Immersioni con gli squali senza gabbia: l’esperienza estrema che sta conquistando l’Italia

Silvana Lopez

23 Luglio 2026

Città del Capo, 23 luglio 2026 – Incontrare uno squalo a pochi metri, senza alcuna protezione, può sembrare un azzardo folle. Eppure, nelle acque cristalline di Gansbaai, a circa due ore da Città del Capo, ogni anno sono centinaia i sub che scelgono di lasciare le gabbie di metallo per tuffarsi faccia a faccia con questi grandi predatori. Lo fanno spinti dalla curiosità, ma anche dalla voglia di sfatare vecchi pregiudizi.

Shark diving senza gabbia: la sfida ai luoghi comuni

La domanda che tutti si fanno è semplice: perché immergersi con gli squali senza una gabbia? Chi c’è stato non ha dubbi: «Non sono i mostri che immaginiamo», racconta Luca Ferrari, 34 anni, medico milanese in vacanza in Sudafrica. La sua voce tradisce ancora l’adrenalina provata poche ore prima. A Gansbaai, meta mondiale per lo shark diving, le immersioni senza recinzioni si svolgono in piccoli gruppi e sempre sotto la guida attenta di biologi marini.

Non è certo un’avventura improvvisata. Prima di entrare in acqua ci sono briefing rigorosi: mantenere le distanze, niente movimenti bruschi e occhi sempre puntati sugli squali. «Il rischio c’è», spiega Marlene Botha, biologa marina locale, «ma conoscere bene il comportamento degli squali riduce davvero la possibilità di incidenti. Gli attacchi all’uomo sono rarissimi». Solo dopo queste spiegazioni – inclusi i segnali da usare sott’acqua per comunicare – si passa all’azione.

Tra paura e meraviglia: un’esperienza da vivere

Ore 10.15, il motore rallenta e poi si spegne quasi all’improvviso. La barca oscilla dolcemente al largo della costa, una decina di metri d’acqua sotto la chiglia. Gli istruttori preparano l’attrezzatura. Poco più avanti sulla superficie iniziano ad apparire le sagome scure degli squali pinna nera. «Avevo il cuore in gola», ammette Sara Piacentini, ingegnere bolognese, mentre sistema maschera e boccaglio prima di tuffarsi.

Una volta immersa – con l’acqua intorno ai 17 gradi – il tempo sembra rallentare. Gli squali nuotano tranquilli, girando intorno ai sub senza mai avvicinarsi troppo. Secondo il South African Shark Conservancy, ogni anno circa 2.500 persone si immergono senza gabbia nella zona del Capo Occidentale. Gli incidenti sono pochi: solo tre in dieci anni e nessuno fatale.

Turismo e tutela ambientale: un equilibrio fragile

Il giro d’affari legato al turismo degli squali supera i 40 milioni di euro all’anno solo nella provincia del Capo Occidentale, dicono i dati della South African Tourism Board. Ma non tutti vedono questo boom con favore: molte associazioni ambientaliste temono che la presenza massiccia possa alterare il comportamento degli animali. Alcuni operatori usano esche per attirare gli squali verso i subacquei, una pratica che divide gli esperti. «Serve trovare un equilibrio», avverte Grant Jansen, responsabile WWF per la tutela marina sudafricana, «tra interesse economico e rispetto dell’ecosistema».

Per rispondere alle preoccupazioni, da gennaio 2026 il governo sudafricano ha messo regole più severe: niente cibo vivo come richiamo, obbligo di report ambientali annuali e gruppi limitati a otto persone massimo per immersione.

Lo sguardo che cambia tutto

«Guardare uno squalo negli occhi fa cambiare idea», dice ancora Marlene Botha. Molti tornano con storie lontane dalle paure iniziali: predatori sì, ma anche specie minacciate dall’inquinamento e dalla pesca selvaggia. Secondo lo Shark Trust inglese vengono uccisi ogni anno circa 100 milioni di squali nel mondo, spesso solo per le loro pinne.

Non tutti diventano attivisti dopo un’immersione senza gabbia, ma quasi tutti ne riconoscono il valore educativo. A Gansbaai, mentre si raccolgono le bombole e la barca torna verso terra, si respira quella sensazione particolare – tra un caffè caldo e qualche risata nervosa – di aver sfiorato un limite ma anche di aver visto qualcosa che va oltre la paura. Perché uno squalo visto da vicino è meno mostro e molto più un pezzo fragile del mare che stiamo rischiando di perdere ogni giorno di più.

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