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Le 5 nuove tendenze orologi da provare subito: stile e innovazione al polso

Silvana Lopez by Silvana Lopez
26 Giugno 2026
in Soggiorni e dintorni
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Soggiorni e dintorni

Città del Capo, 26 giugno 2026 – Avvicinarsi agli squali senza una gabbia, in mezzo all’oceano, sembra una pazzia. È la reazione naturale di chi è cresciuto con storie di squali famelici, film come “Lo Squalo” e mille leggende. Eppure, da anni ormai, immergersi accanto a questi grandi predatori, liberi e senza barriere, sta diventando una moda sempre più diffusa tra subacquei, biologi e appassionati. Ma perché? Cosa spinge una persona a tuffarsi vicino a uno squalo toro in pieno Atlantico, alle prime luci dell’alba?

Immersioni senza gabbia: adrenalina e curiosità

Il fenomeno del “shark diving senza gabbia” si è fatto strada soprattutto in Sudafrica, Australia e alcune isole del Pacifico. Le ultime stime dell’Associazione Internazionale Operatori Subacquei parlano di almeno 4.000 turisti ogni anno che scelgono questo tipo di avventura, da Gansbaai a Guadalupe. Ma non è solo adrenalina: come racconta Luca, istruttore italiano trapiantato a Cape Town, “immergersi con gli squali cambia davvero il modo di vederli. Ti accorgi che sono animali timidi, curiosi, non delle macchine da guerra”.

Le immersioni sono però rigorosamente controllate: piccoli gruppi, guide certificate e rispetto degli orari delle maree. Dati precisi sulle aggressioni mancano – conferma la Marine and Coastal Management Authority – ma il rischio non è mai azzerato. “Non è uno sport estremo senza pericoli”, chiarisce Michelle Van Der Meer, biologa marina sudafricana. “Conoscere il comportamento degli squali però riduce molto le probabilità di incidenti”.

Lo squalo killer? Una leggenda da sfatare

Nonostante la loro cattiva fama, gli esperti dicono che gli squali sono molto meno pericolosi di quanto si pensi. Nel 2025 il Florida Museum’s International Shark Attack File ha registrato solo 72 attacchi non provocati in tutto il mondo, di cui appena 5 mortali. Un numero irrisorio se paragonato ai milioni che ogni anno si tuffano nei mari. “Abbiamo costruito un mostro collettivo”, spiega Simon Flett, titolare di un noto diving center a Mossel Bay. “Lo squalo è curioso ma raramente aggressivo verso l’uomo. Le immersioni senza gabbia servono anche a togliere questa paura ingiustificata”.

Chi ha provato l’esperienza racconta la calma nell’acqua: silenzio rotto solo dal suono delle bolle e uno squalo che si avvicina lentamente. “Quando ti passa accanto sembra quasi indifferente”, dice Elena, sub milanese in vacanza. “Non ti guarda come preda ma quasi come un ospite nel suo regno”.

Il boom del turismo degli squali e le sue ombre

Negli ultimi cinque anni il turismo legato agli squali ha mosso cifre importanti: in Sudafrica si parla di oltre 50 milioni di euro all’anno. Le aziende offrono pacchetti che includono corsi sulla biologia marina e immersioni in mare aperto. I prezzi variano dai 300 euro per una giornata base – trasporto incluso – fino ai 1.500 per programmi più completi.

Ma non mancano le critiche. Alcuni ambientalisti mettono in guardia dalle pratiche di feeding (nutrire gli squali per attirare), che potrebbero alterare i loro comportamenti naturali. La South African Shark Conservancy chiede regole più strette: “Serve più trasparenza e controlli”, dice la direttrice Alison Kock, “per evitare danni agli ecosistemi costieri”.

Da paura a rispetto: un nuovo rapporto con gli squali

Chi prova queste immersioni parla spesso di un salto culturale: dalla paura al rispetto vero e proprio. Gli operatori puntano molto sull’aspetto educativo. “Mostriamo documentari, spieghiamo la biologia degli squali”, continua Van Der Meer, “solo così le persone smettono di vederli come nemici”.

Chi torna da queste esperienze porta con sé una storia diversa dal solito allarme rosso: niente caccia all’uomo ma una convivenza possibile basata su conoscenza e prudenza. Un turista americano davanti al porto di Simon’s Town confida: “Gli squali non sono qui per attaccarci; siamo noi a dover imparare come muoverci nel loro ambiente”. E il capitano della barca ride: “Forse siamo noi gli intrusi”.

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