Tirana, 24 giugno 2026 – Un viaggio in Albania, il cosiddetto “paese delle aquile”, è un salto tra mondi vicini ma lontani allo stesso tempo. Si parte dal cuore di Tirana, tra i nuovi grattacieli di vetro che riflettono il traffico caotico della capitale, e in poche ore si finisce nei vicoli acciottolati di Berat o Gjirokastër. Qui le case in pietra bianca e i tetti rossi raccontano ancora storie ottomane. Ma cosa si cela dietro questo mix di passato e presente?
Un mosaico di borghi, caffè e tracce del regime
All’alba, la piazza Skanderbeg si sveglia lentamente – un nome che spunta ovunque, dall’aeroporto agli hotel – mentre i pendolari corrono verso gli uffici. Gli edifici socialisti, ormai un po’ sbiaditi, convivono con progetti futuristici firmati da studi internazionali. “Negli ultimi dieci anni Tirana è cambiata tanto,” spiega Ergys Dervishi, architetto trentaseienne, indicando il nuovo quartiere Poligon. “Quello che vedi qui prima del 2017 non esisteva; ora arrivano investitori da tutta Europa.”
Ma basta uscire dal caos cittadino per trovare un altro ritmo. A Krujë, per esempio, sono le 10 del mattino e i banchi del bazar espongono tappeti, rame lavorato a mano e le famose “qeleshe”, i tradizionali cappelli di lana. Le botteghe hanno ancora le insegne dipinte a mano, qualche vecchio barbiere legge il giornale sulla porta. Qui il tempo sembra rallentare.
Paesaggi intatti e spiagge poco conosciute
Scendendo verso sud si incontrano villaggi come Berat, patrimonio Unesco con le sue finestre allineate che guardano il fiume Osum. Le case restano fresche anche a giugno; davanti alle porte, le donne sfornano byrek e osservano chi passa con curiosità. Qualcuno saluta in italiano: “Abbiamo tanti parenti a Bari,” dicono sorridendo.
Poi arriva la costa: una delle sorprese più belle di questo viaggio. A Dhermi o Ksamil l’acqua è cristallina, le spiagge bianche ma senza il caos dei grandi circuiti turistici. “Da noi non ci sono stabilimenti enormi,” racconta Enkel Hoxha, che gestisce un piccolo lido. “Il turismo cresce ma non vogliamo diventare una seconda Rimini.” Eppure già alle 11 la spiaggia si anima con voci diverse: albanesi, italiani, qualche gruppo francese.
Il ricordo del comunismo e la vitalità delle città
Solo allora si avverte quanto sia forte la presenza della storia recente. I bunker di cemento sparsi lungo la strada da Tirana a Durazzo – migliaia costruiti sotto Enver Hoxha – spuntano improvvisi tra vigneti e ulivi. Oggi alcuni sono diventati bar alla moda o piccoli musei: “Così ricordiamo il passato ma guardiamo avanti,” dice una studentessa universitaria.
Le contraddizioni non mancano: il museo Bunk’Art di Tirana, scavato sotto una collina ai margini della città, racconta ai visitatori l’aspetto più oscuro del regime con fotografie, testimonianze audio e oggetti d’epoca. Gli studenti lo visitano per capire cosa significa libertà. Nel frattempo, sulle terrazze di via Myslym Shyri giovani sorseggiano birre locali o espresso italiano.
Cucina semplice, prezzi onesti e ospitalità genuina
A tavola il viaggio continua tra piatti semplici e prezzi abbordabili. In un ristorante tipico di Shkodra, alle 13 servono agnello arrosto con insalata fresca per meno di 10 euro a persona; acqua inclusa, senza fronzoli. “Qui si mangia ancora come facevano i nonni,” dice orgogliosa Mirela Doda, la proprietaria.
Chi arriva dall’Italia – con i traghetti notturni da Bari o Brindisi – trova un paese vicino e facile anche in estate, senza prenotazioni infinite o budget troppo alti. Un caffè costa meno di un euro quasi ovunque; le camere doppie negli hotel piccoli di Gjirokastër spesso non superano i 40 euro a notte.
Un’identità in trasformazione
“Stiamo imparando a valorizzare quello che abbiamo,” riflette a voce bassa il professor Arben Lika davanti alla facoltà di lettere di Tirana. L’identità albanese resta un cantiere aperto, sospeso tra memoria e voglia di futuro. Così – nel silenzio di una chiesa ortodossa o tra i tavoli dei nuovi locali in centro – si capisce perché sempre più turisti scelgano questa terra fatta di strade nuove, sorprese continue e ospitalità senza filtri.