Roma, 8 luglio 2026 – Scoprire un Paese attraverso il cibo, immergersi nelle sue tradizioni gastronomiche per capire davvero chi è: è questa l’esperienza che offrono i cosiddetti “viaggi del gusto”, sempre più popolari negli ultimi anni. Dalla Sicilia ai Paesi Baschi, dal Giappone al Perù, ogni territorio racconta una storia fatta di sapori, gesti e incontri. Ed è proprio il cibo, con la sua immediatezza, che apre la porta a mondi lontani – o semplicemente diversi – dalla vita di tutti i giorni.
Un viaggio che comincia dai mercati
Fare due passi tra le bancarelle del mercato di Ballarò a Palermo, alle prime luci dell’alba, significa sentire l’aroma delle arance appena raccolte e percepire il dialetto mescolarsi alle risate dei venditori. Non si tratta solo di comprare prodotti: è un vero contatto con la gente del posto, è vedere mani esperte scegliere il pesce fresco, donne discutere animatamente sul grado di maturazione dei pomodori. “Chi arriva qui capisce subito chi siamo”, racconta Salvatore, pescivendolo da tre generazioni. La stessa atmosfera si respira al Mercado de la Boqueria di Barcellona o tra i banchi del Nishiki Market di Kyoto. In questi angoli di mondo le specialità locali si gustano al volo: tapas calde su un fazzoletto di carta, sakè versato in tazze minuscole. Un viaggio nel tempo a portata di mano.
Tradizioni e gesti che parlano
Partecipare a una lezione di cucina tipica – magari in una masseria pugliese, nelle campagne umbre o in una casa privata a Hanoi – vuol dire entrare piano piano in un rito antico. Impastare la sfoglia, riempire ravioli o dosare le spezie per un curry vietnamita: ogni passo custodisce trucchi tramandati da madre in figlia. Secondo uno studio dell’Università di Parma, uscito nel 2025, il “turismo gastronomico” in Italia è cresciuto del 18% negli ultimi due anni. “Non sono solo piatti: sono storie familiari, paure e ricordi”, spiega Maria Antonietta, cuoca umbra che ogni estate accoglie stranieri nella sua cucina a Spoleto.
Assaporare i sapori veri
Mangiare dove vanno gli abitanti locali sorprende sempre chi cerca autenticità. È quello che succede nei tapas bar di Bilbao o nelle trattorie napoletane dei Quartieri Spagnoli. Prezzi giusti – spesso sotto i 20 euro per un pasto completo – menù scritti a mano e talvolta solo in dialetto. L’offerta? Dal polpo alla galiziana servito su un tagliere rustico al semplice piatto di pasta e patate con provola affumicata, che sa di infanzia e focolare domestico. I dati del Ministero del Turismo mostrano che nel 2025 il 42% degli italiani ha scelto le proprie destinazioni anche per le proposte culinarie.
Esperienze da vivere insieme e nuovi trend
Sempre più spesso il viaggio enogastronomico diventa un rito collettivo: degustazioni nelle vigne delle Langhe con bottiglie di Barolo stappate al tramonto, trekking tra caseifici parmigiani o gite in bici lungo la Strada del Prosecco. Il racconto passa anche dai social: foto colorate di piatti appetitosi, recensioni nate all’improvviso dopo una cena sorprendente. Secondo gli esperti di Confcommercio, cresce soprattutto tra i giovani dai 25 ai 40 anni la voglia di “food experience”. “Cercano emozioni semplici ma autentiche”, spiega Lorenzo Bianchi, tour operator fiorentino.
Il futuro dei viaggi del gusto
Il trend sembra destinato a salire ancora. Da un lato c’è l’interesse per le tradizioni regionali – come i piccoli festival dedicati al tartufo bianco ad Alba o alla pasta fresca in Emilia –, dall’altro l’attrazione verso cucine esotiche: cene fusion a Milano e Roma sono prenotate da settimane. Un dato confermato anche dall’antropologa gastronomica Marta Ricci: “Chi viaggia per mangiare cerca soprattutto autenticità e accoglienza. Il cibo resta uno dei modi più diretti per dialogare tra culture”.
Chi parte con forchetta e curiosità porta a casa molto più di una semplice ricetta: si ritrova memoria di un incontro, odore insolito di spezie mai sentite prima, voci che spiegano come si frigge “da queste parti”. E spesso – senza nemmeno rendersene conto – anche un pezzo della storia vera del luogo visitato.