fuori nulla di concreto, solo qualche moneta d’argento coniata a Siviglia e bauli corrotti dal sale.

“È una storia che torna ciclicamente”, spiega Carmen Morales, direttrice del Museo Marittimo di Valparaíso. “Ogni tanto qualcuno arriva con vecchie mappe o racconti tramandati dalle famiglie. Però finora sono solo indizi, mai prove certe”.

La vicenda ha coinvolto anche il governo cileno: nel 2003 fu lanciata una spedizione subacquea guidata dall’archeologo marittimo Peter Hume. Nonostante ricerche approfondite tra scogliere e fondali sabbiosi, anche questa volta nulla è stato trovato. Alcuni giornalisti locali parlarono allora di “una suggestione che continua ad alimentare sogni e sospetti”.

Il tesoro nelle storie della gente

Oltre ai fatti, la leggenda dei mille barili ha lasciato un segno profondo nell’immaginario delle comunità costiere cilene. Nei piccoli paesi della provincia di Quillota ancora oggi si organizzano feste dedicate al tesoro scomparso; i bambini si divertono a cercare “le monete degli spagnoli” sulle spiagge dopo le mareggiate.

“Non importa se sia vero o no”, racconta Miguel Hernández, pescatore ottantaduenne di Concon. “Mio nonno diceva che qualcuno aveva davvero visto le casse sepolte tra le dune. E ancora oggi c’è chi ci crede”. Un racconto che unisce passato e presente più come identità che semplice mito.

Dietro la leggenda: storia e nuovi dubbi

Secondo gli ultimi studi coordinati dall’antropologa Laura Santibáñez dell’Università Cattolica del Cile, questa storia non parla solo d’oro o pietre preziose: riflette “la memoria viva delle rotte coloniali e delle tensioni tra antichi imperi”. Dietro la leggenda si nascondono infatti i segni dei commerci transoceanici e delle fortune improvvise che hanno segnato l’America Latina.

Ma resta aperta la domanda più importante: quei mille barili sono mai esistiti? E se sì, dove sono finiti? Al momento nessuno lo sa. Solo il silenzio delle scogliere e il mormorio delle onde sembrano custodire un segreto ancora tutto da scoprire.

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